Questo testo è tratto dal libro
“La civiltà dei Sumeri. Storia, mitologia e letteratura
Dal diluvio alle imprese del Grande Gilgamesh”
Visualizza la scheda del prodotto
Secondo i principi della mitologia sumera Enki è il signore dell’Apsu, l’abisso sotterraneo che contiene le acque dolci necessarie alla vita, nonché divinità tutelare di Eridu, una delle città più antiche della mesopotamia (Kramer, 1963). Insieme a Enlil e An compone la triade cosmica del pantheon sumero.
L’etimologia del nome “Enki” non è certa; il termine sumero “en” significa “signore”, mente il termine “ki” significa “terra”; tuttavia, il semplice accostamento di queste due parole non parve pertinente con gli attributi mitologici di questa divinità pertanto fu proposto un significato alternativo. Il termine “ki” potrebbe essere una deformazione della parola “kig”, un’espressione che compare anche nella forma dialettale emesal del verbo sumero ki aĝ, che significa “amare”; il termine potrebbe allora esprimere in senso ampio un sentimento di amore o benevolenza e in tal caso il nome di Enki significherebbe “Signore benevolo”, una denominazione coerente con i suoi attributi mitologici (Jacobsen, 1976).
Le prime rappresentazioni artistiche del dio Enki risalgono alla fine del III millennio a.C. e in particolare compaiono sui piccoli sigilli cilindrici utilizzati per “firmare” i documenti economici e amministrativi (immagine a fondo pagina). L’iconografia usuale mostra Enki con il copricapo cornuto che distingue le divinità dell’Antica Mesopotamia, con una lunga barba e con due torrenti d’acqua che si congiungono alle sue spalle. Spesso è ritratto in compagnia del suo messaggero Isimud (o Usmu), una divinità bifronte raffigurata anche in sembianze di uomo-uccello (Bottéro, 1992)

Enki è il dio sumero dell’acqua e della civilizzazione, della conoscenza (gestú), dell’artigianato (gašam) e della creazione (nudimmud). Il ruolo di Enki nel fertilizzare le terre della Mesopotamia è raccontato in importanti testi letterari risalenti alla III dinastia di Ur. Il mito sumero “Enki e Ninhursanga” descrive la bonifica delle terre paludose di Dilmun operata da Enki mediante l’utilizzo delle acque dolci dell’Apsu. I Sumeri credevano che l’acqua dolce delle fonti, dei fiumi, dei laghi e dei pozzi provenisse dall’Apsu, un primordiale oceano abissale collocato al di sotto della superficie terrestre e che Enki fosse il controllore di questa preziosa risorsa. La perfetta gestione delle risorse idriche, insieme ad altre innovazioni tecniche e sociali, favorì lo sviluppo urbano dei centri abitati sumeri; pertanto Enki venne considerato anche il dio civilizzatore per eccellenza (Klein, 1997).
Il ruolo di Enki come civilizzatore è descritto nel mito “Enki e l’ordine del mondo”, un testo che descrive la riforma operata da Enki per garantire il benessere e lo sviluppo sociale dell’Antica Mesopotamia assegnando il controllo dell’ambiente naturale e delle attività umane a specifiche divinità tutelari: il Tigri e l’Eufrate a Enbilulu, le paludi del Sud ad Ab-ša-muru, la pioggia a Iškur, la divisione dei terreni agricoli a Nisaba, l’andamento dell’agricoltura a Enkimdu, i cereali e la tessitura ad Ašnan e Uttu, le terre da pascolo e gli ovini a Sakkan e Dumuzi, la fabbricazione dei mattoni e l’architettura a Kulla e Mušdama, il catasto dei beni divini a Utu, il parto ad Aruru-Nintu, infine il mare, i pesci e gli uccelli marini a Nanše (Hallo, 1996).
L’interesse di Enki per le vicissitudini umane e la sua azione tutelare viene riproposta anche nel “mito di Ziusudra”, la prima epica del diluvio. Nonostante una considerevole parte del testo mancante, si apprende che gli dèi decisero di inviare un diluvio per distruggere l’umanità. Il dio Enki avvertì segretamente il sovrano di Shuruppak dell’imminente catastrofe, invitandolo a costruire una grande barca per mettersi in salvo. Il passaggio che contiene le istruzioni per la costruzione della barca è perduto. Quando il testo riprende viene descritto il diluvio, una terribile tempesta che imperversò per sette giorni. Al termine del Diluvio Utu (il dio del Sole) si manifestò a Ziusudra, che sacrificò un bue e una pecora in suo onore. Dopo un’altra parte mancante, il testo riprende con Ziusudra chiamato davanti agli dèi An ed Enlil, che gli conferirono l’immortalità per essere scampato alla sentenza divina e per aver prolungato la vita dell’umanità. In fine gli dèi portarono Ziusudra ad abitare in Dilmun, il leggendario giardino dell’eden. Il resto del poema è perduto (Lambert, 2013).
Il principale santuario di Enki era l’E-abzu di Eridu, uno ziggurat circondato dalle terre paludose del delta dell’Eufrate (Katz, 2003).
Il culto di Enki venne in seguito assorbito dagli Accadi, dagli Assiri e dai Babilonesi con il nome di Ea, mentre i suoi attributi mitologici rimasero grossomodo invariati (Bottéro, 1992).

Fonti bibliografiche
-
Kramer, S. N., The Sumerians: Their History, Culture, and Character, 1963.
-
Jacobsen, T., The Treasures of Darkness: A History of Mesopotamian Religion, 1976.
-
Bottéro, J., Mesopotamia: Writing, Reasoning, and the Gods, 1992.
-
Klein, J., Three Sulgi Hymns (in studi sulla III dinastia di Ur), 1997.
-
Hallo, W. W., The World’s Oldest Literature: Studies in Sumerian Belles-Lettres, 1996.
-
Lambert, W. G., Babylonian Creation Myths, 2013.
-
Katz, D., The Image of the Netherworld in the Sumerian Sources, 2003.
-
http://oracc.museum.upenn.edu/amgg/listofdeities/enki/index.html




