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IL RISVEGLIO DEL LAMA CELESTE ALL’ALBA DEL SOLSTIZIO D’INVERNO

Gennaio 24, 201710 minute read


– Questo testo appartiene a Civiltà eterne.it

Ollantaytambo è un importante sito archeologico inca situato nella Valle Sacra del fiume Urubamba, nella regione di Cusco, in Perù. Fondato nel XV secolo durante il regno di Pachacútec, il complesso svolse funzioni multiple: centro amministrativo, militare, cerimoniale e agricolo. È uno dei rari insediamenti incaici in cui l’impianto urbano originario è rimasto in uso continuo fino all’età contemporanea, consentendo di osservare l’integrazione tra architettura preispanica e paesaggio culturale vivente (Protzen, 2010).

Il sito comprende vaste aree residenziali, terrazze agricole monumentali, complessi cerimoniali e strutture in pietra finemente lavorate. L’eccezionale qualità della muratura e la pianificazione spaziale riflettono una profonda conoscenza dell’ingegneria, dell’idraulica e della topografia andina (Protzen & Nair, 2013). Ollantaytambo occupa inoltre una posizione strategica all’interno della Valle Sacra, controllando uno dei principali accessi verso la selva amazzonica (D’Altroy, 2015).

rovine di ollantaytambo
Rovine di Ollantaytambo

La collocazione del sito non risponde esclusivamente a criteri politici o militari, ma appare strettamente connessa a principi cosmologici e astronomici. Studi di archeoastronomia hanno evidenziato come la disposizione delle montagne circostanti, in relazione al percorso annuale del Sole, generi fenomeni luminosi osservabili in corrispondenza dei solstizi e degli equinozi (Aveni, 2015). Tali eventi suggeriscono una progettazione intenzionale del paesaggio sacro, in cui elementi naturali e architettonici agiscono come marcatori temporali (Dearborn, Schreiber & White, 1987).

Gli Inca riconoscevano una profonda interdipendenza tra i cicli astronomici e quelli biologici, sviluppando sistemi di osservazione per regolare il calendario agricolo e rituale. Le alte vette andine fungevano da orizzonti di riferimento per il sorgere e il tramontare degli astri, permettendo di prevedere i momenti favorevoli per la semina, la crescita e la raccolta (Zuidema, 2014). Il Sole, la Luna e le stelle erano concepiti come agenti attivi all’interno dell’ordine cosmico, riflesso diretto dei cicli vitali della terra (Urton, 2017).

In questo contesto si inserisce il cosiddetto “risveglio del lama”, un particolare fenomeno luminoso che si manifesta all’alba del solstizio d’inverno, quando l’interazione tra luce solare e profilo montano genera una figura simbolica carica di significato rituale e cosmologico, coerente con la visione inca del paesaggio come entità animata e sacra (Aveni, 2015).

Ollantaytambo lama
fig.1 Terrazzamenti di Ollantaytambo. La forma richiama volutamente l’aspetto di un lama.

Molti centri urbani edificati dagli Inca furono progettati secondo principi simbolici, riproducendo la forma di animali ritenuti sacri e dotati di un forte valore cosmologico. Questa concezione rientra in una più ampia visione del paesaggio come entità animata, in cui architettura, natura e mito risultano intimamente connessi (Zuidema, 2014; Urton, 2017). Un esempio emblematico è rappresentato da Cusco, la cui pianta urbana fu concepita per ricalcare la figura di un puma, animale associato alla forza e al potere. Sebbene oggi tale sagoma non sia più chiaramente distinguibile a causa delle trasformazioni urbanistiche di epoca coloniale, numerose fonti storiche e studi archeologici ne confermano l’intenzionalità simbolica (Bauer, 2004; D’Altroy, 2015).

Anche Ollantaytambo sembra rispondere a questa logica simbolica: i suoi terrazzamenti e il profilo delle montagne circostanti riproducono la sagoma di un lama, camelide tipico del Sud America e animale di fondamentale importanza per le società andine preispaniche, sia dal punto di vista economico che rituale (Protzen & Nair, 2013). Il lama era infatti associato alla fertilità, alla prosperità e al rapporto tra comunità umana e mondo naturale (Urton, 2017).

Nel giorno del solstizio d’inverno australe, che cade intorno al 21 giugno, ad Ollantaytambo si verifica un suggestivo fenomeno luminoso di grande valore simbolico. Dopo l’alba, i primi raggi solari che illuminano la valle colpiscono l’area prossima al Tempio del Sole, in un punto che corrisponde idealmente all’occhio del lama. Questo gioco di luce conferisce alla figura una dimensione dinamica, evocando simbolicamente il suo “risveglio” e sottolineando il legame tra cicli solari, paesaggio sacro e rinnovamento vitale (Aveni, 2015; Reinhard, 2018).

Ollantaytambo risveglio del lama
fig.2 Terrazzamenti di Ollantaytambo all’alba del solstizio d’inverno. fonte immagine “Cuzco e la valle sacra degli inca” di Ferdenando e. Elorrieta Salazar e Edgar Elorrieta Salazar.

Per comprendere appieno l’importanza di questa rappresentazione simbolica è necessario considerare che il lama occupava un ruolo centrale anche nella cosmologia inca e veniva identificato in una specifica regione del cielo notturno. A differenza della tradizione astronomica occidentale, gli Inca non riconoscevano le figure celesti unendo idealmente le stelle più luminose in costellazioni, ma individuavano forme animali all’interno delle regioni oscure della Via Lattea, note come costellazioni scure (Urton, 1981; Urton, 2017).

Osservando la Via Lattea in una notte particolarmente limpida, è possibile notare come la sua luminosità non sia uniforme: al contrario, essa presenta zone più chiare e regioni sensibilmente più scure. Queste aree non sono dovute a una minore concentrazione stellare, bensì alla presenza di vasti ammassi di polveri interstellari che si frappongono tra la Terra e il centro galattico, oscurando la luce di miliardi di stelle retrostanti (Aveni, 2015). Proprio all’interno di queste zone buie gli Inca riconoscevano le sagome di animali sacri, tra cui il lama, la volpe, il serpente e il rospo, tutti legati a specifici significati agricoli e stagionali (Urton, 1981).

Nel caso del lama celeste, le stelle Alpha e Beta Centauri venivano interpretate come gli occhi dell’animale, contribuendo a rafforzarne la riconoscibilità all’interno della struttura oscura della Via Lattea (Urton, 2017). Questa identificazione non aveva un valore puramente simbolico, ma risultava strettamente connessa al calendario agricolo e ai cicli stagionali, poiché la visibilità e la posizione del lama nel cielo notturno variavano nel corso dell’anno, fungendo da indicatore temporale per le attività produttive e rituali (Aveni, 2015).

La fotografia sottostante, scattata presso l’osservatorio astronomico di Chivay, mostra la regione della Via Lattea associata al lama celeste; il contorno della figura è stato evidenziato per facilitarne il riconoscimento e rendere più immediata la comprensione di questa peculiare modalità di lettura del cielo propria della tradizione inca.

fig.3 Costellazione oscura del lama secondo la tradizione inca. Gli occhi del lama sono rappresentati dalle stelle Alpha e Beta Centauri.

Il risveglio del Lama è la rappresentazione simbolica di un periodico avvenimento astronomico. Ora vorrei che prestaste particolare attenzione a questo mito Inca trascritto da Francisco de Avila nel 1598; questa credenza fu registrata anche nei resoconti di Barnabè Cobo:

tratto da “Cuzco e la valle sacra degli inca” di Ferdenando E. Elorrieta Salazar e Edgar Elorrieta Salazar.
“…dicono che yacana (il lama celeste), è come l’ombra di un lama o un sosia di questo animale che cammina nel centro del cielo. E’ molto grande ed è più nero del cielo notturno. Ha il collo alto e due occhi..dicono anche che scende a bere l’acqua del mare quando non è possibile che lo vedano e lo sentano; perché se non bevesse quest’acqua il mondo intero rimarrebbe inondato. Inoltre dicono che abbia un cucciolo e quando questo inizia a poppare si sveglia…”

Per comprendere il linguaggio simbolico di questo mito è fondamentale considerare il comportamento apparente della costellazione oscura del lama celeste nel corso dell’anno. Secondo gli studi di etnoastronomia andina, tale figura raggiunge la sua massima altezza nel cielo notturno — ovvero la massima declinazione apparente — intorno al mese di aprile, periodo in cui risulta particolarmente evidente lungo la Via Lattea australe (Urton, 1981; Urton, 2017).

A partire dai mesi successivi, e in modo più marcato nel mese di giugno, la costellazione inizia progressivamente a perdere altezza nel cielo notturno. Questa fase calante veniva interpretata simbolicamente come un momento di rinnovamento e transizione: il lama “si sveglia” e si rivitalizza, dando avvio alla sua discesa verso l’orizzonte, in stretta relazione con il solstizio d’inverno e con i cicli agricoli andini (Aveni, 2015).

Nel mese di ottobre la costellazione oscura del lama raggiunge il suo punto più basso rispetto all’orizzonte. In questo periodo la parte anteriore della figura — la testa del lama — e i suoi occhi, identificati con le stelle Alpha e Beta Centauri, scompaiono progressivamente sotto l’orizzonte, segnando una fase di invisibilità che assume un significato simbolico legato al riposo, alla morte apparente e alla rigenerazione ciclica della natura (Urton, 1981; Zuidema, 2014).

Muro dei sei monoliti, all'interno del centro cerimoniale illuminato dal Sole all'alba del solstizio d'inverno
Muro dei sei monoliti, all’interno del centro cerimoniale illuminato dal Sole all’alba del solstizio d’inverno (“occhio del lama”).

Dopo aver raggiunto il punto più basso nel mese di ottobre, la costellazione oscura del lama celeste inizia lentamente a risalire nel cielo notturno, continuando il suo movimento ascensionale fino al successivo mese di aprile, quando raggiunge nuovamente la massima altezza. Questo andamento risulta pienamente coerente con l’andamento stagionale del clima andino. In Perù, infatti, il periodo compreso tra giugno e ottobre è caratterizzato da una marcata stagione secca, mentre tra novembre e aprile le precipitazioni risultano abbondanti e regolari (Urton, 1981; Aveni, 2015).

Secondo il mito, il lama si “risveglia” nel mese di giugno e inizia la sua discesa celeste alla ricerca dell’acqua necessaria per affrontare il lungo periodo di siccità. Nel mese di ottobre, quando la costellazione raggiunge il punto più basso rispetto all’orizzonte, il lama si disseta simbolicamente con l’acqua del mare, annunciando la conclusione della stagione secca. Nei mesi successivi, tra ottobre e aprile, il lama risale lentamente nel cielo, riversando sulla terra l’acqua precedentemente bevuta e dando così inizio alla stagione delle piogge (Urton, 2017; Zuidema, 2014).

Questo mito costituisce una straordinaria testimonianza della profonda consapevolezza che gli Inca possedevano dei fenomeni naturali e meteorologici. Attraverso un’intima relazione con l’ambiente, essi avevano compreso che l’acqua che cade dal cielo è parte di un ciclo continuo che coinvolge mare, atmosfera e terra. Pur non potendo concepire i meccanismi chimico-fisici che regolano tale processo, le società andine elaborarono una spiegazione simbolica capace di rendere intelligibile la realtà osservata (Allen, 2002).

Il mito non rappresenta dunque una semplice narrazione fantastica, ma uno strumento cognitivo e culturale attraverso cui la realtà veniva interpretata, ordinata e dotata di significato. In questo senso, il racconto del lama celeste traduce l’osservazione empirica del mondo naturale in un linguaggio simbolico condiviso, capace di integrare astronomia, climatologia e visione del sacro all’interno di un unico sistema di conoscenza (Urton, 2017; Aveni, 2015).

Fonti bibliografiche

  • Allen, C. J. (2002). The Hold Life Has: Coca and Cultural Identity in an Andean Community. Smithsonian Institution Press.

  • Aveni, A. F. (2015). In the Shadow of the Moon: The Science, Magic, and Mystery of Solar Eclipses. Yale University Press.
    (per archeoastronomia andina, cicli solari e interpretazione simbolica del cielo)

  • Bauer, B. S. (2004). Ancient Cuzco: Heartland of the Inca. University of Texas Press.

  • Cobo, B. (1653/1990). Historia del Nuevo Mundo. Biblioteca de Autores Españoles.
    (fonte etnostorica primaria per miti e credenze inca)

  • D’Altroy, T. N. (2015). The Incas (2nd ed.). Wiley-Blackwell.

  • Dearborn, D. S. P., Schreiber, K. J., & White, R. E. (1987).
    “Intimachay: A December Solstice Observatory at Machu Picchu”. American Antiquity, 52(2), 346–352.

  • Elorrieta Salazar, F. E., & Elorrieta Salazar, E. (s.d.). Cuzco e la Valle Sacra degli Inca.
    (fonte per immagini, tradizione mitologica e contesto locale)

  • Moseley, M. E. (2001). The Incas and Their Ancestors: The Archaeology of Peru. Thames & Hudson.
    (ed. it. L’impero Inca, Newton & Compton)

  • Protzen, J. (2010). Inca Architecture and Construction at Ollantaytambo. Oxford University Press.

  • Protzen, J., & Nair, S. (2013). The Stones of Tiahuanaco: A Study of Architecture and Construction. Cotsen Institute of Archaeology Press.
    (per tecniche costruttive e simbolismo architettonico)

  • Reinhard, J. (2018). Sacred Mountains: An Ethno-Archaeological Study of High Andean Ruins. UCLA Institute of Archaeology.

  • Urton, G. (1981). At the Crossroads of the Earth and the Sky: An Andean Cosmology. University of Texas Press.

  • Urton, G. (2017). Inca Myths. University of Texas Press.

  • Zuidema, R. T. (2014). The Ceque System of Cuzco: The Social Organization of the Capital of the Inca. Brill

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archeoastronomiainca

Divulgatore storico esperto in archeoastronomia.

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