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GOBEKLI TEPE, un santuario dell’età della pietra

Febbraio 16, 202612 minute read

Questo testo è tratto dal libro
“Archeoastronomia. Il Megalitismo, il tempo ciclico e la vita oltre la morte”
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Libro dedicato al megalitismo

Göbekli Tepe non rappresenta soltanto una straordinaria anomalia archeologica, ma un punto di svolta nel modo in cui comprendiamo l’origine della civiltà. Il sito suggerisce che non furono l’agricoltura e la sedentarietà a generare il bisogno del sacro, bensì, al contrario, che una visione simbolica e cosmologica del mondo spinse gruppi umani ancora nomadi a cooperare, organizzarsi e trasformare il paesaggio. Prima ancora di addomesticare piante e animali, l’uomo sembra aver sentito l’urgenza di “addomesticare” il caos dell’esistenza attraverso il rito, il mito e l’architettura monumentale, inscrivendo nella pietra la propria relazione con il cosmo. Göbekli Tepe ci obbliga così a riconsiderare l’essere umano non solo come homo faber o homo economicus, ma come homo symbolicus: un essere che costruisce comunità attorno a significati condivisi e che guarda al cielo per dare ordine al tempo e senso alla propria finitezza. In questo dialogo primordiale tra terra e stelle, tra animale e divino, il complesso anatolico si erge come testimonianza di una verità ancora attuale: la civiltà non nasce soltanto dal bisogno di sopravvivere, ma dal desiderio profondamente umano di appartenere a qualcosa di più grande di sé.

Sito archeologico di gobekli tepe

Gobekli Tepe è un sito archeologico dell’età della pietra scoperto in un’arida regione della Turchia situata ai margini settentrionali della pianura di Harran, nelle vicinanze dall’odierna città di Şanliurfa. Gli scavi del sito, iniziati nel 1995, hanno portato alla luce i resti di un monumentale santuario di pietra, le cui parti più antiche risalgono a un epoca compresa tra il 10.200 e il 9.200 a.C. (Schmidt, 2016).

Gobekli Tepe è una rara istantanea del momento di transizione durante il quale alcuni gruppi nomadi iniziarono a sperimentare un senso di appartenenza a un territorio, sospinti probabilmente da ragioni di tipo religioso e culturale.

La costruzione del complesso coinvolse presumibilmente centinaia di uomini, ma nelle sue vicinanze non è stata trovata alcuna traccia di strutture insediative, ma soltanto esigui resti materiali riconducibili a semplici accampamenti. Si è scoperto che una società di cacciatori-raccoglitori parzialmente stabile si adoperò per realizzare santuari circolari con muri di pietra a secco e per erigere imponenti pilastri che potessero accentrare le concezioni religiose di una società ampia e segmentata (Schmidt, 2016).         

pilastro a forma di T di gobekli tepe con rappresentazioni del mondo animale
Altorilievi con rappresentazioni animali su pilastri a forma di “T”

Il sito è suddiviso in tre strati. Lo strato III, risalente a un’epoca compresa tra 10.200 e 9.200 a.C., presenta quattro recinti di pietra di dimensioni variabili tra 5 e 10 metri di diametro, con all’interno caratteristiche coppie di pilastri a forma di T. Alcuni pilastri che compongono i recinti sono decorati con rappresentazioni in bassorilievo ispirate al mondo animale, mentre quelli centrali del recinto D presentano addirittura capi di abbigliamento e braccia stilizzate al fine di riprodurre astrattamente la figura umana. Questi pilastri raggiungono l’altezza di 5 metri e hanno un peso stimato tra le 10 e le 15 tonnellate. Le immagini zoomorfe rappresentate, che includono cinghiali, serpenti, volpi, asini, avvoltoi, gazzelle, bovini e pecore selvatiche, ma anche formiche e ragni, non si limitano al solo bassorilievo, ma comprendono anche sculture a tutto tondo. Nel complesso si tratta di un “bestiario” preistorico stupefacente, quasi certamente impregnato di significati totemici connessi all’organizzazione sociale delle comunità che realizzarono questa opera unica (Schmidt, 2016).

Lo strato II, risalente al periodo compreso tra il 9.200 e l’8.000 a.C., presenta invece un affollamento di strutture rettangolari relativamente più piccole, pavimentate e intonacate con la calce. Un terzo strato, forse intermedio, contiene piccole strutture autoportanti di forma irregolare, costituite da pareti curvilinee difficili da identificare. Sulla base di un’indagine geomagnetica, si stima che sotto il terreno della collina vi siano altre strutture nello strato III che attendono di essere disseppellite, infatti il complesso fu intenzionalmente sepolto per motivi del tutto ignoti attorno all’8.000 a.C (Schmidt, 2016).        

I cacciatori-raccoglitori che costruirono il complesso di Gobekli Tepe abitavano nelle aree limitrofe al complesso, all’interno di tende realizzate con il pellame ottenuto dagli animali cacciati (Schmidt, 2010).

La presenza tra le strutture di Gobekli Tepe di ossa di animali appartenenti esclusivamente a specie selvatiche (gazzelle e cinghiali) è la prova che la domesticazione degli animali non fosse ancora una pratica in uso tra questi gruppi umani (Dietrich et al., 2012).

Il rinvenimento di punte da lancio e rifiuti alimentari costituiti da ingenti quantità di ossa macellate rivelano che nelle vicinanze del santuario venne praticata un’assidua attività venatoria, mentre non è stata trovata alcuna traccia di semi addomesticati. Le indagini pionieristiche in Medio Oriente avevano portato alla ferma convinzione che la costruzione dei primi luoghi di culto fosse avvenuta parallelamente allo sviluppo dei primi agglomerati urbani, dunque all’interno di un contesto pienamente sedentario e agricolo, ma la scoperta di Gobekli Tepe ha cambiato le carte in tavola, mostrandoci il prodotto di un convincimento spirituale profondo che anticipa le tappe fondamentali della rivoluzione neolitica (Hodder, 2010).

statua di cinghiale rinvenuto a Gobekli Tepe
Rappresentazione a tuttotondo di un cinghiale rinvenuta a Gobekli Tepe

Gobekli Tepe è il più antico esempio di architettura monumentale al mondo, o per lo meno il più antico ad oggi conosciuto. La sua storia ebbe inizio 12.000 anni fa, durante la fase finale dell’ultimo periodo glaciale, quando le terre più settentrionali dell’emisfero boreale erano ancora ricoperte da enormi distese di ghiaccio; ciò significa che la sua costruzione avvenne addirittura 6500 anni prima di Stonehenge e 7000 anni prima delle piramidi di Giza, ma anche 5000 anni prima del complesso sahariano di Nabta Playa, che costudisce i resti di ciò che fino a 25 anni fa veniva considerato il più antico osservatorio astronomico al Mondo (Schmidt, 2006; Mann, 2011).

Il complesso di Gobekli Tepe fu meta di pellegrinaggio e luogo di ritrovo in occasione di eventi comunitari. Le indagini botaniche e zoologiche hanno dimostrato che all’epoca della sua costruzione il sito era circondato da un ambiente verdeggiante frequentato da selvaggina di vario genere. Le prede di grossa taglia però, tra cui cervi e gazzelle, erano presenti sul territorio soltanto in determinati momenti dell’anno; pertanto, si presume che gli eventi comunitari si tenessero nei periodi in cui la disponibilità di selvaggina era al suo apice (Dietrich et al., 2012).

Al tempo di Gobekli Tepe non esisteva ancora la scrittura, nemmeno nelle sue forme più elementari, e tanto meno si disponeva di calendari convenzionali e mappe. Dunque, come fecero i clan di cacciatori-raccoglitori che si radunarono nell’area del complesso, percorrendo anche grandi distanze, a determinare i giorni esatti delle celebrazioni? La risposta è semplice, essi guardavano il cielo e si radunavano quando Sole o le stelle si allineavano a determinati riferimenti astronomici (Magli, 2016).

L’astronomia fu una delle prime scienze a essere praticate dall’uomo. I nostri antenati, fin dalla preistoria, non si limitarono al ruolo di semplici spettatori dei fenomeni astronomici e grazie a ripetute osservazioni scoprirono un nesso tra i moti celesti e l’alternarsi delle stagioni. Tra i movimenti ricorrenti dell’ingranaggio cosmico individuarono i riferimenti necessari a misurare il tempo e sulla base di questi organizzarono tutte le attività umane, da quelle religiose a quelle necessarie al sostentamento (Aveni, 2001).

 

Le scoperte più significative e meno note di Göbekli Tepe

Göbekli Tepe è noto soprattutto per la sua straordinaria antichità e per l’imponenza dei pilastri megalitici, elementi che ne fanno il più antico complesso monumentale finora conosciuto. Tuttavia, al di là di questi aspetti ormai ampiamente divulgati, il sito ha restituito una serie di evidenze meno note ma di enorme importanza interpretativa, che contribuiscono a ridefinire in modo radicale le conoscenze sulle società di cacciatori-raccoglitori del Neolitico preceramico.


1. La sepoltura intenzionale del complesso

Una delle scoperte più enigmatiche è il fatto che Göbekli Tepe fu deliberatamente interrato attorno all’8000 a.C.
Il riempimento non è frutto di crolli naturali, ma di un’azione sistematica che ha preservato le strutture. Questo gesto suggerisce un atto rituale di “chiusura” del sito, forse legato a un cambiamento profondo nella visione del mondo o nell’organizzazione sociale delle comunità locali, piuttosto che a un semplice abbandono.


2. I pilastri antropomorfi come entità simboliche

I pilastri a forma di T non sono semplici elementi architettonici: alcuni presentano braccia, mani, cinture e perizomi, indicando chiaramente una rappresentazione stilizzata del corpo umano.
Questa scoperta suggerisce che i pilastri incarnassero antenati, esseri sovrannaturali o entità totemiche, anticipando di millenni concetti religiosi che si ritroveranno nelle civiltà storiche del Vicino Oriente.


3. Il ruolo centrale degli animali pericolosi

Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, le raffigurazioni non privilegiano animali utili alla sussistenza, ma specie minacciose o simbolicamente ambigue come serpenti, scorpioni, predatori e avvoltoi.
Questo “bestiario del pericolo” suggerisce una cosmologia fondata sul confronto con forze caotiche e liminali, forse legate alla morte, alla trasformazione e al mondo degli spiriti.


4. Evidenze di gerarchia e specializzazione rituale

L’organizzazione spaziale dei recinti, con pilastri centrali monumentali circondati da elementi secondari, indica una struttura gerarchica sia architettonica che simbolica.
Ciò implica l’esistenza di figure specializzate — sciamani, officianti o custodi del sapere rituale — in una società che tradizionalmente si pensava egualitaria.


5. L’assenza significativa di abitazioni

Nonostante la monumentalità del sito, non esistono tracce di un insediamento permanente associato ai recinti principali.
Questa assenza rafforza l’ipotesi che Göbekli Tepe fosse un luogo esclusivamente rituale, destinato a raduni periodici di gruppi differenti, anticipando la separazione funzionale tra spazio sacro e spazio domestico.


6. La possibile relazione con i primi processi di neolitizzazione

Alcuni dei più antichi siti agricoli conosciuti (come Çayönü e Nevali Çori) sorgono nelle stesse regioni frequentate dai costruttori di Göbekli Tepe.
Questo dato suggerisce che il bisogno di sostenere grandi eventi rituali e comunitari potrebbe aver stimolato indirettamente la sperimentazione agricola, ribaltando il paradigma secondo cui l’agricoltura precede il culto.


7. Le coppe e canalette scavate nella roccia

Nell’area sommitale del sito sono state individuate vasche, cavità e canalette ricavate direttamente nel banco roccioso.
La loro funzione non è certa, ma l’assenza di tracce domestiche suggerisce un uso rituale, forse legato alla raccolta di liquidi (acqua, sangue o bevande fermentate) impiegati durante cerimonie collettive.


8. Le prove di banchetti rituali su larga scala

Il rinvenimento di enormi quantità di ossa animali, spesso appartenenti a specie di grossa taglia, indica che a Göbekli Tepe si svolgevano banchetti comunitari.
Questi eventi non avevano solo una funzione alimentare, ma rafforzavano legami sociali, alleanze e identità collettive, anticipando pratiche rituali che diventeranno centrali nelle società complesse.


9. L’uso di calcare locale lavorato con tecniche avanzate

I pilastri furono scolpiti direttamente dal substrato calcareo della collina, utilizzando strumenti litici relativamente semplici.
La precisione delle superfici e la standardizzazione delle forme dimostrano competenze tecniche altamente specializzate, incompatibili con l’idea di gruppi nomadi privi di organizzazione stabile del lavoro.


10. La continuità simbolica tra Göbekli Tepe e altri siti neolitici

Motivi iconografici simili (avvoltoi, figure antropomorfe acefale, animali in posizione frontale) compaiono in siti successivi come Nevali Çori e Çatalhöyük.
Questo suggerisce che Göbekli Tepe non fosse un caso isolato, ma il nucleo originario di una tradizione simbolica condivisa su vasta scala nel Vicino Oriente.


11. L’assenza quasi totale di figure femminili

A differenza di molti contesti neolitici più tardi, a Göbekli Tepe mancano rappresentazioni esplicite della fertilità femminile.
Questa assenza indica una cosmologia ancora centrata su forze animali, maschili o sovrumane, precedente allo sviluppo dei culti della Dea Madre tipici delle società agricole.


12. Le possibili rappresentazioni di decapitazione e morte rituale

Alcuni bassorilievi mostrano figure umane prive di testa o scene dominate da avvoltoi, animali spesso associati alla trasformazione del corpo dopo la morte.
Ciò suggerisce rituali legati all’escarnazione o al culto dei defunti, pratiche che ricompaiono in diversi contesti del Neolitico anatolico.


13. L’uso della topografia come elemento simbolico

Göbekli Tepe sorge su un’altura dominante la pianura circostante.
Questa scelta non è casuale: il sito appare come un punto di connessione tra cielo e terra, un luogo liminale in cui il paesaggio stesso diventa parte integrante del rituale.


14. L’organizzazione temporale del cantiere

Le evidenze stratigrafiche indicano che i recinti non furono costruiti simultaneamente, ma in fasi successive, talvolta smantellando strutture precedenti.
Questo comportamento rivela una memoria rituale del luogo, in cui la distruzione e la ricostruzione avevano un valore simbolico.


15. L’assenza di conflitti armati documentati

Nonostante l’enorme concentrazione di risorse e persone, non vi sono tracce di violenza interpersonale sistematica.
Questo dato suggerisce che il rituale svolgesse una funzione di mediazione sociale, riducendo tensioni tra gruppi differenti.

Fonti bibliografiche

Aveni, A. F. (2001), Skywatchers: A Revised and Updated Version of Skywatchers of Ancient Mexico, Austin, University of Texas Press.

Dietrich, O., Heun, M., Notroff, J., Schmidt, K., & Zarnkow, M. (2012), The role of cult and feasting in the emergence of Neolithic communities. New evidence from Göbekli Tepe, south-eastern Turkey, Antiquity, 86(333), 674–695.

Hodder, I. (2010), Religion at work in a Neolithic society, Cambridge Archaeological Journal, 20(1), 1–13.

Magli, G. (2016), Archaeoastronomy: Introduction to the Science of Stars and Stones, New York, Springer.

Mann, C. C. (2011), 1491: New Revelations of the Americas Before Columbus, New York, Vintage Books.

Schmidt, K. (2006), Sie bauten die ersten Tempel: Das rätselhafte Heiligtum der Steinzeitjäger, München, C.H. Beck.

Schmidt, K. (2010), Göbekli Tepe – the Stone Age sanctuaries: New results of ongoing excavations, Neo-Lithics, 2/10, 3–9.

Schmidt, K. (2016), Göbekli Tepe: A Stone Age Sanctuary in South-Eastern Anatolia, Berlin, ex oriente.

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