Questo testo è tratto dal libro
“Archeoastronomia. Il Megalitismo, il tempo ciclico e la vita oltre la morte”
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Una parte rilevante degli oggetti di culto paleolitici e neolitici rinvenuti è costituita da figure più o meno astratte che richiamano gli attributi sessuali femminili e il tema della maternità. Ciò suggerisce che le credenze spirituali legate alla fertilità e alla rigenerazione fossero espresse attraverso la rappresentazione del corpo femminile prosperoso, inteso come simbolo di vita e continuità.
Il culto della fertilità ha caratterizzato numerose comunità umane, dal Paleolitico superiore fino alle epoche storiche più recenti. Un esempio particolarmente significativo proviene dall’arcipelago di Malta, dove sono emerse alcune tra le più straordinarie rappresentazioni della fertilità mai scoperte. I manufatti di culto e le caratteristiche simboliche dell’architettura neolitica maltese testimoniano l’esistenza di una credenza antica e profondamente radicata, incentrata sui concetti di fertilità e rigenerazione. Una sintesi potente di questi principi — che all’epoca generarono un fervore religioso senza precedenti — si ritrova, ad esempio, nella monumentale statua femminile scoperta nel tempio di Tarxien o nella statuetta denominata “Donna dormiente” o “Dea dormiente”, rinvenuta nell’Ipogeo di Ħal Saflieni, un santuario sotterraneo con funzioni funerarie scavato nella roccia durante l’epoca della civiltà dei templi (3.600-2.500 a.C.).

La statuetta, che può essere contenuta nel palmo di una mano, raffigura una donna corpulenta distesa su un fianco, con una gonna ricamata e il busto nudo. Il luogo del ritrovamento è un monumentale labirinto composto da decine di ambienti sotterranei, unico nel panorama preistorico dell’intero Mediterraneo. L’accesso all’Ipogeo, oggi quasi nascosto dalla fitta architettura moderna del centro storico di Tarxien, era anticamente segnalato da un trilite megalitico e una rampa che conduceva agli ambienti sotterranei, suddivisi su tre livelli. I livelli superiori, essendo stati scavati per primi, contengono le testimonianze più antiche, mentre quelli più profondi furono realizzati successivamente.

L’Ipogeo, o tempio sotterraneo, rappresenta un monumento di eccezionale rilevanza e un superbo esempio di architettura “al negativo” (Trump, 2002). Gli scavi archeologici hanno restituito una grande quantità di materiali, tra cui vasellame, piccoli animali scolpiti, statuette di maggiori dimensioni, ossa umane e ornamenti personali quali perline e amuleti (Evans, 1959). Il complesso è costituito da sale, ambienti e corridoi scavati nella roccia calcarea viva, estendendosi su una superficie di circa 500 metri quadrati. Le stanze presentano forme e dimensioni variabili e mostrano diversi livelli di rifinitura, più o meno accentuati dall’intervento umano.
L’Ipogeo si sviluppa su tre livelli principali: il livello superiore (3600–3300 a.C.), il livello intermedio (3300–3000 a.C.) e il livello inferiore (3150–2500 a.C.) (Trump, 2002). L’ambiente più profondo si trova nel livello inferiore, a circa 10,6 metri sotto il piano stradale. Il livello superiore è caratterizzato da una grande cavità centrale, dalla quale si diramano passaggi e nicchie funerarie disposte su entrambi i lati (Bonanno, 1993). Il livello intermedio, invece, è composto da una serie di stanze dalle pareti lisce, che sembrano il risultato di un raffinato intervento di arte muraria; è in quest’area che è stata rinvenuta la celebre statuetta della “Dama dormiente” (Trump, 2002).

La discesa nell’Ipogeo costituisce un’esperienza di forte impatto emotivo, capace di trasmettere una sensazione di intensa spiritualità ancora percepibile negli ambienti sotterranei. Le pareti decorate con spirali in ocra rossa, simbolo del sangue, della vita e della rinascita, testimoniano lo svolgimento di riti di passaggio all’interno del complesso (Anati e Anati, 1988). L’audioguida fornita ai visitatori, con la registrazione di una voce profonda che si diffonde nelle varie sale generando suggestive vibrazioni, contribuisce a evocare preghiere, invocazioni e pratiche rituali finalizzate al contatto con il “Profondo”.
L’Ipogeo fu realizzato utilizzando strumenti di pietra e sfruttando le fessure naturali della roccia calcarea. L’orientamento dell’intero complesso fu concepito in modo tale da permettere alla luce solare di penetrare in alcuni ambienti sotterranei; nonostante ciò, l’impiego di torce doveva essere indispensabile soprattutto nei livelli intermedi e inferiori (Evans, 1959).

Gli spazi del primo livello presentano analogie con altre tombe preistoriche rinvenute sull’isola: alcune stanze derivano dall’ampliamento artificiale di caverne naturali e comprendono anche un pozzo di raccolta delle acque piovane, probabilmente destinato ad abluzioni cerimoniali (Trump, 2002).
Nel secondo livello si trovano gli spazi più significativi dell’Ipogeo, in particolare la “Camera Principale” e il “Sancta sanctorum” (Bonanno, 1993). Quest’ultimo ospita una riproduzione rupestre di un portale trilitico completo di copertura a pilastri orizzontali; la presenza di resti lapidei fa ipotizzare l’esistenza di altari, suggerendo che si trattasse di uno spazio riservato a rituali specifici e accessibile a un numero ristretto di individui. Nella “Camera Principale” sono state invece scolpite ulteriori riproduzioni di portali trilitici, alcuni ciechi e dunque puramente simbolici, altri funzionali al passaggio verso ambienti adiacenti. È in questo spazio che è stata rinvenuta la statuetta femminile precedentemente citata, insieme a numerosi altri reperti, quali vasi, ornamenti e asce levigate dotate di sistemi di sospensione (Trump, 2002). Nei corridoi di passaggio, infine, si osservano sul soffitto decorazioni a spirale in ocra rossa, espressione di una simbologia funeraria legata ai temi della rigenerazione e della rinascita (Piancastelli, 2018).

Le statuette femminili rinvenute tra le rovine dei templi megalitici non differiscono nell’aspetto rispetto a quelle che sono state recuperate all’interno dei luoghi di sepoltura; ciò suggerisce che la Dea rappresentata non era soltanto la Signora della fertilità e della vita e che i suoi poteri si estendevano anche al mondo dei morti. La Dea dormiente dell’Ipogeo Ħal-Saflieni riposa serenamente, nella stessa posizione in cui venivano deposti i corpi dei defunti; pertanto, possiamo ipotizzare che la statuetta sia stata collocata in prossimità del defunto al fine di propiziare la rinascita del suo spirito nel mondo ultraterreno.
Un’espressione simbolica dei convincimenti religiosi che spinsero alla costruzione di imponenti strutture megalitiche dell’arcipelago di Malta la si riscontra anche nell’architettura stessa delle opere monumentali (Trump, 2002). La particolare forma polilobata degli ambienti di culto sembrerebbe essere stata adottata per riprodurre l’immagine del pingue corpo della Dea Madre (Gimbutas, 1989), inoltre l’orientamento astronomico dei templi, indirizzato prevalentemente verso i punti in cui sorge il Sole all’alba degli equinozi e dei solstizi, è un’ulteriore dimostrazione della valenza rigenerativa del simbolismo adottato (Hoskin, 2001).

Fonti bibliografiche
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Anati, E., & Anati, E. (1988). La religione delle origini. Milano: Jaca Book.
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Bonanno, A. (1993). Temples of Tarxien: The archaeological record. Malta: Midsea Books.
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Evans, J. D. (1959). The prehistoric antiquities of the Maltese Islands. London: Athlone Press.
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Gimbutas, M. (1989). The Language of the Goddess. San Francisco: Harper & Row.
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Hoskin, M. (2001). Tombs, Temples and their Orientations: A New Perspective on Mediterranean Prehistory. Bognor Regis: Ocarina Books.
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Piancastelli, P. (2018). Simbolismo e ritualità nelle architetture funerarie preistoriche. Bologna: Bononia University Press.
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Trump, D. H. (2002). Malta: An Archaeological Guide. London: Progress Press.





