Questo testo è tratto dal libro
“La civiltà dei Sumeri. Storia, mitologia e letteratura
Dal diluvio alle imprese del Grand Gilgamesh”
Visualizza la scheda del prodotto
Inanna (anche Inana; con il probabile significato di “Signora del Cielo”) è una delle più antiche e complesse divinità del pantheon mesopotamico (Kramer, 1961). Originariamente venerata come dea sumera della fecondità, della bellezza e dell’amore, inteso prevalentemente in senso erotico e non coniugale, ella porta l’epiteto di nu.gig (“ierodula”) (Jacobsen, 1976). Successivamente la sua figura fu assimilata alla dea accadica, e quindi babilonese e assira, Ištar (anche Eštar), divenendo la più importante divinità femminile della Mesopotamia antica (Liverani, 2011).
Oltre all’ambito amoroso, Inanna era venerata anche come dea della guerra, della giustizia, dell’agricoltura e della regolazione dei cicli naturali. La sua natura dualistica – capace di portare piogge feconde ma anche tempeste distruttrici – la rende una delle figure più affascinanti della religiosità arcaica (Postgate, 1992), incarnando la suprema rappresentazione del potere divino e della sovranità cosmica.
Fondamentale per la definizione del suo culto fu il contributo della poetessa e sacerdotessa Enheduanna (XXIV sec. a.C.), figlia di Sargon di Akkad, che nei suoi inni, in particolare nell’opera L’esaltazione di Inanna, la elevò a dea principale dell’intero pantheon sumero (Kramer, 1963). I testi di Enheduanna sono considerati i più antichi esempi di poesia a noi pervenuti.

Le più antiche attestazioni del nome della dea compaiono nelle tavolette di argilla rinvenute presso l’antico complesso templare dell’Eanna a Uruk, databili ai periodi tardo-Uruk e Gemdet Nasr (ca. 3400-3000 a.C.) (Jacobsen, 1976). In tali documenti, i segni relativi al suo nome appaiono inizialmente come pittogrammi, per poi assumere forme più astratte nelle fasi successive della scrittura cuneiforme. La Lista degli dèi di Fara colloca Inanna immediatamente dopo An ed Enlil e prima di Enki, a testimonianza del suo rilievo crescente nel contesto dela mitologia sumera (Kramer, 1961). Tuttavia, le fonti pre-sargoniche non attribuiscono ancora particolare centralità alla sua figura, che divenne predominante con la dinastia di Akkad e il consolidamento di Uruk come polo religioso (Liverani, 2011).
La genealogia di Inanna presenta varianti significative a seconda delle tradizioni cittadine. A Uruk, centro principale del suo culto, essa era considerata figlia del dio del Cielo, An, e portava il titolo di nu.gig.an.na (“ierodula di An”) (Jacobsen, 1976). A Isin, invece, la tradizione la descrive come figlia del dio lunare Nanna (Sin in accadico) e sorella gemella del dio solare Utu (Šamaš) (Kramer, 1961). Questa duplice ascendenza riflette il carattere poliedrico della dea: celeste, luminosa e al tempo stesso connessa ai cicli lunari e alla fertilità agricola.

La figura di Inanna è al centro di numerosi miti e testi letterari. Tra i più significativi si ricordano le poesie d’amore dedicate al suo sposo Dumuzi (anche Tammuz), pastore divinizzato e dio della fertilità (Postgate, 1992), in cui la dea descrive con intensità il desiderio e la passione, conferendo a tali testi un ruolo fondamentale nella storia della letteratura erotica sacra. Secondo la tradizione, Inanna donò agli abitanti di Uruk i Me, ovvero le forze vitali e gli ordinamenti cosmici, sottratti con astuzia al dio Enki, approfittando di un banchetto per ubriacarlo e ottenere in dono poteri fondamentali per la prosperità umana (Kramer, 1961).
Il mito più complesso a lei attribuito è narrato nel poema sumerico La discesa di Inanna (o Inanna agli inferi), tramandato da tavolette scoperte a Nippur tra il 1889 e il 1900 (Kramer, 1961). Il racconto narra come la dea scenda nel Kur (gli Inferi) per portare condoglianze alla sorella Ereshkigal, regina dell’Oltretomba, a seguito della morte del “Toro del Cielo”. Durante il viaggio, Inanna attraversa sette porte, spogliandosi progressivamente di ogni ornamento e abito, fino a giungere nuda di fronte a Ereshkigal, che la imprigiona e la condanna alla morte simbolica (Jacobsen, 1976). Il fedele servitore Ninshubur invoca l’aiuto di Enki, che invia due esseri semidivini per liberarla. Per garantire la resurrezione della dea, un sostituto deve scendere negli Inferi al suo posto, scelta che ricade su Dumuzi, che accetta il sacrificio, pur potendo tornare periodicamente sulla terra sei mesi con Inanna (primavera-estate) e sei mesi con Ereshkigal (autunno-inverno) (Postgate, 1992). Il mito rappresenta una chiara allegoria del ciclo vegetativo stagionale: la morte e rinascita della natura, la fertilità dei campi e il letargo invernale.

La discesa è stata interpretata non solo in chiave agricola e cosmologica, ma anche in prospettiva psicoanalitica, con Ereshkigal vista come il “lato oscuro” della psiche, connesso agli istinti distruttivi e alla pulsione di morte, mentre Inanna rappresenta la coscienza e la vitalità creativa, simbolo di un processo di integrazione interiore e ricerca dell’equilibrio psichico (Freud, 1915).
Dopo la perdita di Dumuzi, Inanna divenne una seduttrice instancabile di uomini e dèi, celebre nell’episodio dell’Epopea di Gilgamesh, in cui l’eroe rifiuta le sue profferte erotiche, accusandola di aver condotto alla rovina tutti i suoi precedenti amanti (Jacobsen, 1976).
Inanna/Ištar emerge come divinità complessa e ambivalente, capace di unire aspetti opposti: amore e guerra, vita e morte, creazione e distruzione (Jacobsen, 1976). La sua importanza non fu soltanto religiosa, ma anche letteraria e simbolica, influenzando profondamente l’immaginario mesopotamico e diffondendosi, attraverso l’eredità babilonese e assira, nell’intero Vicino Oriente antico (Liverani, 2011).
I principali testi in cui compare la dea, sia in sumerico che in accadico, sono fondamentali per comprendere la sua evoluzione da divinità locale a figura centrale del pantheon e riflettono le diverse sfaccettature della sua personalità divina. Tra questi spiccano La discesa di Inanna, l’inno L’esaltazione di Inanna di Enheduanna, il mito Inanna e Enki sui Me, Inanna e Dumuzi, e le menzioni nel Poema di Gilgameš, tutti documenti che illustrano i diversi aspetti del suo culto, della sua personalità e del suo ruolo centrale nella vita religiosa, politica e culturale della Mesopotamia (Kramer, 1961; Jacobsen, 1976; Liverani, 2011).
Inno a Inanna
«Io dico, “Salve!” alla Santa che appare nei cieli!
Io dico, “Salve!” alla Sacra Sacerdotessa del Cielo!
Io dico, “Salve!” a Inanna, Grande Signora del Cielo!
Torcia Sacra! Tu riempi il cielo con la luce!
Tu illumini il giorno quando giunge l’alba!
Io dico, “Salve” a Inanna, Grande Signora del Cielo!
Maestosa Signora degli dèi Annuna! Incoronata con grandi corna,
Tu riempi i cieli e la terra con la luce!
Io dico, “Salve” a Inanna, Prima Figlia della Luna!
Potente, maestosa, e radiante,
Tu che brilli nel cielo notturno,
Tu illumini la giornata quando giunge l’alba,
Tu che sei in cielo come il sole e la luna,
Le tue meraviglie sono conosciute sia nel mondo di sopra che di sotto,
Alla magnificenza della sacra sacerdotessa del cielo,
A te, Inanna, io canto!»Tratto da D. Wolkstien, S. N. Kramer, Inanna – Queen of Heaven and Earth: her stories and hymns from Sumer”. Fonte traduzuine: https://ancienttimes.altervista.org/inno-a-inanna/
Fonti bibliografiche
-
Kramer, S. N., History Begins at Sumer, 1961.
-
Kramer, S. N., The Sumerians: Their History, Culture, and Character, 1963.
-
Jacobsen, T., The Treasures of Darkness: A History of Mesopotamian Religion, 1976.
-
Liverani, M., Antico Oriente: Storia, società, economia, 2011.
-
Postgate, J. N., Early Mesopotamia: Society and Economy at the Dawn of History, 1992.
-
Hallo, W. W., The World’s Oldest Literature: Studies in Sumerian Belles-Lettres, 1996.
-
Lambert, W. G., Babylonian Creation Myths, 2013.
-
Katz, D., The Image of the Netherworld in the Sumerian Sources, 2003.
-
Freud, S., Pulsioni e loro destini (saggio del 1915).
-
Wolkstein, D., & Kramer, S. N., Inanna: Queen of Heaven and Earth. Her Stories and Hymns from Sumer, 1983.
-
Fonte traduzione inno: https://ancienttimes.altervista.org/inno-a-inanna/





Comments (0)