Skip to content

PRINCIPI DELLA MITOLOGIA SUMERA

Luglio 5, 201716 minute read

I sumeri occuparono la Mesopotamia tra la fine del IV e inizio III millennio a.C., integrandosi con le culture semitiche di Uruk e di Ubaid (Pettinato 1994). Essi conseguirono innovazioni fondamentali in ogni campo, raccogliendo e rielaborando l’enorme eredità culturale lasciata dalle etnie che in Medio Oriente furono protagoniste durante la Rivoluzione neolitica (Liverani 2016).

I sumeri esplorarono a fondo il significato dell’esistenza, creando con le loro interpretazioni del mondo una profonda e complessa mitologia che in seguito fu assorbita e rielaborata dalle successive civiltà mesopotamiche e non solo (Kramer 1961). Gli scavi archeologici effettuati in Mesopotamia, sulle collinette di detriti che un tempo furono prosperi agglomerati urbani, hanno portato alla luce numerosi testi scritti in caratteri cuneiformi, tra cui compaiono trattati economici, elenchi amministrativi, inni, scongiuri, invocazioni e piccoli poemi (Bottéro 1989). Dagli scritti recuperati si è appreso quali fossero i principi teologici sumeri, nonché gran parte della loro complessa organizzazione sociale e politica (Pettinato 1994).

Malgrado l’abbondanza di fonti scritte, tracciare un quadro completo dei convincimenti religiosi sumeri risulta ancora molto complesso. La peculiare organizzazione politica delle città-stato incentivò la formazione di credenze discordanti che, nell’arco di tutta l’epoca sumera, non furono mai unificate sotto un unico grande credo (Liverani 2016). Oltre a ciò, è opportuno ricordare le difficoltà incontrate dai sumerologi nel comprendere la scrittura sumera e la sua evoluzione, e che questa non può documentare dal principio lo sviluppo dell’identità culturale di questa civiltà, poiché il sistema di scrittura raggiunse un livello d’espressione complesso soltanto nel corso del III millennio a.C. (Kramer 1961).

I sumeri furono molto sensibili ai grandi problemi religiosi di ogni tempo: chi sono gli dèi, come è nato l’universo, perché è stato creato l’uomo e quale è il suo destino sulla terra e nell’aldilà? Le loro risposte a questi quesiti fondamentali non sono, è vero, sempre chiare, né vi si può dire che essi abbiano trovato risposte adeguate per ogni problema. Dobbiamo però riconoscere che i sumeri hanno discusso queste tematiche con una razionalità e logica veramente sorprendenti.

Tratto da “I sumeri” di Giovanni Pettinato. Edizione Bompiani

 

Le principali divinità del pantheon sumerico

Il pantheon sumero comprende un numero spropositato di divinità, ma non tutte venivano adorate in egual misura e in ogni luogo. Ciononostante, esisteva un gruppo di divinità superiori unitariamente venerate.

An, Enlil ed Enki sono le principali divinità del pantheon sumero; assieme a Ninhursanga, la madre Terra, ad Inanna, la dea della vegetazione, dell’amore e della guerra, ad Utu, il dio del Sole e a Suen, il dio della Luna, essi dirigono le sorti dell’universo, decidono i destini dell’uomo ed hanno in mano i “me” (potenza sovraumana). Questi sono i sette grandi dèi spesso nominati assieme nella letteratura religiosa e che compongono il nucleo dell’assemblea celeste retta da Enlil.
Attorno a questi grandi dèi c’è tutto un corteo di divinità minori, le quali sono elencate nelle Liste di dèi secondo un principio strettamente gerarchico. I sumeri, riflettendo sull’organizzazione del mondo celeste, non hanno fatto altro che proiettare il loro sistema statale fondato sul principio monarchico.

Tratto da “I sumeri” di Giovanni Pettinato. Edizione Bompiani

L’ordinamento del pantheon riflette l’organizzazione sociale sumera, ne consegue una raffigurazione dell’assemblea divina equiparabile a quella degli uomini, ovvero basata sul principio monarchico (Liverani 2016). L’assemblea degli Anunna (termine che identifica “i figli di An” o la prole divina) è composta generalmente da sette divinità superiori preposte al compito di decidere i destini di uomini e dèi (Pettinato 1994). An è il dio della volta celeste e il capo teorico del pantheon sumerico, nonostante ciò, l’effettiva eccellenza ricade su Enlil, colui che esercita la sovranità sulla Terra e che di fatto controlla le creature che vi vivono sopra. Enki, invece, è il dio benevolo che risiede nell’Apsu, l’abisso sotterraneo che custodisce le acque dolci che alimentano la vita (Kramer 1961).

Sigillo sumero che rappresenta il dio Enlil
Sigillo sumero che rappresenta il dio Enlil

Tra le divinità più importanti c’è anche Ninhursag, la madre di tutti gli esseri creati, e le divinità astrali Utu, Suen e Inanna, associate rispettivamente al Sole, alla Luna e a Venere (Bottéro 1989). Le divinità vennero concepite dai sumeri ragionando sulle manifestazioni della natura; ciò nonostante, furono immaginate in forma antropomorfa fin dal periodo protostorico e con peculiarità legate alla sfera dei sentimenti tipiche del comportamento umano (Liverani 2016).

I sumeri sentirono il bisogno di dare un significato all’esistenza; perciò, elaborarono infinite spiegazioni che potessero descrivere il perché delle cose, delle manifestazioni della natura e degli eventi legati alle vicende umane (Pettinato 1994). Venne perciò immaginata l’esistenza di altre divinità minori, preposte a sovraintendere ad ogni manifestazione della natura e ad ogni attività svolta dall’uomo (Kramer 1961).

Prima di tutto occorre però notare come la rivoluzione urbana, con la sua più spinta differenziazione delle specializzazioni lavorative, si rifletta nell’emergere di una religione politeista, rispetto ad una religiosità più centrata sul solo problema della riproduzione (umana, animale e vegetale) quale meglio si attagliava alla società neolitica. Il pantheon è concepito come internamente strutturato secondo i rapporti antropomorfi della parentela, della gerarchia, e della specializzazione funzionale. C’è insomma un dio che soprintende ad ogni tipo di attività (uno per l’agricoltura, uno per la pastorizia, uno per la scrittura, uno per la medicina, e così via), e tutti insieme collaborano pur nella diversa collocazione di rango. Anche le strutture decisionali (con un dio supremo e un’assemblea divina) hanno evidente carattere antropomorfico…

Tratto da “Uruk, la prima città” di Mario Liverani. Editori laterza

La creazione del Mondo e delle divinità primordiali

I convincimenti religiosi degli antichi sumeri si dividevano sostanzialmente in due grandi scuole di pensiero, quella di Nippur e quella di Eridu (Pettinato 1994).

La maggior parte dei testi religiosi suppone la primordiale esistenza di due divinità primordiali, An e Ki, rispettivamente associate al cielo e alla terra. Molti miti cosmogonici iniziano descrivendo la separazione di questi due elementi operata dal loro figlio Enlil, associato all’aria (Liverani 2016). La separazione di cielo e terra è un tema ricorrente nel mondo antico, tant’è che nel III millennio a.C., o forse prima, venne assorbito e rielaborato anche dalla dottrina egiziana di Eliopoli; basti ricordare la separazione di Geb (terra) e Nut (cielo) operata dal padre Shu (l’aria) (Bottéro 1989).

Segni cuneiformi che indicano la parola An-ki. fonte imagine

Riguardo l’origine delle divinità primordiali esiste una significativa disparità di vedute. La dottrina di Nippur sosteneva l’esistenza di un mondo embrionale che al suo interno conteneva tutti gli elementi necessari alla vita, seppur in stato latente. Dal mondo embrionale nacquero An (cielo) e Ki (terra), in una forma avviluppata che i sumeri immaginavano avere l’aspetto di una montagna (An-ki). Dall’unione di An e Ki nacque Enlil (l’aria), colui che di fatto operò la separazione del cielo e della terra, stabilendo le condizioni necessarie ad ospitare la vita. An “tirò” il cielo verso di sé, mentre Enlil “tirò” giù la terra. Dall’incesto di Enlil e Ki nacquero tutti gli esseri viventi: la progenie degli dèi, gli uomini e tutte le creature viventi del pianeta (Kramer 1961). La supremazia di Enlil non viene mai messa in discussione e si può affermare senza esitazione alcuna che fu lui la divinità più importante del mondo sumero (Pettinato 1994).

Dopo la separazione di terra e cielo, Enlil creò le divinità astrali del firmamento: il dio Nanna (associato alla Luna, chiamato Suen durante il periodo accadico), Utu (il Sole) e Inanna (Venere). Enki, invece, nacque in un secondo momento dall’unione di An e Nammu, la dea della creazione associata all’oceano delle acque dolci sotterranee. L’origine di Nammu non è ben documentata e probabilmente ebbe una maggior importanza durante l’epoca protostorica (Liverani 2016). La dottrina di Eridu prevedeva invece l’esistenza di un duplice principio creativo: le acque dolci dell’Apsu e le acque salate del mare. Dall’unione delle acque ebbe origine il cielo, la terra e le acque fluttuanti, dai quali in seguito vennero generati Enlil ed Enki (Bottéro 1989).

ziggurat di Nippur
Tempio/ziggurat di Nippur (dimora di Enlil, protettore della città). Le collinette che circondano il tempio si sono formate con il ripetuto accumulo di materiali edili. Gli edifici, composti da mattoni crudi, fango e pietra, vennero erosi dagli eventi atmosferici e ricostruiti sopra i precedenti diverse volte, offrendo ai ricercatori di oggi una situazione privilegiata che permette di determinare la sequenza cronologica delle attività umane. fonte immagine

La creazione dell’uomo

Secondo le concezioni sumere, vi fu un tempo in cui una parte degli dèi fu costretta a lavorare sulla Terra per garantire il sostentamento dei loro progenitori; perciò, l’assemblea divina decise di creare dell’uomo, un sostituto che potesse sollevare gli dèi minori dai loro pesanti obblighi (Kramer 1961). Leggendo l’Inno alla zappa, un importante testo creazionistico elaborato nel centro di culto di Nippur, apprendiamo un concetto cardine dell’intera cultura mesopotamica: “l’uomo esprime la sua natura divina e porta a termine il suo destino attraverso il lavoro”. (Pettinato 1994).

Non è certo un caso che le prime città della storia siano sorte nel IV millennio a.C. presso un popolo che esprimeva la sua origine divina attraverso il lavoro. Tra i tanti reperti archeologici che possono documentare questo convincimento religioso voglio ricordare la lastra di Ur-Nanshe esposta al Museo del Louvre di Parigi (III millennio a.C). Le lastre di pietra forate sono elementi votivi decorati in rilievo con incisioni e narrazione figurative scolpite. L’iscrizione sulla lastra in questione presenta il nome di Ur-Nanshe, il primo sovrano dell’antica città-stato sumera di Lagash. L’iscrizione recita:Ur-Nanshe, re di Lagash, figlio di Gunidu, ha costruito il tempio di Ningirsu, ha costruito il tempio di Nanshe; costruì Apsubanda”.

Lastra di Ur-Nanshe esposta al Museo del Luvre di Parigi, III°millennio a.C.

Il registro superiore mostra Ur-Nanshe, di dimensioni doppie rispetto agli altri uomini, mentre contribuisce alla costruzione di un nuovo santuario trasportando un canestro di mattoni sulla testa. Il re è accompagnato da moglie, figli e alti funzionari, ognuno dei quali identificato con il proprio nome inciso sulla veste. Nel registro inferiore il re di Lagash compare ancora una volta circondato dalla sua corte mentre presiede il banchetto rituale che commemora la costruzione del tempio (Liverani 2016). Questa lastra sottolinea la convinzione che il lavoro avvicina l’uomo alle sue divinità, dato che con ciò può compiacere gli dèi e assolvere al compito per cui è stato creato (Kramer 1961).

In merito a come avvenne la creazione dell’uomo e quali fossero le divinità che vi parteciparono esiste una significativa disparità di vedute. La tradizione di Nippur attribuisce la creazione dell’uomo a Enlil. L’Inno alla zappa contiene una delle versioni più significative: Enlil scavò un buco nel terreno e fece in modo che gli uomini potessero crescere dal suo interno come germogli; in un secondo momento gli donò lo spirito vitale per distinguerli da tutte le altre creature del pianeta (Kramer 1961). La creazione dell’uomo concepita dalla tradizione di Eridu, invece, attribuisce il merito della creazione alla sapienza di Enki. Secondo quanto scritto nel mito di Enki e Ninmah, il dio dell’Apsu creò la matrice umana, per poi lasciare che la creazione fosse ultimata dalla madre Nammu con l’argilla (Bottéro 1989).
Secondo la tradizione sumerica, l’uomo fu creato per sollevare gli dèi minori dal lavoro, garantendo il sostentamento degli dèi maggiori. Ciò riflette un aspetto essenziale della religione sumerica: il lavoro non è solo necessità, ma elemento costitutivo della natura umana e del rapporto con il divino.

L’archeologia ha documentato l’enorme attaccamento dei sumeri alle loro divinità principali e che ogni città aveva la sua divinità tutelare (Bottéro 1989). I sumeri credevano che la “regalità” fosse un dono che gli dèi fecero scendere dal cielo per sollevare l’uomo dal misero stato in cui versava durante le fasi che precedettero il processo di civilizzazione; perciò, i sovrani sumeri non dimenticarono mai di sottolineare attraverso le loro opere che i destini di un regno, politici o militari che fossero, erano soggetti alla benevolenza della divinità protettrice della città e al controllo di Enlil, il capo indiscusso del pantheon sumero (Pettinato 1994). Gli scavi nei templi dedicati alle divinità hanno documentato grande religiosità dell’uomo sumero, portando alla luce molte rappresentazioni di devoti in atteggiamento di preghiera. Per questo popolo la relazione con gli dèi non era soltanto un atto di fede, ma un dovere civico e cosmico.

Gli dèi erano percepiti come sovrani supremi che regolavano l’ordine dell’universo, e gli esseri umani esistevano per servirli, mantenendo in equilibrio il fragile legame tra cielo e terra. Ogni città sumerica possedeva un tempio principale dedicato alla divinità tutelare, dove sacerdoti e fedeli svolgevano rituali quotidiani per garantire la benevolenza divina, la fertilità dei campi e la prosperità della comunità. In questo contesto di intensa devozione si inseriscono i ritrovamenti di Tell Asmar, un importante sito archeologico situato nella valle del Diyala, in Iraq, che corrisponde all’antica città-stato di Eshnunna. Qui, nel 1933-1934, durante le campagne di scavo dirette da Henri Frankfort, venne scoperto un gruppo straordinario di dodici statuette votive conosciute come le “Statuette degli Oranti” (Frankfort, 1939). Esse erano state sepolte intenzionalmente sotto il pavimento del tempio del dio Abu, una divinità legata alla vegetazione e alla rinascita, forse al termine di una fase di rinnovamento del santuario o di una cerimonia rituale (Bonoli, 2017). Le statuette, databili tra il 2900 e il 2500 a.C., rappresentano uomini e donne in atteggiamento di preghiera, con le mani giunte e lo sguardo rivolto verso l’alto. Sono scolpite in materiali differenti – gesso, calcare e alabastro – e variano in altezza dai 21 ai 72 centimetri (Bonoli, 2017). La loro funzione era votiva: venivano offerte al dio come rappresentazione permanente del fedele, affinché continuasse a pregare anche in sua assenza. In tal modo, la devozione non conosceva interruzioni; la figura dell’orante restava eternamente nel tempio, garante della presenza spirituale del dedicante e della continuità del culto.

Statuette degli oranti di Tell Asmar.
Statuette degli oranti di Tell Asmar. Fonte immagine: https://smarthistory.org/standing-male-worshipper-from-the-square-temple-at-eshnunna-tell-asmar/

L’elemento più affascinante e caratteristico di queste sculture sono gli occhi enormi e spalancati, intarsiati con conchiglia e pietra scura, che trasmettono un senso di tensione mistica e vigilanza. Quello sguardo fisso e penetrante simboleggia la costante attenzione verso il divino, la consapevolezza della presenza degli dèi e la necessità di mantenere con loro un contatto ininterrotto (Bonoli, 2017). Le bocche chiuse e i volti immobili esprimono invece la quiete della preghiera silenziosa, l’attesa del favore divino. I corpi, stilizzati ma solenni, rivelano una concezione dell’immagine non naturalistica, bensì sacrale: ciò che conta non è la somiglianza con il fedele, ma la sua funzione simbolica di tramite tra umano e divino (Frankfort, 1939)

Le iscrizioni presenti su alcune statuette, riportanti i nomi dei dedicanti o brevi formule di offerta, testimoniano che esse erano doni personali, commissionati da individui di diversa estrazione sociale. Tuttavia, il loro stile uniforme e la disposizione trovata nel deposito archeologico suggeriscono che facessero parte di un insieme rituale coordinato, forse collocato originariamente nella cella del tempio, di fronte alla statua del dio (Bonoli, 2017). Quando furono sepolte, probabilmente come atto di consacrazione o “ritiro” dal culto attivo, le statuette cessarono di essere strumenti di preghiera e divennero oggetti sacri, depositati per preservare la purezza del luogo sacro (Frankfort, 1939).

Le Statuette degli Oranti di Tell Asmar costituiscono una testimonianza eccezionale della spiritualità sumerica. In esse si riflette un modo di intendere la religione come servizio continuo, come partecipazione costante all’ordine cosmico stabilito dagli dèi. Attraverso le loro forme semplici e solenni, queste figure ci parlano di un mondo in cui la fede non era confinata all’intimità dell’individuo, ma era un atto pubblico, comunitario, che legava l’intera città al suo dio protettore. La loro forza espressiva, rimasta intatta per oltre quattro millenni, restituisce ancora oggi l’immagine di un’umanità che cerca nel silenzio della pietra il contatto eterno con il divino.

L’Aldilà       

I Sumeri immaginavano l’aldilà come un luogo sotterraneo governato da Ereshkigal, un regno oscuro e senza speranza di ritorno. Come afferma Pettinato, “l’aldilà non è un luogo beato”. Il mito di Inanna agli Inferi e il poema Gilgamesh, Enkidu e gli Inferi confermano che la sorte dei defunti era segnata da un destino di sofferenza e immobilità, senza possibilità di redenzione (Dalley 1989).

Questa visione pessimistica spinse i Sumeri a cercare un prolungamento della vita terrena e a costruire opere durature per assicurarsi una memoria eterna. Non sorprende, quindi, che nel ciclo di Gilgamesh ricorra costantemente il tema del “raggiungimento di un nome duraturo e perenne”.

Non fa meraviglia che essi abbiano cercato in tutti i modi di prolungare la vita terrena: la più grande benedizione era quella di raggiungere un’età molto avanzata. La triste sorte che li aspettava nell’aldilà li spronava a immortalarsi in questa vita con opere imperiture, e la tematica presente in tutti i poemi sumerici di Gilgamesh è appunto il <<raggiungimento di un nome duraturo e perenne>>.

Tratto da “I sumeri” di Giovanni Pettinato. Edizione Bompiani

enki
Sigillo sumero (2300 a.C.). Al centro dell’immagine si trovano due montagne stilizzate. Sulla montagna di sinistra si erge un piccolo albero e la dea Inanna rappresentata frontalmente (dea della fertilità, dell’amore e della guerra). Dalle spalle di Inanna spuntano asce e mazze, nella mano sinistra, invece, impugna una specie di cespuglio (probabilmente un mazzo di datteri) che fa cadere sopra la testa di Utu, il dio del Sole. Utu è in procinto di emergere, o di sorgere, in mezzo alle montagne, mentre dalle sue spalle si estendono i raggi solari. Enki, Il dio delle acque dolci sotterranee, appoggia un piede sulla montagna e stende un braccio verso un uccello che vola in cielo, probabilmente l’uccello Zu che rubò le tavolette del destino. Due flussi d’acqua vitale sgorgano dal sottosuolo ricongiungendosi al dio dell’Apsu. Alla destra di Enki si trova il suo attendente Usumu con la mano destra alzata. Sulla sinistra del sigillo compare invece un dio-cacciatore, forse una rappresentazione di Enlil (?), colui che di fatto esercita la sovranità sulla Terra. Tutti indossano il copricapo con le corna che distingue le divinità dell’antica Mesopotamia.

fonti:

Bottéro, J., Testi sulla religione mesopotamica, 1989.

Dalley, S., Myths from Mesopotamia, 1989.

Frankfort, H., The Art and Architecture of the Ancient Orient / studi su Tell Asmar, 1939.

Kramer, S. N., History Begins at Sumer, 1961.

Liverani, M., Uruk, la prima città / studi sulla civiltà sumera, 2016.

Pettinato, G., I sumeri, 1994.

Tags:

mitologia sumerasumeri

Divulgatore storico esperto in archeoastronomia.

Articoli correlati

Nessun commento

Seguici

Non dimenticare di seguirci sui social media per ricevere le ultime notizie in tempo reale.

NEWSLETTER

Iscriviti oggi e non perderti nessun articolo importante.

Articoli recenti
Torna su
error: Content is protected !!