Questo testo è tratto dal libro
“La civiltà dei Sumeri. Storia, mitologia e letteratura Dal diluvio alle imprese del Grande Gilgamesh”
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Il mito di Enki e Ninmah descrive gli eventi che portarono alla creazione dell’uomo. Dopo che il mondo venne organizzato dal potere divino, gli dèi vi si stabilirono spartendosi diritti e doveri sulla base di un semplice ordinamento sociale che li divideva in due grandi categorie: quelli maggiori e quelli minori (Kramer 1961; Jacobsen 1976). Gli dèi minori dovevano lavorare la terra e provvedere al sostentamento delle divinità più importanti, ma venne il giorno in cui decisero d’incrociare le braccia per lamentarsi della loro disagiata condizione (Bottéro 1987). Il testo tralascia i dettagli della protesta, ma dal contenuto dell’Atrahasis apprendiamo che non fu affatto una contestazione pacifica, quanto più una tumultuosa rivolta (Lambert 2013). Il lamento degli dèi minori arrivò fino all’Apsu, dove il riposo di Enki venne disturbato. Namma (o Nammu) spiegò a Enki il motivo di tanto rumore e gli suggerì di sollevare gli dèi minori dal gravoso incarico creando un sostituto che potesse sopportare il peso del lavoro al posto loro (Hallo & Van Dijk 1968). Enki stabilì che una simile cosa era fattibile, dunque creò una matrice (Singen e Sigsar) e all’interno vi crebbe un feto. Enki trasferì all’uomo embrionale una parte della sua intelligenza e con ciò lo rese diverso da tutte le altre forme di vita animale (Kramer 1963).
Il mito di Enki e Ninmah sottolinea la complessità dell’atto creativo, tanto da elencarne tentativi e difetti specifici di ogni singola creatura portata all’esistenza (Jacobsen 1976).
Da un punto di vista storico e filologico, Enki e Ninmah è una composizione in lingua sumerica, redatta con scrittura cuneiforme su tavolette d’argilla. Le versioni finora note del testo risalgono principalmente al periodo paleo-babilonese antico (circa 1800 a.C.), anche se alcune parti del racconto sembrano riflettere tradizioni più antiche, risalenti alla fine del III millennio a.C. (Kağnıcı 2018). Copie e rielaborazioni successive del mito si ritrovano fino al periodo neo-assiro (IX-VII sec. a.C.), il che testimonia la lunga vitalità e la diffusione di questo racconto nella cultura mesopotamica.
Sebbene la lingua originaria sia il sumero, esistono anche versioni bilingui sumerico-accadiche, prodotte in epoche in cui entrambe le lingue coesistevano nei centri scribali di Babilonia e Assiria, a conferma del forte intreccio culturale tra la tradizione sumerica e quella accadica.

Estratto dalla tavoletta del mito “Enki e Ninmah”:
In quei giorni, i giorni in cui cielo e terra vennero creati,
In quelle notti, le notti in cui cielo e terra vennero creati,
In quegli anni, gli anni in cui i destini vennero fissati,
quando gli dei Anunna generarono,
quando le dee (madri e figlie) si sposarono,
quando le dee (madri e figlie) abitarono cielo e terra,
quando le dee (madri e figlie) diventarono pregne,
e gli dei dovevano portare il cibo nelle sale da pranzo,
gli dei maggiori sorvegliavano il lavoro, e gli dei minori portavano
il giogo del lavoro.
Lavoravano ai canali della terra di Arali, nella terra e nell’argilla,
ma smisero i lavori per lamentarsi di questa vita.
Quel giorno il creatore, il grande dio dalla grande sapienza,
Enki, nel suo Engur, il luogo delle acque sotterranee che nessun dio conosce,
dormiva nelle sue stanze e fu svegliato
dagli dei che si lamentavano
e si alzò dal suo letto.
La dea Namma, la prima madre che diede nascita agli dei,
portò le lacrime degli dei minori a suo figlio che dormiva,
a colui che giaceva nel suo sonno,
(….)
“Dio Creatore, le tue creature si lamentano,
figlio, alzati dal tuo giaciglio, rivolgi il tuo sguardo, la tua
saggezza,
crea per gli dei un sostituto, così che loro siano liberi dal giogo
del lavoro”Fonte trazione: “Testi sumeri – tradotti e commentati” di Alessandro Demontis. 2010
https://www.academia.edu/24703545/Testi_Sumeri_tradotti_e_commentati
Dopo la creazione del primo feto, Ninmah prese l’argilla per dare vita a esseri umani completi. Tuttavia, tutte le creature che plasmò nacquero con gravi difetti, tali da impedir loro di svolgere il compito per cui erano state create: lavorare la terra al posto degli dèi minori. Assistita dalle dee della nascita, Ninmah fece ben sei tentativi, ma non riuscì mai a trovare la formula giusta.
Il primo uomo non poteva usare le mani, il secondo aveva seri problemi alla vista, il terzo era incapace di camminare, il quarto non riusciva a trattenere l’urina, il quinto era una donna sterile e il sesto era privo di organi genitali. I suoi tentativi si rivelarono un completo fallimento, e Ninmah si lasciò andare al dispiacere per aver deluso il fratello Enki.
Quest’ultimo, tuttavia, dimostrò la sua saggezza e benevolenza assegnando a ciascuno degli uomini creati dalla sorella un destino che tenesse conto delle loro menomazioni.
Estratto dalla tavoletta del mito “Enki e Ninmah”:
Ninmah prese l’ argilla delle terre a nord dell’ Abzu,
creò un uomo ma egli non teneva le mani dritte,
Enki vide l’ uomo, egli non teneva le mani dritte, e decretò il suo destino,
e lo mise nel campo del re come servitore.
La seconda creazione fu un uomo che sfuggiva la luce,
Enki vide che l’ uomo rifuggiva la luce,
e decretò il suo destino, ne fece un abile musicista,
lo mise nel campo del re.
Il terzo uomo che fu creato aveva i piedi che non funzionavano,
Enki allora vide che l’ uomo non sapeva usare i piedi,
e lo rese un grande lavoratore dell’ argento lucente.
Il quarto uomo non sapeva trattenere l’ urina,
ed Enki vide che l’ uomo non tratteneva l’ urina,
e lo fece giacere nell’ acqua che scacciò il suo male.
Il quinto era una donna che non poteva partorire,
Enki vide che la donna non poteva partorire,
e ne fece una ancella nella casa della regina.
Il sesto era un essere senza pene ne vagina,
Enki vide che l’ essere non aveva pene ne vagina e ne decretò il
destino,
lo chiamò ‘dono di Nippur’ e
ne fece un attendente per il re.Fonte trazione: “Testi sumeri – tradotti e commentati” di Alessandro Demontis. 2010
https://www.academia.edu/24703545/Testi_Sumeri_tradotti_e_commentati
Il mito prosegue con l’inversione dei ruoli tra Enki e Ninmah. Dopo i numerosi tentativi falliti della dea, Enki decise di assumere il controllo della creazione, lasciando alla sorella il compito di stabilire i destini delle nuove creature. Plasmò dunque un essere dalle fattezze umane e chiese a Ninmah di inserirne il seme nell’utero di una donna — presumibilmente una dea, poiché l’essere umano compiuto non esisteva ancora.
Il nuovo tentativo, tuttavia, portò a un risultato persino peggiore dei precedenti: nacque una creatura malata, chiamata Umul.
Estratto dalla tavoletta del mito di “Enki e Ninmah”:
Enki creò allora una forma che aveva testa e bocca,
e disse a Ninmah:
“versa il seme maschile nell’ utero di una donna”
Ninmah si avvicinò al nuovo nato,
colui che la donna aveva partorito era deludente,
egli era Umul, la sua testa era malata, il suo (…) era malato, gli
occhi e il collo erano malati,
non respirava, i polmoni e gli organi interni erano malati,
con le sue mani malandate e la sua schiena malandata non riusciva a
nutrirsi,
con i piedi e la schiena malati non poteva lavorare, così fu creato.
Enki disse allora a Ninmah:
“Gli esseri che hai creato, ne ho decretato i destini, ho nutrito;
tu ora, degli esseri che creo, decreta i destini e metti da mangiare
nel loro piatto.”
Ninmah guardò ad Umul e si avvicinò,
all’ essere malato parlò ma lui non sapeva parlare,
gli porse del cibo ma lui non riusciva ad afferrarlo,
non sapeva usare attrezzi, non poteva giacere,
non poteva sedersi se in piedi, non sapeva mantenere (?) la casa e
non sapeva nutrirsi
Ninmah disse ad Enki:
“L’ essere che hai creato è vivo e morto, non può badare a se stesso
e non può vivere”Fonte trazione: “Testi sumeri – tradotti e commentati” di Alessandro Demontis. 2010
https://www.academia.edu/24703545/Testi_Sumeri_tradotti_e_commentati
Enki decretò che fosse Ninmah a stabilire il destino di Umul, così come lui aveva fatto per le sei creature generate dalla sorella. Tuttavia, Ninmah non riuscì a decretare alcun destino per quell’essere, poiché Umul era allo stesso tempo vivo e morto, incapace di badare a sé stesso. Enki allora la rimproverò, ricordandole le sei creature imperfette che lei aveva creato e come lui fosse riuscito a destinare un ruolo adeguato a ciascuna di esse, nonostante le loro menomazioni.
A questo punto la tavoletta d’argilla risulta danneggiata e una parte consistente del testo è mancante. Ciò nonostante, si può intuire che Ninmah, sentendosi rimproverata, reagì ricordando a Enki un disastro non meglio specificato avvenuto nella sua città, rinfacciandogli di non essersi preoccupato quando lei dovette abbandonare l’E.pur (il tempio di Nippur) e quando suo figlio (il cui nome non è riportato) fu costretto alla fuga. Enki rispose invitandola a pensare al destino della creatura e le chiese di restituirgliela, forse per poterne decidere lui stesso la sorte.
La discussione si concluse con Enki che decretò che quel giorno, il giorno delle creazioni, fosse comunque celebrato e lodato, nonostante i risultati non fossero all’altezza delle aspettative.
Estratto dalla tavoletta del mito di “Enki e Ninmah”:
La mia città e la mia casa son distrutte, mio figlio fuggitivo,
io stessa ho dovuto lasciare l’ E.Kur come fuggitiva,
non ho potuto evitare la tua mano!”
Enki rispose a Ninmah:
“Chi può cambiare le parole che hai pronunciato?
La creatura malata (…) libera dalla prigionia (?)
Ninmah, il tuo lavoro (la tua opera) sia (…) promettesti di (…) il
mio lavoro imperfetto, chi può contraddirlo?
L’ essere che ho creato, lascia che io lo abbia indietro,
sia oggi lodata la mia stirpe (?) sia riconosciuta la tua saggezza,
che gli Enkum e i Ninkum
possano stare di fronte a noi e pronunciare le parole della tua
gloria,
sorella mia, tu eroina,
siano scritte (…) canzoni (…)
Fonte trazione: “Testi sumeri – tradotti e commentati” di Alessandro Demontis. 2010
https://www.academia.edu/24703545/Testi_Sumeri_tradotti_e_commentati
L’elemento simbolico centrale del mito è dunque la definizione della funzione originaria dell’umanità: l’uomo nasce non come creatura privilegiata o come centro dell’universo, ma come “lavoratore divino”, sostituto degli dèi minori nelle fatiche quotidiane (Bottéro 1987). Tale prospettiva riflette chiaramente la realtà materiale delle comunità mesopotamiche, in cui la vita era segnata da un incessante impegno agricolo e da un continuo confronto con le difficoltà ambientali. Il mito non offre un’evasione dalla condizione umana, bensì una sua giustificazione teologica: la fatica non è accidente, ma destino originario inscritto nella creazione (Lambert 2013).
Un secondo aspetto rilevante è il tema della imperfezione intrinseca della creazione umana. Ninmah, assistita dalle dee della nascita, compie diversi tentativi fallimentari: uomini incapaci di usare le mani, di vedere, di camminare, donne sterili o esseri privi di organi sessuali. Queste figure simbolizzano la varietà dei limiti umani, delle malattie e delle disabilità (Hallo & Van Dijk 1968). Enki, con la sua sapienza, assegna a ciascuno un destino, dimostrando che anche l’imperfezione può trovare un ruolo nel tessuto sociale e cosmico. La narrazione suggerisce che la diversità e la fragilità non escludono l’uomo dalla comunità, ma richiedono un adattamento del destino. In tal senso, il mito mostra una sorprendente sensibilità verso la condizione dei “diversi”, riconoscendo loro un posto nella società (Jacobsen 1976).
Il confronto tra Enki e Ninmah accentua inoltre la dialettica tra maschile e femminile nella creazione. Ninmah incarna la forza generatrice e materna, ma i suoi tentativi falliscono, mentre Enki rappresenta la sapienza e l’ordine che trasforma anche l’imperfezione in parte del disegno divino. Tuttavia, la figura di Ninmah non viene ridotta a semplice antagonista: il mito mostra la necessità della collaborazione tra i principi maschile e femminile, entrambi indispensabili al compimento della creazione, seppur imperfetta (Kramer 1963).
La figura di Umul, creatura malata e inservibile, accentua il limite radicale dell’uomo. Egli è “vivo e morto allo stesso tempo”, incapace di prendersi cura di sé. Umul rappresenta il simbolo estremo della fragilità umana, il confine tra vita e non-vita, e rivela come la creazione non sia mai compiuta in senso perfetto. La tensione tra Enki e Ninmah sulla definizione del suo destino riflette il riconoscimento che esistono condizioni per le quali non si può trovare un ruolo funzionale, e che la realtà umana resta segnata da un’irriducibile incompletezza (Lambert 2013).
In definitiva, il mito di Enki e Ninmah assume un valore antropologico profondo. Esso spiega perché l’uomo debba lavorare, perché la vita sia segnata dalla fatica, e perché l’umanità sia intrinsecamente imperfetta e vulnerabile. Ma allo stesso tempo, afferma che ogni forma di vita, anche la più manchevole, può essere accolta in un ordine più ampio, attraverso l’assegnazione di un destino. La creazione, pur segnata dall’errore e dalla sofferenza, diventa così il fondamento della dignità dell’essere umano: non nella perfezione, ma nella possibilità di essere parte del mondo e della società.
tabella dei termini
| Termine | Tipo | Significato |
| Abzu (Apsû) | Luogo cosmico | Oceano primordiale sotterraneo di acque dolci; dimora di Enki. |
| Anunna (Anuna / Anunna-ke₄) | Gruppo di dèi | “I discendenti di An”; assemblea degli dèi maggiori. |
| Arali | Luogo cosmico | Regno sotterraneo o montuoso; associato ai mondi inferiori. |
| E.Kur (E₂-kur) | Tempio | “Casa-montagna”; grande tempio di Enlil a Nippur. |
| Enki | Divinità | Dio della sapienza, della creazione, delle acque sotterranee, delle arti. |
| Enkum | Funzione sacerdotale | Sacerdoti o servitori del tempio; partecipano ai rituali. |
| Engur / En-gur | Luogo sacro | Bacino sotterraneo/ casa delle acque profonde di Enki, parte dell’Abzu. |
| Enlil | Divinità | Dio supremo dell’aria, del destino e dell’autorità divina. |
| Namma (Nammu) | Divinità | Dea primordiale dell’acqua; madre di Enki e degli dèi. |
| Ninmah (Nin-maḫ) | Divinità | Dea madre, “Grande Signora”; assistente di Enki nella creazione dell’uomo. |
| Ninkum | Funzione sacerdotale | Sacerdotesse del tempio, in coppia con gli Enkum. |
| Nippur (Nibru) | Città sacra | Centro religioso sumero, sede del culto di Enlil. |
| Nintu / Nin-tu (sottintesa: titolo di Ninmah) | Divinità | “Signora delle nascite”; epiteto della dea creatrice. |
| Umul | Nome proprio (creatura mitica) | Essere malformato creato nel mito; simbolo dei limiti del potere creativo. |
Fonti bibliografiche
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Bottéro, J. La nascita di Dio: La Bibbia e il mondo antico del Vicino Oriente. 1987.
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Hallo, W. W., & Van Dijk, J. J. A. The Exaltation of Inanna. 1968.
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Jacobsen, T. The Treasures of Darkness: A History of Mesopotamian Religion. 1976.
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Kağnıcı, A. The Myth of Enki and Ninmaḫ. Journal of History Culture and Art Research, 2018.
-
Kramer, S. N. Sumerian Mythology: A Study of Spiritual and Literary Achievement in the Third Millennium B.C. 1961.
-
Kramer, S. N. The Sumerians: Their History, Culture, and Character. 1963.
-
Lambert, W. G. Babylonian Creation Myths. 2013.
-
Demontis, A. Testi sumeri – tradotti e commentati. 2010. Disponibile su Academia.edu





