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L’ORDINE E IL CAOS NELLA MITOLOGIA SUMERA

Gennaio 6, 2026•6 minute read
epopea di gilgamesh

Questo testo è tratto dal libro
“I miti sumeri tradotti e commentati. Con vocabolario dei termini”
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(Edizione italiana ) (English edition )

libro con testi smeri tradotti e commentati


La mitologia sumera si fonda su una concezione del cosmo profondamente dinamica, nella quale l’ordine non costituisce mai uno stato definitivo o irreversibile, ma il risultato sempre precario di un equilibrio instabile tra forze contrapposte (Bottéro 1989; Kramer 1963). Al centro di questa visione si colloca il rapporto dialettico tra caos e ordine, inteso non come un processo risolto una volta per tutte nell’atto cosmogonico originario, bensì come una tensione permanente che richiede un continuo intervento divino per essere contenuta. Il mondo, secondo i Sumeri, non è mai completamente al sicuro dal rischio di disgregazione: l’ordine cosmico appare come una conquista fragile, costantemente esposta alla possibilità di fallimento (Bottéro 2001).

In questo quadro, le divinità non incarnano un principio assoluto di perfezione, onnipotenza o onniscienza, ma si configurano come potenze dotate di volontà, emozioni e limiti, caratteristiche che le avvicinano sensibilmente alla condizione umana (Black – Green 1992). Anche l’uomo trova una collocazione precisa in questo sistema: non come centro del cosmo o fine ultimo della creazione, ma come elemento funzionale al mantenimento dell’ordine stabilito dagli dèi, attraverso il lavoro, il culto e il rispetto delle norme divine (Pettinato 1994).

Sigillo cilindrico che rappresenta il dio Enlil.

Il caos come condizione latente

Il caos, nella concezione sumera, non rappresenta esclusivamente una fase remota e definitivamente superata della creazione, ma una condizione sempre latente, pronta a riaffiorare qualora l’ordine cosmico si indebolisca (Bottéro 1989). Lo stato primordiale viene spesso descritto nei testi mitologici come una realtà indifferenziata, nella quale cielo e terra sono ancora uniti e la vita non può manifestarsi in forma pienamente organizzata (Kramer 1963). L’atto cosmogonico fondamentale non consiste quindi in una creazione dal nulla, ma in un processo di separazione, distinzione e organizzazione degli elementi, attraverso il quale il cosmo acquisisce struttura, spazialità e stabilità.

Tuttavia, questa operazione non elimina definitivamente il caos, che permane ai margini del mondo ordinato ed è rappresentato simbolicamente da regioni liminali come l’abisso delle acque o il Kur (Pettinato 1994). Questi spazi, al tempo stesso potenzialmente fecondi e intrinsecamente pericolosi, incarnano la costante possibilità di una regressione verso lo stato primordiale (Black – Green 1992). L’ordine, in quanto costruzione fragile, necessita pertanto di una sorveglianza continua per non dissolversi.

Le divinità come garanti imperfetti dell’ordine

All’interno di questo sistema, le principali divinità del pantheon sumero — An, Enlil ed Enki — svolgono il ruolo di garanti dell’ordine cosmico, pur senza possedere le caratteristiche di dèi onnipotenti o infallibili nel senso moderno del termine (Bottéro 2001). Esse sono potenti, ma non onniscienti; autorevoli, ma non immuni dall’errore; capaci di creare e distruggere, ma anche di agire in modo impulsivo o contraddittorio.

Enlil incarna il principio dell’ordine normativo: a lui spetta l’organizzazione del cosmo e della società umana, nonché la definizione delle regole che governano il mondo (Kramer 1963). Il suo esercizio dell’autorità è tuttavia spesso rigido e drastico, e le sue decisioni possono assumere caratteri violenti quando l’equilibrio viene percepito come compromesso (Pettinato 1994). Enki, al contrario, rappresenta l’intelligenza creativa e la capacità di mediazione: dio delle acque dolci, della sapienza e dell’ingegno, interviene frequentemente per attenuare gli effetti delle scelte più estreme, introducendo soluzioni che consentono la sopravvivenza della vita e la continuità del cosmo (Bottéro 1989).

sigillo sumero che rappresenta enki seduto sul trono
Sigillo cilindrico che rappresenta Enki. Circa 2334-2154 a.C.. Fonte img

Un ordine instabile e antropomorfico

Questa dialettica tra le divinità mostra come l’ordine sumero non sia un principio monolitico e uniforme, ma il risultato di un confronto costante tra differenti modalità di concepire il governo del mondo (Black – Green 1992). Gli dèi agiscono spesso spinti da sentimenti quali collera, compassione, gelosia o affetto, rendendo il cosmo un luogo instabile e intrinsecamente imprevedibile. L’assenza di onniscienza non è un limite marginale, ma una condizione strutturale che rende possibile il conflitto tra le potenze divine, l’errore nelle decisioni e la necessità di intervenire per rimediare alle conseguenze delle proprie azioni (Bottéro 2001).

L’antropomorfismo delle divinità costituisce uno degli aspetti più caratteristici della mitologia sumera. Gli dèi non sono entità astratte o moralmente perfette, ma esseri che amano, odiano, temono, si pentono e provano compassione, manifestando passioni e debolezze che li avvicinano profondamente all’esperienza umana (Kramer 1963). Questa dimensione emotiva non è accessoria, ma essenziale, poiché esprime l’idea che anche il divino sia coinvolto in dinamiche di conflitto, decisione e mutamento.

Caos, crisi e rinnovamento

Il cosmo sumero, di conseguenza, non è governato da un principio assoluto e immutabile di giustizia, ma da volontà divine mutevoli, spesso in tensione o in aperto conflitto tra loro, le cui scelte non coincidono necessariamente con il bene umano né garantiscono un ordine stabile e definitivo (Bottéro 1989). L’uomo vive così in un universo imprevedibile, nel quale la sicurezza non è mai pienamente assicurata e l’armonia può essere spezzata in qualsiasi momento.

In questo contesto, il caos non appare sempre come un nemico assoluto da annientare. In alcuni casi, è proprio attraverso una crisi, una frattura o una temporanea perdita di equilibrio che diviene possibile l’emergere di una nuova forma di ordine, diversa e rinnovata (Pettinato 1994). Il mondo sumero si configura pertanto come un sistema aperto e imperfetto, segnato da tensioni irrisolte e da una costante oscillazione tra stabilità e disgregazione, nel quale l’esistenza stessa è il risultato di un equilibrio fragile, precario e continuamente da rinnovare.

Fonti bibliografiche

  • Bottéro, J. (1989). Mesopotamia. Scrittura, ragione e dei. Torino: Einaudi.

  • Bottéro, J. (2001). Religion in Ancient Mesopotamia. Chicago: University of Chicago Press.

  • Kramer, S. N. (1963). The Sumerians: Their History, Culture, and Character. Chicago: University of Chicago Press.

  • Pettinato, G. (1994). La religione nella Mesopotamia antica. Roma-Bari: Laterza.

  • Black, J., & Green, A. (1992). Gods, Demons and Symbols of Ancient Mesopotamia. London: British Museum Press.

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mitologia sumerasumeri

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