La Grande Sfinge di Giza è uno dei monumenti più enigmatici e affascinanti dell’antico Egitto. Con il suo volto impassibile e il corpo di leone, veglia sulla piana di Giza da millenni, avvolta da misteri, simbolismi e leggende che ancora oggi alimentano la curiosità di studiosi e viaggiatori. In questo articolo esploriamo 14 fatti sorprendenti che raccontano la storia, le peculiarità e le ipotesi più affascinanti legate alla Sfinge, rivelando aspetti meno noti ma fondamentali per comprendere uno dei capolavori più iconici della civiltà egizia.
1. Il suo nome non è “Sfinge“
L’appellativo con cui la conosciamo oggi, “Sfinge”, non è egiziano ma deriva dalla mitologia greca, dove indicava una creatura con corpo di leone e testa di donna che proponeva indovinelli. Questo nome, così celebre, è in realtà un “soprannome” datole molto tempo dopo la sua costruzione. La figura di un leone con testa umana o di animale è un motivo artistico comune in diverse culture antiche, dall’Asia Minore alla Mesopotamia, e solo in un secondo momento è stata adottata dagli egizi. Nell’antico Egitto, la Sfinge era considerata un’incarnazione del dio del sole Horus e veniva chiamata “Horus all’orizzonte”. In quanto tale, il monumento non era solo una scultura, ma un vero e proprio luogo di culto, con un suo tempio dedicato dove si tenevano cerimonie e si facevano offerte.
2. L’identità del volto è ancora incerta
Per secoli, gli archeologi hanno ipotizzato che il volto della Sfinge appartenesse al faraone Chefren, il cui nome è legato alla seconda piramide di Giza. Tuttavia, questa attribuzione è basata solo su indizi circostanziali. Alcuni studi moderni, basati sulla datazione geologica e sulle differenze stilistiche tra il volto della Sfinge e le statue di Chefren, suggeriscono che il volto potrebbe non essere il suo. Si tratta di un dibattito ancora aperto tra gli esperti, che aggiunge un ulteriore velo di mistero all’identità della Sfinge.

3. È allineata con il sole all’equinozio
La Grande Sfinge è stata costruita con un orientamento astronomico preciso: il suo sguardo è puntato direttamente a est. Questa scelta non è casuale, ma è stata voluta per far sì che lo sguardo della statua fosse allineano con il punto dell’orizzonte in cui sorge il sole nel giorno dell’equinozio. L’equinozio, che si verifica due volte l’anno (il 20 o 21 marzo per la primavera e il 22 o 23 settembre per l’autunno), è il momento in cui la durata del giorno e della notte sono quasi uguali in tutto il mondo.

4. La sua posizione è legata al Nilo e all’aldilà
La Grande Sfinge e tutto il complesso di Giza sono strategicamente posizionati sulla sponda occidentale del Nilo. Per gli antichi Egizi, l’ovest era la direzione in cui tramontava il sole, simboleggiando la morte e l’ingresso nel regno dell’aldilà. La sponda orientale, dove il sole sorgeva, era invece la terra dei vivi. La Sfinge, con il suo sguardo perennemente rivolto a est, fungeva da guardiana tra questi due mondi, proteggendo la necropoli e i faraoni defunti.
5. Era colorata
Oggi la vediamo nel colore naturale della pietra, ma in origine la Sfinge era dipinta con colori vivaci. Tracce di pigmento rosso sono state trovate sul viso, mentre il nemes (il copricapo a strisce) probabilmente era giallo e blu.
6. Aveva una barba
La Sfinge aveva una lunga barba cerimoniale, che si è staccata nel tempo. Alcuni frammenti sono stati ritrovati e ora si trovano al British Museum e al Museo Egizio del Cairo.

7. Indossava un copricapo regale con un cobra
La Sfinge indossava un nemes, il tipico copricapo a strisce indossato dai faraoni per indicare il loro status regale e divino. Ma c’è un altro dettaglio importante: al centro della sua fronte era posizionato un uraeus, il cobra sacro che simboleggiava il potere divino, la sovranità e la protezione del faraone dagli spiriti maligni. Sebbene il copricapo sia ormai eroso e il cobra sia andato perduto, la sua sagoma sulla fronte della Sfinge è ancora parzialmente visibile.
8. La sua testa è sproporzionata
Se osservi attentamente, noterai che la testa della Sfinge è più piccola rispetto al corpo. Questa sproporzione ha portato alla formulazione di una teoria affascinante: il corpo potrebbe essere stato scolpito per primo, forse con una testa di leone, e solo in un secondo momento un faraone avrebbe ordinato di scolpire il proprio volto per personalizzare il monumento.
9. Le zampe nascondono un mistero
Tra le zampe anteriori della Sfinge c’è una stele, nota come la Stele del Sogno. Racconta di un sogno fatto dal principe Thutmose IV, in cui la Sfinge gli promise il trono d’Egitto se l’avesse liberata dalla sabbia che la sommergeva. Dopo aver mantenuto la promessa, Thutmose divenne faraone.

10. Il naso mancante non è colpa di Napoleone
La leggenda più diffusa vuole che siano stati i cannoni delle truppe di Napoleone a distruggere il naso della Sfinge. In realtà, disegni dell’esploratore danese Frederik Ludvig Norden del 1737 mostrano la Sfinge già senza naso. La verità storica indica che il naso fu distrutto da un fanatico sufi del XIV secolo, Sa’im al-Dahr, nel tentativo di combattere l’idolatria.

11. Tre strati di roccia diversi
La Sfinge non è scolpita da un unico tipo di roccia uniforme. Il suo corpo è stato ricavato da un’unica collina di calcare, ma questo affioramento naturale è composto da tre strati geologici distinti. La testa è scolpita nello strato superiore, fatto di calcare più duro e resistente all’erosione. Il corpo, invece, si trova nello strato intermedio, molto più morbido e fragile, il che spiega perché ha subito un’erosione così significativa nel corso dei millenni. Alla base, c’è un terzo strato, ancor più soggetto a deterioramento. Questa composizione disomogenea della pietra è una delle ragioni principali che hanno reso necessari i numerosi lavori di restauro.
12. I Romani la scavarono e la restaurarono
Per secoli, la Sfinge è rimasta quasi completamente sepolta dalle sabbie del deserto. Anche gli antichi Romani, che governavano l’Egitto, rimasero affascinati da questo misterioso monumento. Tra il I e il III secolo d.C., diversi imperatori, tra cui Nerone e Settimio Severo, si occuparono attivamente di farla scavare dalla sabbia e di avviare importanti lavori di restauro. I Romani ricostruirono parti del corpo e aggiunsero blocchi di pietra per rinforzare le zampe, dimostrando il rispetto e l’ammirazione che provavano per questa antica e maestosa figura. Dopo la caduta dei Romani la sfinge fu nuovamente sepolta dalla sabbia del deserto.

13. La Sfinge aveva una “voce” misteriosa
Per secoli, si è diffusa la credenza che la Sfinge potesse parlare. Nell’antichità, il vento che soffiava tra le fessure e le crepe della statua produceva dei suoni bassi e sibilanti che venivano interpretati come la sua “voce”. I Greci e i Romani, in particolare, consideravano la Sfinge un oracolo, una creatura in grado di porre enigmi o di svelare il futuro. Questo fenomeno naturale, unito al suo volto enigmatico e al suo sguardo imperturbabile, contribuì ad accrescerne il mistero, facendola diventare un vero e proprio simbolo di conoscenza e segreti da svelare.
14.La protezione anti-bomba durante la Seconda Guerra Mondiale
Durante la Seconda Guerra Mondiale, con le truppe dell’Asse che si avvicinavano all’Egitto e i bombardamenti che minacciavano le città, il governo egiziano prese misure drastiche per proteggere il suo monumento più prezioso. Per salvaguardare la Sfinge da possibili danni causati dalle bombe, furono erette piattaforme di roccia e sacchi di sabbia attorno al suo corpo e sotto il suo mento. Queste strutture, visibili in foto d’epoca, avevano lo scopo di assorbire l’onda d’urto di eventuali esplosioni e di proteggere la delicata roccia calcarea della statua.




