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IL PARADOSSO PREISTORICO

Dicembre 9, 20166 minute read

Questo testo è tratto dal libro
“Archeoastronomia. Il Megalitismo, il tempo ciclico e la vita oltre la morte”
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Libro dedicato al megalitismo

Le indagini sul genoma umano hanno dimostrato che le qualità genetiche della nostra specie si erano già formate quando i nostri antenati iniziarono a migrare dall’Africa al Levante, all’incirca 100.000 anni fa, e che le piccole variazioni del genoma avvenute a partire da quell’epoca non sono sufficienti per giustificare l’enorme complessità dei comportamenti acquisiti dall’uomo nelle epoche più recenti della storia (Renfrew, 2007; Stringer, 2012). La transizione tra la vita nomade e quella sedentaria ebbe inizio soltanto attorno al 12.000 a.C. nelle regioni del Levante, ciò significa che coloro che vissero in quelle regioni durante il Paleolitico non modificarono il loro regime di sussistenza per circa 90.000 anni (Renfrew, 2007; Bar-Yosef, 2001). La sedentarietà favorì invece lo sviluppo di numerose innovazioni tecniche e sociali concatenate e trasformazioni dei modi di vivere (Renfrew, 2007; Cauvin, 2000).

Se le qualità genetiche della nostra specie si erano già formate 60.000 anni fa, come mai ci vollero 50.000 anni prima che si verificasse un significativo progresso sociale e tecnologico? E per quale motivo l’adozione di una dimora fissa fece scattare la scintilla che avviò il motore del progresso? (Renfrew, 2007; Mithen, 1996).

Il Paradosso preistorico verte proprio sullo scarto temporale che separa la formazione del genoma umano moderno e il “decollo” socioculturale (Renfrew, 2007).

Oggi sappiamo per certo che l’evoluzione culturale e tecnologica dell’Homo sapiens non fu determinata da nuove qualità genetiche emerse improvvisamente all’alba del Neolitico e che le abilità cognitive degli uomini delle caverne non erano inferiori a quelle di coloro che gettarono le basi della civiltà durante la rivoluzione neolitica, né rispetto agli uomini del ventunesimo secolo (Renfrew, 2007; Tattersall, 2009). Dunque, quale è la sostanziale differenza tra queste lontane generazioni di uomini?

volto di un uomo di neanderthal

Lo sviluppo del linguaggio articolato facilitò la condivisione delle esperienze personali e la trasmissione del sapere, favorendo la formazione di un bagaglio culturale comune (Renfrew, 2007; Deacon, 1997). Con il passare dei millenni, l’accrescimento del sapere fece sì che ogni individuo potesse beneficiare dell’esperienza accumulata dalle generazioni precedenti; tuttavia, la condivisione delle esperienze personali fu drasticamente limitata per tutta la durata del Paleolitico a causa dell’esiguo numero di persone che vivevano a stretto contatto tra loro (Renfrew, 2007; Kelly, 2013). Ogni clan nomade era composto da non più di 20–30 individui e raramente entrava in contatto con altri gruppi. Il nomadismo, inoltre, limitava lo sviluppo della cultura materiale, poiché gli strumenti dovevano essere di dimensioni contenute per facilitare i frequenti spostamenti (Kelly, 2013).

Lo sviluppo dei primi insediamenti stabili e dell’agricoltura determinò un significativo aumento demografico, cosicché sempre più individui si confrontarono con le esperienze altrui (Renfrew, 2007; Childe, 1936). La condivisione del sapere nei villaggi fu terreno fertile per l’accrescimento della conoscenza e per la sperimentazione di nuove idee (Renfrew, 2007). Questo contesto esaltò le abilità concettuali dell’uomo — abilità che non potevano essersi formate improvvisamente con la rivoluzione neolitica, ma che dovevano essere latenti da decine di migliaia di anni (Renfrew, 2007).

L’arretratezza tecnica e sociale dei nostri antenati non deve ingannare: coloro che vivevano di caccia e raccolta nelle caverne non erano meno intelligenti di chi iniziò a produrre il cibo autonomamente o di chi fondò le prime città (Renfrew, 2007). Tale arretratezza è spiegata dal fatto che disponevano di un bagaglio culturale limitato e di scarse occasioni di confronto, rispetto alle generazioni successive. La nascita della sedentarietà e l’aumento demografico arricchirono quel bagaglio culturale (Renfrew, 2007). L’adozione di una casa cambiò radicalmente la condizione umana: facilitò il domesticamento di piante e animali e lo sviluppo di tecniche per trasformare e conservare le risorse alimentari. Lungo le sponde dei fiumi mesopotamici iniziarono a emergere sistemi socioeconomici in grado di generare eccedenze e alimentare attività artigianali e commerciali (Renfrew, 2007; Pollock, 1999).

volto di un uomo di neanderthal

I villaggi nei territori fertili del Vicino Oriente crebbero rapidamente fino a formare città con stratificazione sociale complessa e forte specializzazione del lavoro (Pollock, 1999). L’introduzione della scrittura facilitò la gestione dei rapporti sociali e l’accrescimento del sapere (Renfrew, 2007; Goody, 1986). Non è un caso che lo sviluppo delle prime civiltà storiche coincida con sistemi in grado di conservare in forma indiretta l’informazione.

L’istruzione resta fondamentale per accedere alle capacità concettuali della mente, oggi come 60.000 anni fa (Renfrew, 2007; Donald, 1991). I bambini nei paesi sviluppati beneficiano fin dall’infanzia di un contesto sociale ricco di informazioni. La maggior parte di ciò che apprendiamo deriva dall’esperienza cumulativa dell’umanità. Perciò, il bagaglio culturale accumulato di generazione in generazione consente a ogni individuo di conoscere il mondo senza doverlo scoprire con le proprie sole forze (Renfrew, 2007). In contraste, i bambini rurali di un secolo fa avevano accesso a un’informazione molto più limitata, legata principalmente alla vita agricola: le loro capacità concettuali furono inevitabilmente inferiori, pur partendo da potenzialità equivalenti. Analogamente, un confronto tra un uomo del XXI secolo e uno dell’età della pietra mostra grandi differenze apparenti, malgrado variazioni genetiche trascurabili negli ultimi 60.000 anni (Renfrew, 2007; Boyd & Richerson, 2005).

È stato l’accumulo del sapere, facilitato dalla capacità di trasmetterlo alle generazioni successive, a determinare lo sviluppo sociale e tecnologico dell’uomo. Se un bambino di oggi crescesse senza istruzione e isolato dal progresso, in condizioni simili a quelle paleolitiche, una volta adulto apparirebbe “primitivo” e non riuscirebbe a inserirsi nel contesto sociale moderno (Tomasello, 1999).

Gli antropologi distinguono la storia dell’evoluzione umana in due fasi: speciazione e tettonica (Renfrew, 2007). La prima, durata milioni di anni, vide l’emergere di nuove capacità genetiche (camminare eretti, linguaggio). La seconda vide lo sviluppo delle capacità culturali attraverso l’accumulo di sapere tramite trasmissione. Un esempio è la produzione autonoma di cibo, frutto di un processo selettivo durato molte generazioni (Renfrew, 2007). Anche se l’evoluzione genetica proseguì in questa fase, il suo impatto fu costo significativamente minore rispetto a quello culturale (Renfrew, 2007; Boyd & Richerson, 1985).

Fonti bibliografiche

  • Bar-Yosef, O. (2001). From sedentary foragers to village hierarchies: The emergence of social institutions.

  • Boyd, R., & Richerson, P. J. (1985). Culture and the evolutionary process. University of Chicago Press.

  • Boyd, R., & Richerson, P. J. (2005). The origin and evolution of cultures. Oxford University Press.

  • Cauvin, J. (2000). La nascita delle divinità, la nascita dell’agricoltura. Jaca Book.

  • Childe, V. G. (1936). Man makes himself. Watts & Co.

  • Deacon, T. W. (1997). The symbolic species: The co-evolution of language and the brain. W. W. Norton.

  • Donald, M. (1991). Origins of the modern mind. Harvard University Press.

  • Goody, J. (1986). The logic of writing and the organization of society. Cambridge University Press.

  • Kelly, R. L. (2013). The lifeways of hunter-gatherers. Cambridge University Press.

  • Mithen, S. (1996). The prehistory of the mind. Thames & Hudson.

  • Pollock, S. (1999). Ancient Mesopotamia. Cambridge University Press.

  • Renfrew, C. (2007). Prehistory: The making of the human mind. Modern Library.

  • Stringer, C. (2012). Lone survivors: How we came to be the only humans on Earth. Times Books.

  • Tattersall, I. (2009). The fossil trail: How we know what we think we know about human evolution. Oxford University Press.

  • Tomasello, M. (1999). The cultural origins of human cognition. Harvard University Press.

Tags:

evoluzione culturalepreistoria

Divulgatore storico esperto in archeoastronomia.

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