Questo testo è tratto dal libro
“La civiltà dei Sumeri. Storia, mitologia e letteratura
Dal diluvio alle imprese del Grand Gilgamesh”
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Nel panorama dell’archeologia del Vicino Oriente, pochi ritrovamenti hanno eguagliato lo splendore dei tesori della tomba della regina Pu-abi. Scoperta tra il 1927 e il 1928 nelle Tombe Reali di Ur, nell’attuale Iraq meridionale, questa sepoltura risale al periodo Protodinastico III (2600–2500 a.C.), una fase cruciale per lo sviluppo della civiltà sumerica. Il rinvenimento intatto del sepolcro ha restituito un insieme di manufatti di eccezionale valore artistico, offrendo una testimonianza diretta del lusso, del potere e del gusto estetico dell’élite mesopotamica.
Un corredo funerario intatto e straordinario
La tomba PG 800, attribuita con certezza a Pu-abi grazie a un sigillo cilindrico con il suo nome, rappresenta un caso rarissimo di sepoltura reale non violata. Al centro del sepolcro, il corpo della regina era circondato da un corredo funerario di sorprendente ricchezza, concepito per accompagnarla nell’aldilà e riaffermare il suo status anche dopo la morte.
Il fulcro del tesoro è costituito dai gioielli in oro e lapislazzuli indossati dalla sovrana. Pu-abi portava una veste cerimoniale composta da migliaia di perline finemente lavorate, cucite su un tessuto oggi scomparso. L’uso del lapislazzuli, importato da regioni lontane come l’Afghanistan, testimonia l’esistenza di rotte commerciali mesopotamiche di lunga distanza e l’altissimo valore simbolico attribuito a questo materiale dal colore blu intenso, associato al sacro e al potere.

L’eleganza dei manufatti: il copricapo e l’oreficeria sumerica
Tra gli oggetti più iconici spicca il copricapo d’oro della regina Pu-abi, un capolavoro assoluto dell’oreficeria antica. Realizzato con sottili foglie d’oro martellate, rosette floreali e pendenti, il copricapo crea un effetto di straordinaria leggerezza ed eleganza. Le forme naturalistiche richiamano simboli di fertilità, rigenerazione e legame con il mondo divino, mentre la precisione tecnica rivela una maestria artigianale già pienamente sviluppata.
A completare l’insieme vi erano grandi orecchini a mezzaluna, collane multiple e spille ornamentali, che trasformano il corpo della sovrana in una vera e propria composizione artistica. Ogni elemento non aveva solo una funzione decorativa, ma comunicava rango, identità e sacralità.


L’oreficeria sumerica rappresenta una delle espressioni più alte dell’arte del Vicino Oriente antico, distinguendosi per raffinatezza tecnica, ricchezza dei materiali e profondo valore simbolico. Gli artigiani di Sumer padroneggiavano con straordinaria abilità la lavorazione dell’oro a martello, la filigrana e l’assemblaggio di elementi minuti, creando gioielli di grande eleganza formale. Collane, copricapi, orecchini e pendenti combinavano oro, lapislazzuli, corniola e argento, materiali scelti non solo per la loro bellezza, ma anche per il loro significato simbolico e per la loro provenienza lontana, segno di una fitta rete di scambi internazionali. Le forme naturalistiche – foglie, fiori, rosette – convivono con motivi geometrici e cosmici, riflettendo una visione del mondo in cui arte, religione e potere erano inscindibili. Nei contesti funerari, come nelle Tombe Reali di Ur, l’oreficeria non aveva una funzione puramente decorativa: i gioielli diventavano strumenti di identità, status e protezione rituale, destinati ad accompagnare il defunto nell’aldilà e a riaffermarne il ruolo all’interno dell’ordine sociale e divino.
Oggetti rituali, musica e vita quotidiana nell’aldilà
Oltre ai gioielli, la tomba restituì coppe, contenitori rituali e strumenti musicali di straordinario pregio, testimonianza di una cultura in cui il suono, il rito e il potere erano profondamente intrecciati. Tra questi spicca una lira monumentale con testa di toro in oro, uno degli oggetti più iconici e celebri provenienti dalle Tombe Reali di Ur. Lo strumento presenta una cassa lignea decorata con raffinati intarsi e un’imponente protome taurina rivestita in lamina d’oro, con barba in lapislazzuli e dettagli in materiali preziosi, che conferiscono alla figura un’espressione solenne e sacrale.

Il toro, animale associato alla forza cosmica, alla fertilità e all’autorità divina, era un simbolo ricorrente nell’iconografia mesopotamica e rimandava direttamente al mondo degli dèi e al potere regale. La presenza di questo strumento in un contesto funerario suggerisce che la musica avesse una funzione rituale essenziale, destinata ad accompagnare la sovrana nel passaggio all’aldilà e a riaffermare il suo status anche oltre la morte. In questa lira, arte, religione e regalità si fondono in un unico manufatto, capace di trasformare un oggetto musicale in un potente emblema simbolico e politico della civiltà sumerica.
Dove sono esposti oggi i tesori di Pu-abi
Oggi molti dei reperti provenienti dalla tomba sono conservati in importanti istituzioni internazionali, tra cui il British Museum di Londra e il Penn Museum di Philadelphia, dove continuano ad affascinare studiosi e visitatori per la loro modernità formale e raffinatezza.
Eppure, questi oggetti rappresentano solo una piccola parte dei tesori archeologici dell’Iraq, un patrimonio vastissimo e in larga misura non accessibile al grande pubblico. La tomba di Pu-abi rimane così non solo una delle più straordinarie testimonianze dell’arte sumerica, ma anche un potente simbolo delle innumerevoli ricchezze storiche e culturali che la Mesopotamia continua a custodire sotto la sua sabbia millenaria.
Fonti bibiliografiche
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Woolley, C. L., Ur Excavations, Volume II: The Royal Cemetery, 1934.
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Woolley, C. L., The Excavations at Ur: A Record of Twelve Years’ Work, 1955.
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Zettler, R. L.; Horne, L., Treasures from the Royal Tombs of Ur, 1998.
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Aruz, J.; Wallenfels, R., Art of the First Cities: The Third Millennium B.C., 2003.
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Finkel, I. L., The Royal Game of Ur, 2015.
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Winter, I. J., The Aesthetic Value of Lapis Lazuli in Mesopotamia, 1999.






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