Questo testo è tratto dal libro
“Archeoastronomia. Il Megalitismo, il tempo ciclico e la vita oltre la morte”
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“Bisogna vedere il mare e rivederlo. Naturalmente esso non può spiegare tutto di un passato complesso, costruito dagli uomini con una dose più o meno elevata di logica, di capriccio e di aberrazione, ma rimette con pazienza al loro posto le esperienze del passato, restituendo a ognuna i primi frutti della sua esistenza, e le colloca sotto un cielo, in un paesaggio che possiamo vedere con i nostri occhi, uguali a quelli di un tempo. Per un momento, di attenzione o di illusione, tutto sembra rivivere.”

Il complesso templare di Mnajdra è un monumento preistorico situato sull’isola di Malta, a poca distanza dal tempio di Hagar Qim. Il complesso, che sorge sopra un plateau elevato che si affaccia sul mare, è costituito da tre edifici separati, nei quali si distinguono almeno due delle principali fasi architettoniche dell’epoca megalitica maltese: quella dei templi con facciata a tre portali (3.600-3.000 a.C.) e quella dei templi a facciata ricurva con portale unico (3.000-2.600 a.C.) (A. Anati e E. Anati, 1988).

Il culto della fertilità
Nella società preistorica maltese il culto religioso era profondamente legato alla fertilità, intesa come principio universale di generazione, rinnovamento e continuità della vita. Al centro di questo sistema simbolico vi era la venerazione della Grande Madre, divinità associata alla terra, alla fecondità dei campi e alla capacità generatrice del corpo femminile, rappresentata attraverso celebri statuette dalle forme abbondanti e accentuate. Queste figure, spesso definite “obese”, non avevano una funzione estetica ma rituale e simbolica: l’enfasi su ventre, fianchi e seni richiamava l’abbondanza, la gravidanza e la nutrizione, elementi essenziali per la sopravvivenza della comunità agricola. Il culto della fertilità si integrava con l’osservazione dei cicli naturali e astronomici, come dimostra l’orientamento dei templi, trasformando i rituali religiosi in momenti di armonizzazione tra essere umano, terra e cosmo. In questo contesto, la fertilità non riguardava solo la nascita biologica, ma l’intero ciclo vitale — semina, raccolto, morte e rinascita — concepito come un processo eterno e sacro.
L’architettura megalitica dei templi
I blocchi di pietra calcarea impiegati nella costruzione dei templi furono reperiti nei dintorni dell’area designata a ospitare le costruzioni e probabilmente non fu necessaria alcuna operazione di cava per staccarli dalla roccia dato che tutto il promontorio abbonda di macigni già fratturati naturalmente. I costruttori selezionarono i più adatti alle loro esigenze e li sbozzarono con rudimentali strumenti litici fino a ottenere la forma desiderata. Il trasporto dei macigni dovette richiedere l’impiego di moltissimi uomini. Le asperità del terreno impedivano il trascinamento dei blocchi più grandi e di conseguenza è probabile che vennero fatti rotolare poco per volta utilizzando delle leve come mezzo di spinta.
Il complesso di Mnajdra mostra architravi e blocchi orizzontali in quota di peso variabile (compreso tra 900 e 15.000 kg); si pensa che vennero sollevati fino all’altezza di 3 metri poco alla volta mediante l’utilizzo di leve e muretti ausiliari, alzati a loro volta gradualmente fino al raggiungimento dell’altezza desiderata (A. Anati e E. Anati, 1988). Il trasporto e la messa in opera di un singolo blocco poteva dunque richiedere settimane di lavoro e uno sforzo di natura fisica che ad oggi potrebbe sembrare inconcepibile. L’uomo arcaico, tuttavia, era abituato a questa condizione dal momento che la sua sopravvivenza dipendeva da un’ampia serie di attività che richiedevano quotidiana pazienza e dedizione al lavoro.

I templi di Mnajdra furono costruiti in successione nell’arco di 500 o 1000 anni; perciò, il loro sviluppo stilistico e strutturale riflette in parte l’evoluzione sociale della comunità preistorica maltese. I templi A e B mostrano elementi architettonici comuni e una relativa povertà di arredi litici. Il tempio A è il più piccolo ed è caratterizzato da un’entrata a tre portali e da una pianta trilobata, mentre le dimensioni ridotte dei macigni impiegati inducono a pensare che sia anche il più antico. Il tempio B ricalca nello stile il primo ma a differenza di quest’ultimo fu sviluppato su una pianta pentalobata utilizzando macigni di dimensioni maggiori. Alla sinistra del tempio B, sorge il tempio C, il più complesso per ricchezza di arredi e varietà dei locali che lo costituiscono (A. Anati e E. Anati, 1988).
Agli ambienti interni del tempio C vi si accede attraversando il portale che domina la facciata ricurva realizzata con blocchi ciclopici. La valenza simbolica del portale è indiscutibile dato che identifica il passaggio tra il mondo profano e quello sacro. Il primo ambiente contiene due absidi contrapposte, quella di destra è collegata a due vani laterali multivalenti, quella di sinistra, invece, contiene arredi litici funzionali allo svolgimento di attività divinatorie. Il vano più interessante dell’abside destra non è accessibile dall’interno del tempio, ma è collegato a esso per mezzo di uno spioncino largo poche decine di centimetri. Questa particolare caratteristica ha dato credito a speculazioni più o meno fondate riguardo l’utilizzo di questo vano; tuttavia, è logico ipotizzare che fosse un ambiente oracolare destinato a contenere un elemento di culto che per motivi iniziatici non poteva essere mostrato a tutti. Al centro della parete occidentale si trova un secondo portale che conduce a un ambiente più ristretto e privato con una piccola abside con altare perfettamente allineata con i due portali megalitici sull’asse Est-Ovest. Anche se non abbiamo indicazioni in merito alle attività religiose praticate in questo ambiente si può tranquillamente ipotizzare che fosse il luogo più importante di tutto il complesso. L’allineamento con l’altare conferisce ai portali una valenza simbolica, perlopiù legata all’idea di “passaggio”, inteso come accesso a un livello più profondo della sacralità, che al tempo stesso poteva essere sia fisico che spirituale. A destra e a sinistra dell’altare si aprono altri due ambienti, quello di sinistra contiene un altare a forma di fungo, mentre quello di destra potrebbe essere una sala riservata a esponenti di rango elevato.
L’orientamento astronomico del tempio C
Il tempio C del complesso di Mnajdra è uno dei più antichi esempi di architettura monumentale al mondo e una delle prime opere umane a unire la funzione religiosa a quella calendariale. Il portale esterno e il portale interno sono disposti lungo un asse orientato verso il punto in cui sorge il Sole durante l’equinozio (che corrisponde all’Est preciso).
Il portale che divide gli ambienti interni è stato concepito per segnalare le variazioni stagionali del moto apparente del Sole, in modo da esaltare la valenza simbolica dell’eterna ciclicità degli eventi. Il sito di Mnajdra è particolarmente interessante perché l’orientamento astronomico, grazie agli assi incrociati, crea dei segnali luminosi in occasione di tutti e quattro i più importanti eventi astronomici dell’anno, gli Equinozi ed i Solstizi (De Franceschini, 2012).

La porta che introduce alla stanza dell’altare è composta da due blocchi verticali e da un grosso architrave monolitico. Ai lati di questo sistema trilitico si trovano altri blocchi rettangolari decorati con una fitta serie di fori che vanno a comporre una facciata monumentale.
All’alba dell’equinozio, la luce del Sole attraversa il portale principale e il portale interno, illuminando l’altare situato al centro del secondo ambiente (immagine A). Su questo altare venivano probabilmente collocate alcune delle tante statuette “obese” ritrovate all’interno del tempio. Un mese dopo l’equinozio d’autunno, a metà ottobre, la luce dell’alba raggiunge il blocco verticale collocato alla destra del portale (immagine B) e dopo altro mese illumina la parte centrale del secondo e ultimo blocco di destra (immagine C). Durante il solstizio d’inverno, la luce del Sole penetra obliquamente attraverso la porta principale creando una sottile striscia luminosa che raggiunge il margine destro del portale monumentale interno (immagine D). Il Sole, dopo aver raggiunto il punto di arresto a sud-est nel giorno del solstizio d’inverno, inverte il suo moto apparente lungo l’orizzonte e le la luce dell’alba comincia a spostarsi giorno dopo giorno verso sinistra, raggiungendo nuovamente il centro del portala nel giorno dell’equinozio di primavera (immagine G). Dopo l’equinozio di primavera la luce dell’alba si muove giorno dopo giorno alla sinistra del portale e dopo tre mesi raggiunge il margine sinistro nel giorno del Solstizio d’estate (immagine L). A questo punto il moto si inverte nuovamente e dopo tre mesi la luce dell’alba si allinea nuovamente con i portali e penetra nuovamente fino all’altare più interno (immagine O). A questo punto inizia un altro ciclo di rinnovamento che si inserisce nell’eterna ciclicità del tempo.

La diversa illuminazione creata dai raggi del Sole sui vari massi del portale forniva quindi precise indicazioni cronologiche sulle stagioni e sullo scorrere del tempo. Nel Tempio C si svolgevano sicuramente cerimonie religiose legate al ciclo della natura (probabilmente in concomitanza con il periodo della semina e del raccolto) e cerimonie legate al ciclo della vita umana.
Il calendario solare di Mnajdra, a Malta, rappresenta una delle più alte espressioni del genio umano nell’armonizzare architettura e cosmo. Ogni giorno, la luce del sole penetra nel portale interno, tracciando con precisione il ritmo delle stagioni e trasformando la pietra in un orologio sacro. Questo incontro di luce e materia non è soltanto un calcolo astronomico, ma il simbolo di un ciclo senza fine, un perpetuo rinnovarsi in cui l’inizio si fonde con la conclusione. Come una doppia spirale che avanza e si rovescia, per poi riprendere il suo movimento all’infinito, Mnajdra diviene immagine tangibile dell’eternità.
All’interno del tempio, questo principio trova il suo cuore simbolico: la fertilità, forza generatrice che rende possibile il ciclo stesso. Le statuette femminili dalle forme opulente, icone della Grande Madre, incarnano la potenza della vita che nasce, cresce, muore e ritorna. Così, Mnajdra unisce il respiro del cielo al grembo della terra, celebrando il ritmo immutabile che lega luce, tempo e generazione.
Immagina allora un rituale: nel giorno dell’equinozio, quando le forze della natura sono in perfetto equilibrio, la luce che penetra il tempio accende il grembo della pietra, e la comunità, raccolta in silenzio, celebra questo momento. Pietra, luce e corpo si fondono in un unico gesto sacro, rinnovando l’alleanza tra cielo e terra, tra l’uomo e il ciclo infinito della vita.













Questo video mostra nel dettaglio il funzionamento del calendario solare di Mnajdra. Grazie a questo strumento gli antichi costruttori potevano programmare tutte le attività, da quelle divinatorie a quelle necessarie al sostentamento.
Riferimenti bibliografici
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Braudel, F., Memorie del Mediterraneo, 1987.
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Anati, E.; Anati, A., I templi megalitici di Malta, 1988.
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De Franceschini, M., Orientamenti astronomici nei templi megalitici di Malta, 2012.






