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XOCHICALCO. Astronomia, tempo e sacralità nelle civiltà antiche

Maggio 20, 20177 minute read


– Questo testo appartiene a Civiltà eterne.it

L’astronomia rappresenta una delle più antiche forme di conoscenza sviluppate dall’umanità. Le testimonianze archeologiche indicano che già in epoca preistorica, a partire dal Neolitico (ca. 10.000–4.000 a.C.), le comunità umane osservavano con attenzione i fenomeni celesti, riconoscendo una relazione diretta tra il moto apparente degli astri e l’alternarsi delle stagioni (Ruggles, 1999). L’uomo non fu mai un semplice spettatore del cielo: attraverso l’osservazione sistematica del Sole, della Luna e delle stelle, comprese progressivamente che il tempo poteva essere misurato, previsto e quindi governato.

Queste osservazioni portarono allo sviluppo dei primi calendari astronomici, strumenti indispensabili per l’organizzazione delle attività agricole, religiose e sociali. Il ciclo annuale del Sole, in particolare, divenne un riferimento fondamentale per scandire i momenti della semina e del raccolto, ma anche per definire il calendario rituale e cerimoniale. Non sorprende, dunque, che il Sole assunse un ruolo centrale nei sistemi simbolici e religiosi delle prime civiltà storiche, venendo spesso identificato con divinità solari legate alla fertilità, alla vita e al rinnovamento cosmico (Aveni, 2001).

In questo contesto si inserisce l’archeoastronomia, disciplina che integra l’analisi archeologica con lo studio astronomico al fine di comprendere come le popolazioni del passato interpretavano i fenomeni celesti e come questi influenzassero l’architettura, il potere politico e la religione. L’archeoastronomia non si limita a individuare allineamenti solari o stellari, ma indaga il significato culturale e simbolico del cielo nelle società antiche (Magli, 2009).

Parco archeologico di Xochicalco. fonte immagine

Xochicalco e l’astronomia nel periodo epi-classico

La civiltà di Xochicalco si sviluppò nel Messico centrale, nell’attuale stato di Morelos, durante il periodo epi-classico mesoamericano, approssimativamente tra il 650 e il 900 d.C.. Questo centro urbano emerse in una fase di profonda trasformazione politica e culturale, successiva al collasso di Teotihuacan (ca. 550–600 d.C.) e precedente all’affermazione della civiltà tolteca (Cowgill, 2015). Xochicalco occupava una posizione strategica lungo importanti rotte commerciali e si affermò come nodo di scambio economico, religioso e culturale.

Come molte società mesoamericane, gli abitanti di Xochicalco possedevano una conoscenza astronomica avanzata, formalizzata in complessi sistemi calendariali. Il tempo non era concepito come una semplice successione lineare di giorni, ma come un ciclo sacro regolato dal movimento degli astri, in particolare del Sole. La capacità di prevedere eventi astronomici rilevanti conferiva prestigio e legittimità alle élite sacerdotali, che si ponevano come mediatori tra il cosmo e la comunità (Broda, 1982).

vista della Piramide-tempio del Serpente piumato di xochicalco
Piramide-tempio del Serpente piumato. fonte immagine

Il passaggio del Sole allo zenit e la regolazione delle stagioni

Tra i fenomeni astronomici di maggiore importanza per le civiltà mesoamericane vi era il passaggio del Sole allo zenit. Dal punto di vista astronomico, lo zenit è il punto della volta celeste situato esattamente sopra la testa dell’osservatore; quando il Sole lo raggiunge, i suoi raggi incidono perpendicolarmente sulla superficie terrestre e gli oggetti verticali non producono ombra. Questo fenomeno è osservabile esclusivamente nelle regioni comprese tra il Tropico del Cancro e il Tropico del Capricorno (Aveni, 2001).

A differenza di solstizi ed equinozi, che si verificano simultaneamente in tutto il mondo, il passaggio del Sole allo zenit dipende dalla latitudine e avviene in date differenti a seconda della distanza dall’equatore. Nel Messico centrale il Sole transita allo zenit due volte l’anno, evento di straordinaria importanza pratica e simbolica. Alla latitudine di Xochicalco, pari a circa 18°48′ nord, il primo passaggio annuale del Sole allo zenit avviene il 14 maggio, mentre il secondo si verifica il 28 luglio (Šprajc, 2001).

Queste date coincidono con momenti cruciali del ciclo agricolo. Il passaggio di metà maggio segna tradizionalmente l’inizio della stagione delle piogge, determinante per la semina del mais, mentre quello di fine luglio coincide con la fase di sviluppo avanzato delle colture e con l’avvicinarsi del periodo di raccolta. La possibilità di prevedere con precisione questi momenti era essenziale per la sopravvivenza della comunità e conferma il legame indissolubile tra astronomia e agricoltura (Broda, 2000).

La Grotta del Sole: architettura e conoscenza astronomica

La cosiddetta Grotta del Sole di Xochicalco rappresenta uno degli esempi più raffinati di architettura archeoastronomica della Mesoamerica. Si tratta di un osservatorio zenitale sotterraneo, scavato artificialmente nella roccia, dotato di un condotto verticale che consente ai raggi solari di penetrare all’interno della cavità. Nei giorni del passaggio del Sole allo zenit, il 14 maggio e il 28 luglio, il fascio luminoso cade perfettamente verticale, proiettando un’immagine circolare del disco solare sul pavimento della grotta (Šprajc, 2001).

Strutture analoghe sono note anche in altri importanti centri mesoamericani, come la struttura “P” di Monte Albán, suggerendo l’esistenza di una tradizione condivisa di osservazione zenitale del Sole. La precisione di tali allineamenti dimostra non solo una profonda conoscenza astronomica, ma anche la capacità di tradurre questa conoscenza in soluzioni architettoniche complesse e simbolicamente cariche (Magli, 2009).

Grotta del Sole di Xochicalco con il fascio di luche che penetra all'interno quando il sole si trova allo zenit
Grotta del Sole di Xochicalco con il fascio di luche che penetra all’interno quando il sole si trova allo zenit

Equinozi, spazio sacro e potere rituale

Oltre al monitoraggio del passaggio zenitale del Sole, l’assetto urbanistico e monumentale di Xochicalco rivela un’attenzione particolare anche agli equinozi. La piazza della cosiddetta “stele dei due glifi” è circondata da una piramide-tempio principale sul lato nord e da due piramidi minori orientate a est e a ovest. Durante l’alba degli equinozi di primavera e d’autunno (circa 20–21 marzo e 22–23 settembre), osservando dal centro della piazza, il Sole sorge esattamente alle spalle della piramide orientale, suggerendo un allineamento intenzionale e carico di significato simbolico (Šprajc, 2000).

Questi allineamenti rafforzavano il ruolo rituale degli eventi astronomici, che venivano celebrati attraverso cerimonie pubbliche volte a garantire l’ordine cosmico e la fertilità della terra. In questo modo, l’astronomia non era solo uno strumento di misurazione del tempo, ma un linguaggio sacro attraverso cui le élite religiose legittimavano il proprio potere e il proprio ruolo di intermediari tra il cielo e la società (Broda, 1982).

Orientamento astronomico della Piazza della "stele dei due glifi" e orientamento della piramide-tempio est durante l'alba equinoziale
A sinistra: Orientamento astronomico della Piazza della “stele dei due glifi”. fonte immagine originale | A destra: orientamento della piramide-tempio est durante l’alba equinoziale. fonte immagine originale

Conclusione

Il caso di Xochicalco dimostra in modo esemplare come, nelle civiltà antiche, astronomia, religione, agricoltura e architettura fossero profondamente interconnesse. L’osservazione del cielo non rispondeva a una curiosità astratta, ma a esigenze concrete di sopravvivenza, organizzazione sociale e legittimazione del potere. Attraverso lo studio archeoastronomico è oggi possibile ricostruire una visione del mondo in cui il cosmo non era separato dalla vita quotidiana, ma ne costituiva il fondamento simbolico e pratico, rivelando una concezione del tempo e dello spazio sacro radicalmente diversa da quella moderna.

Fonti bibliografiche

  • Aveni, A. F. (2001), Skywatchers, University of Texas Press, Austin.
  • Broda, J. (1982), Astronomy, Cosmovision and Ideology in Pre-Hispanic Mesoamerica, in Aveni A. F. (a cura di), Archaeoastronomy in the New World, Cambridge University Press, Cambridge.
  • Broda, J. (2000), Calendars, Astronomy and Agricultural Cycles in Ancient Mesoamerica, in Carrasco D., Sessions S. (a cura di), Mesoamerica’s Classic Heritage, University Press of Colorado, Boulder.
  • Cowgill, G. L. (2015), Ancient Teotihuacan: Early Urbanism in Central Mexico, Cambridge University Press, Cambridge.
  • Magli, G. (2009), Mysteries and Discoveries of Archaeoastronomy, Springer, New York.
  • Ruggles, C. L. N. (1999), Astronomy in Prehistoric Britain and Ireland, Yale University Press, New Haven – London.
  • Šprajc, I. (2000), Astronomical Alignments at Xochicalco, Archaeoastronomy, vol. 25, pp. 1–20.
  • Šprajc, I. (2001), Astronomy, Architecture, and Landscape at Xochicalco, in Aveni A. F. (a cura di), Astronomy in Ancient Mesoamerica, University of Texas Press, Austin.

Tags:

archeoastronomia

Divulgatore storico esperto in archeoastronomia.

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