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“Archeoastronomia. Il Megalitismo, il tempo ciclico e la vita oltre la morte”
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C’è stato un tempo, millenni fa, in cui il continente europeo era un’unica grande realtà, dalle coste atlantiche al Mar Nero. Di quella che fu la prima Europa restano soltanto gigantesche testimonianze di pietra, i famosi monumenti megalitici che da allora non hanno mai smesso di colpire la fantasia degli uomini.
Ai primordi della civiltà, la pietra, figlia della Madre Terra, per la sua incorruttibilità e inalterabilità, corrispondeva al simbolo della perennità che permetteva all’essere umano di continuare a vivere idealmente oltre il determinato limite imposto dalla sua vita biologica. Per mezzo suo, egli credeva di poter penetrare nella sfera del soprannaturale, teso alla ricerca di una condizione che gli permettesse di perpetuare la propria esistenza al di là della soglia della morte. Secondo tale principio, qualsiasi intervento umano orientato a stabilire un rapporto di continuità tra la dimensione della natura umana e la sfera extra-corporea passava anche attraverso l’uso della materia litica che per sua struttura mantiene nel tempo le proprie caratteristiche di inalterabilità.
Tratto da “L’orizzonte culturale del megalitismo” di Marisa Grande. BESA editrice. Pag.50-51
Il Megalitismo è una manifestazione architettonica della preistoria caratterizzata da costruzioni di pietra erette con grandi blocchi comunemente definiti “megaliti”. Le testimonianze più antiche risalgono al Mesolitico e si trovano in Anatolia, ma è durante il Neolitico che il Megalitismo si manifesta su vasta scala dando origine a un fenomeno culturale di dimensioni globali che in alcune regioni si protrae fino all’Età del Ferro.
I monumenti megalitici più antichi sono localizzati nelle regioni atlantiche del continente europeo e nel bacino del Mediterraneo; nelle regioni atlantiche sono distribuiti in maniera omogenea lungo una fascia immaginaria che attraversa Danimarca, Irlanda, Regno Unito, Francia, Spagna e Portogallo, mentre nel bacino del Mediterraneo le testimonianze più importanti sono concentrate in Sardegna, Sicilia, Malta, Isole Baleari e Grecia.
Tra i monumenti megalitici si distinguono due modelli strutturali primigeni e le rispettive forme derivate. I modelli primigeni sono il dolmen e il menhir, mentre i dolmen a corridoio, le tombe a galleria, i cromlech e gli allineamenti di menhir sono forme derivate.
- Il Dolmen (dal bretone: dol e men,“tavola di pietra”) è una tomba megalitica a camera singola realizzata con due o tre megaliti verticali sormontati da un lastrone orizzontale che funge da copertura. Il dolmen può essere semplice o a corridoio. Nel caso di un dolmen a corridoio, la struttura trilitica della camera di sepoltura è preceduta da un corridoio delimitato da due file parallele di megaliti, a loro volta sormontati da architravi di copertura. La “tomba a corridoio” (o “tomba a galleria”) è invece costituita da un tumulo di pietra o terra (detto cairn) e da una camera interna collegata all’esterno per mezzo di un corridoio di accesso. Molte tombe a galleria presentano camere sepolcrali circolari o cruciformi che per convenzione vengono definite dolmen anche se differenti rispetto al modello di riferimento.
- Il Menhir (dal bretone: men e hir, “pietra lunga”) è un megalite eretto singolarmente. Un insieme di menhir allineati in cerchio, a volte uniti col sistema trilitico a formare un santuario con funzioni cerimoniali e astronomiche prende il nome di cromlech (dal gallese: crom e lech, “cerchio di pietra”). Esistono anche file allineate di Menhir con funzioni cerimoniali.
A sinistra l’aspetto caratteristico di un dolmen semplice. A destra due menhir.
Origine e diffusione del megalitismo in Europa
Il megalitismo è un fenomeno architettonico e culturale che si sviluppò in Europa tra il V e il II millennio a.C., con oltre 35.000 monumenti in pietra, tra cui dolmen, menhir e circoli megalitici. Il suo simbolo più celebre è Stonehenge, costruito nel III millennio a.C. in Inghilterra.
Studi genetici dimostrano che i costruttori dei grandi monumenti megalitici europei discendevano dagli agricoltori neolitici originari dell’Anatolia, migrati in Europa tra il VII e il V millennio a.C. Queste migrazioni seguirono due direttrici principali: una terrestre lungo il Danubio e una marittima nel Mediterraneo. In molte regioni, come le Isole Britanniche, i nuovi arrivati soppiantarono rapidamente le popolazioni locali di cacciatori-raccoglitori.
Le più recenti datazioni al radiocarbonio indicano che il megalitismo europeo ebbe origine nella seconda metà del V millennio a.C. nella Francia nord-occidentale e lungo la costa atlantica della Penisola Iberica, anticipando di circa mille anni le architetture megalitiche di Malta e Creta. La Francia nord-occidentale è considerata il principale centro di origine grazie alla presenza di strutture di transizione pre-megalitiche.
Nel IV millennio a.C. il fenomeno si diffuse nelle Isole Britanniche, in Scandinavia e nel Mediterraneo occidentale, dando vita a tradizioni architettoniche locali in Sardegna, Corsica, Baleari e Malta. Forme megalitiche comparvero anche in Europa orientale, nel Caucaso, in Africa settentrionale, nel Medio Oriente e, più tardi, in Asia e in America.
Il megalitismo è legato a società agricole sparse, prive di grandi insediamenti stabili, per le quali i monumenti di pietra svolgevano un ruolo religioso, sociale e territoriale. Essi fungevano da centri di aggregazione, simboli identitari e punti di riferimento per comunità mobili. La costruzione di questi monumenti presuppone una forte motivazione religiosa e un’elevata organizzazione sociale.
In conclusione, la cultura megalitica non solo contribuì alla formazione delle prime comunità europee strutturate, ma influenzò anche lo sviluppo delle grandi civiltà storiche, lasciando un’eredità monumentale che ancora oggi testimonia l’importanza simbolica e sociale della pietra nel mondo antico.

Tecniche di costruzione
La realizzazione di una struttura megalitica iniziava con l’estrazione di un grande blocco di pietra dalla cava. Il blocco veniva sbozzato e levigato per poi essere trasportato su rulli di legno fino al luogo della messa in opera, dove veniva portato in posizione verticale facendo scivolare una delle due estremità in una buca precedentemente scavata (Renfrew, 1976). La buca veniva poi colmata con sassi e terra in modo da stabilizzare il blocco appena eretto. Nel caso di un singolo menhir il lavoro era a questo punto terminato. Nel caso della costruzione di un dolmen il lavoro invece continuava con l’erezione di un secondo blocco verticale, cui faceva seguito la parte più delicata del lavoro: il posizionamento della lastra orizzontale sopra alle pietre verticali (Daniel, 1972). Per fare ciò veniva realizzata una collinetta attorno ai blocchi verticali fino alla loro sommità. Sopra questa collinetta veniva poi trasportata la lastra orizzontale per essere posizionata sui blocchi verticali (Atkinson, 1979). A questo punto la struttura di pietra poteva essere ricoperta interamente di terra o pietra, oppure poteva essere ripulita dal terrapieno per lasciare il dolmen scoperto. L’ipotesi di costruzione appena riportata è stata comprovata dal lavoro di una equipe coordinata dall’archeologo francese J.P. Mohen, che nel 1979 riuscì a costruire un dolmen con una lastra orizzontale del peso di 32 tonnellate (Mohen, 1990).

Menhir di Locmariaquer. V millennio a.C.. Il Gran Menhir Brisé giace a terra spezzato in quattro tronconi, ma all’origine raggiungeva i 20 metri di altezza ed un peso complessivo di circa 300 tonnellate. Questo menhir faceva probabilmente parte di un allineamento che comprendeva altri 18 megaliti eretti. fonte immagine
Utilizzo dei monumenti megalitici e allineamenti astronomici
Grazie alla ricerca archeologica è stato scoperto molto in merito alle motivazioni che spinsero gli agricoltori del Neolitico a costruire imponenti costruzioni di pietra, sia per ciò che concerne il loro significato ideologico e religioso, sia per ciò che riguarda la loro funzione sociale (Renfrew, 1983). Alcune strutture erano utilizzate per scopi funerari, altre avevano un significato commemorativo e altre ancora venivano utilizzate per lo svolgimento dei riti comunitari e per l’osservazione del cielo (Hawkins, 1965; Burl, 1987). Studi di archeoastronomia eseguiti su queste strutture hanno evidenziato la presenza di svariati allineamenti celesti (Hoskin, 2001). Molti menhir erano infatti utilizzati per traguardare l’orizzonte in corrispondenza dei punti in cui sorge o tramonta il Sole durante i solstizi o gli equinozi, oppure in corrispondenza dei punti in cui la Luna raggiunge la massima o la minima declinazione, o ancora dove le principali stelle ascendevano in levata eliaca (Ruggles, 1999).
Quali fossero le conoscenze astronomiche delle popolazioni neolitiche europee è possibile desumerlo dallo studio delle strutture megalitiche che hanno realizzato e dall’interpretazione delle incisioni rupestri (Aveni, 2001). L’analisi di queste strutture ha dimostrato che i costruttori megalitici sapevano:
- Riconoscere le variazioni del moto apparente del Sole e della Luna
- Stabilire con precisione i giorni dei solstizi e degli equinozi
- Misurare la durata di un anno solare
- Individuare le direzioni esatte dei punti cardinali
- Riconoscere le variazioni stagionali del cielo notturno
- Prevedere la levata eliaca di una stella
Grazie a queste conoscenze, gli uomini del Neolitico crearono dei calendari convenzionali per la programmazione delle opere agricole e delle celebrazioni comunitarie. Sarebbe però ingenuo pensare che tutti i membri di una determinata comunità fossero a conoscenza dei segreti del cielo; pertanto, si può ipotizzare che ogni gruppo fosse guidato da un ristretto numero di sacerdoti/astronomi preposti a misurare il tempo attraverso l’osservazione del cielo (Veneziano). È inoltre possibile che i custodi delle conoscenze astronomiche detenessero un prestigio pari, se non addirittura superiore, a quello dei capi tribù.
Il significato simbolico dell’architettura megalitica
I dolmen e le tombe a galleria sono monumenti megalitici del Neolitico utilizzati per seppellire i defunti. I grandi tumuli di pietra avevano probabilmente un significato commemorativo ed erano destinati ad accogliere i membri più importanti della comunità. Il principio della pratica funeraria consisteva nel deporre il defunto a contatto con la terra, disposto lungo la direttrice ovest-est che richiama l’apparente e misterioso percorso notturno del Sole (Grande, 2008). Il Sole, riapparendo all’orizzonte orientale ogni mattina, assicurava il rinnovamento dei cicli vegetativi degli esseri viventi e idealmente, grazie alla sua azione fecondante, poteva garantire la perennità della vita ultraterrena dei defunti. Quest’ultimi, al pari dei semi vegetali, venivano deposti nella nuda terra per “rinascere” come la vegetazione in primavera (Grande, 2008). Per tale ragione l’entrata dei dolmen e delle tombe a corridoio veniva frequentemente rivolta verso il punto in cui sorge il Sole nel giorno del solstizio d’inverno. Nel giorno più corto dell’anno il Sole muore metaforicamente, ma nei giorni successivi al solstizio, quando le giornate ricominciano ad allungarsi, manifesta la sua rinascita. Questo momento dell’anno veniva considerato il punto di partenza che dava il via al rifiorire della natura; pertanto, era perfetto per propiziare la rinascita dello spirito dopo la morte.

I menhir associati ai dolmen e alle tombe a corridoio erano preposti a collegare idealmente il mondo occulto degli spiriti con il cielo e a catalizzare l’azione fecondante del Sole al fine di sottrarre lo spirito dell’uomo all’esistenza temporale. Ciò avrebbe assicurato la sopravvivenza dello spirito nella ciclica continuità del tempo (Grande, 2018). La forma fallica dei Menhir rimanda la mente al principio naturale di fertilità che ha determinato la nascita dei sentimenti religiosi legati alla sopravvivenza dello spirito, mentre la struttura delle tombe a corridoio richiama la forma del grembo materno.
Il modello di entrambi i monumenti, trilitico per i dolmen, monolitico per i menhir è simile in ogni luogo e risponde in modo semplice e diretto alla loro specifica funzione. Il principio della regola vuole che i dolmen siano come porte aperte sul mondo sotterraneo dell’aldilà e perciò collegati ai miti ctoni, al culto dei morti e alle divinità lunari, mentre i menhir, che emergono da quel mondo, siano collegati ai miti astrali e al culto solare e delle divinità diurne. Entrambi i monumenti caratterizzano le espressioni artistiche di tutta la cultura megalitica, sia europea che extra-europea, che persegue i medesimi intenti e pratica i medesimi culti.
Definire il sistema di diffusione di tali monumenti non è facile, poiché la distribuzione dei megaliti non segue le più note traiettorie legate alle pratiche neolitiche dell’agricoltura e dell’allevamento, originate in Asia Minore ed estese poi in Europa attraverso l’area mediterranea. Né lo si può associare al percorso di propagazione delle lingue indoeuropee, in quanto è stato scoperto che queste, già collegate agli Arii (tribù provenienti dalle aree dei Balcani e dei Carpazi a partire dalla fine del V millennio a.C.), seguono, invece, il lento procedere delle genti neolitiche in area europea. Il linguaggio dei megaliti si diffonde per via di una comune concezione della vita e della morte, elaborata da un popolo che esprime la propria spiritualità in modo semplice ma efficace, con una comunicazione essenziale e netta, affidata al valore simbolico del linguaggio delle pietre. Il ciclo vita-morte dell’uomo veniva affidato alla Madre Terra e alla pietra che lo proteggeva. Il dolmen assumeva, perciò, un’importanza e un carattere religioso in relazione al destino dei defunti. Essendo anche, di riflesso, di tutta la comunità simile a quello del singolo, il dolmen diventava il simbolo universalmente riconosciuto di un popolo che affidava alla perennità delle grandi pietre il compito di rendere immortale l’essere, sottraendo la sua energia vitale alla caducità dell’esistenza materiale, per perpetuare la ciclica sopravvivenza del suo spirito. Le pietre, così, in virtù della loro “durata senza mutamenti”, venivano elette a simbolo stesso dell’immortalità. A esse, figlie della roccia con cui si costruivano anche i menhir, veniva quindi affidato il compito di ancorare il seme/uomo alla terra e di garantirgli, al pari del seme vegetale, la continuità della vita nella perennità del ciclo nascita/morte/rinascita.Tratto da “L’orizzonte culturale del Megalitismo” di Marisa Grande. BESA Editrice. Pag. 59-60

La pietra, grazie al suo aspetto immutabile, era considerata il simbolo dell’immortalità dell’anima. Tale convinzione diede origine al fenomeno del megalitismo funerario, che ha prodotto migliaia di esempi in tutta Europa e non solo. Non potendo citare ogni singolo monumento megalitico europeo mi limiterò a descrivere i più importanti, con particolare attenzione alla valenza simbolica del loro orientamento astronomico, ai simboli a essi correlati e alle similitudini prodotte dall’arte megalitica in varie regioni d’Europa.
Riferimenti bibliografici
- Grande, M., L’orizzonte culturale del Megalitismo, 2008.
- D’Auria, F., Origine e diffusione dei megaliti. Una cultura che viaggiò attraverso il mare, 2020.
- Renfrew, C., Before Civilization. The Radiocarbon Revolution and Prehistoric Europe, 1973.
- Renfrew, C., The Prehistory of Europe, 1976.
- Daniel, G., The Megalith Builders of Western Europe, 1972.
- Atkinson, R. J. C., Stonehenge, 1979.
- Mohen, J.-P., Le temps de la préhistoire, 1990.
- Hawkins, G. S., Stonehenge Decoded, 1965.
- Burl, A., The Stone Circles of Britain, Ireland and Brittany, 1987.
- Hoskin, M., Tombs, Temples and Their Orientations, 2001.
- Ruggles, C. L. N., Astronomy in Prehistoric Britain and Ireland, 1999.
- Aveni, A. F., Skywatchers, 2001.






