Questo testo è tratto dal libro
“Archeoastronomia. Il Megalitismo, il tempo ciclico e la vita oltre la morte”
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Il monumento megalitico più antico del continente europeo è il tumulo di Barnenez, un imponente complesso funerario neolitico situato nei pressi del villaggio di Plouezoc’h, nel dipartimento del Finistère, in Bretagna, nel nord-ovest della Francia. Questo straordinario monumento preistorico rappresenta una delle più antiche architetture monumentali realizzate dalle società agricole europee e testimonia lo sviluppo di una cultura megalitica avanzata già nel V millennio a.C. (Burl, 1987).
La parte più antica della struttura risale infatti a circa 4800 a.C., nel pieno del Neolitico antico, un periodo storico caratterizzato dalla diffusione dell’agricoltura, dalla formazione dei primi insediamenti stabili e dall’emergere di complessi rituali funerari. Il tumulo di Barnenez costituisce quindi una prova fondamentale della capacità delle comunità neolitiche di organizzare grandi opere collettive e di sviluppare sistemi simbolici legati alla morte, al paesaggio e ai cicli cosmici.

Struttura e architettura del tumulo
All’interno del tumulo sono collocati undici dolmen a corridoio, disposti parallelamente sotto la stessa copertura di pietra. Ogni dolmen è formato da un corridoio d’accesso che conduce a una camera funeraria interna, destinata probabilmente alla deposizione dei resti dei membri più importanti della comunità. Il monumento fu realizzato utilizzando principalmente pietre di piccole dimensioni, accuratamente sovrapposte per formare il grande tumulo, mentre per la costruzione delle camere sepolcrali furono utilizzate grandi lastre di ardesia e granito, materiali più resistenti e adatti a sostenere le strutture interne (Mohen, 1990).
Orientamento astronomico e significato simbolico
In quella particolare giornata, i raggi del Sole nascente penetrano lungo i corridoi del monumento, raggiungendo l’interno delle camere sepolcrali e creando un effetto luminoso suggestivo. Questo fenomeno doveva avere un profondo significato simbolico e rituale, probabilmente collegato alla rinascita del Sole dopo il periodo di oscurità invernale e alla concezione ciclica della vita e della morte nelle società neolitiche (Aveni, 2001).
L’allineamento astronomico del monumento dimostra inoltre che le popolazioni che costruirono Barnenez possedevano conoscenze precise dei movimenti solari e che tali conoscenze erano integrate nella progettazione architettonica dei luoghi sacri.

Le incisioni simboliche nelle camere funerarie
Nei corridoi che conducono alle camere di sepoltura sono stati rinvenuti numerosi simboli incisi sulle superfici delle pietre. Le incisioni raffigurano motivi differenti, tra cui archi, asce, figure serpentiformi, croci e un simbolo ricorrente a forma di U. Questi segni testimoniano l’esistenza di un complesso sistema simbolico e rituale all’interno della cultura megalitica della Bretagna.
Uno dei simboli più enigmatici individuati dagli studiosi appare come una figura stilizzata simile a un volto umano con una lunga capigliatura fluente. Questa rappresentazione è stata interpretata da alcuni ricercatori come una possibile figura divina femminile, denominata convenzionalmente “Dea dei Dolmen”, che potrebbe essere collegata a culti della fertilità o a concezioni religiose legate alla rigenerazione della vita (Burl, 1987; Aveni, 2001).

I tumuli megalitici delle isole bretoni
La regione della Bretagna conserva numerosi altri monumenti megalitici che mostrano caratteristiche architettoniche simili a quelle di Barnenez e che appartengono allo stesso orizzonte culturale neolitico. Sulla isola di Guenioc (o Guennoc), situata al largo della penisola di Sainte-Marguerite nel dipartimento del Finistère, sono presenti quattro tumuli megalitici, il più antico dei quali risale a circa 4600 a.C. (Mohen, 1990).
Un altro importante complesso megalitico si trova sull’isola di Carn, situata a nord della regione di Bas-Léon. In questo sito è stato costruito un tumulo che racchiude al suo interno tre dolmen con volte a sbalzo, una tecnica architettonica particolarmente avanzata per l’epoca. Anche in questo caso i corridoi funerari risultano orientati verso il punto dell’orizzonte in cui il Sole sorge durante il solstizio d’inverno, confermando l’importanza dei fenomeni astronomici nella progettazione dei monumenti megalitici dell’Europa atlantica (Hoskin, 2001; Ruggles, 1999).
La scoperta che rivoluzionò l’archeologia europea
Il tumulo dell’isola di Carn occupa un posto speciale nella storia dell’archeologia perché fu il primo monumento megalitico europeo a essere datato mediante il metodo del carbonio-14, nel 1959. I risultati di questa indagine scientifica dimostrarono che la costruzione del monumento era avvenuta circa 1600 anni prima della costruzione della piramide di Cheope in Egitto.
Questa scoperta provocò un vero e proprio shock nella comunità scientifica internazionale, poiché fino a quel momento si riteneva che i monumenti megalitici dell’Europa atlantica fossero stati costruiti in epoche molto più recenti e che le grandi architetture monumentali fossero nate principalmente nelle civiltà del Vicino Oriente e dell’Egitto (Daniel, 1972).
Le nuove datazioni dimostrarono invece che le popolazioni neolitiche dell’Europa occidentale erano state capaci di sviluppare tradizioni architettoniche monumentali indipendenti e molto antiche, anticipando di millenni alcune delle più celebri costruzioni dell’antichità.
Altri siti megalitici contemporanei
Monumenti formalmente simili e cronologicamente contemporanei a quelli della Bretagna sono stati individuati anche in altre località dell’Europa occidentale, tra cui Ty-Floc’h, Saint-Thois, Yvias, Tassen-ar-Run, l’isola di Jersey e Locmariaquer. Questi siti testimoniano l’esistenza di una vasta tradizione megalitica diffusa lungo le coste dell’Europa atlantica durante il Neolitico (Biaggini).
Il significato storico del tumulo di Barnenez
Il tumulo di Barnenez rappresenta una delle testimonianze più importanti delle prime civiltà europee. La sua costruzione dimostra che già nel V millennio a.C. le comunità neolitiche erano in grado di organizzare grandi lavori collettivi, trasportare e lavorare grandi quantità di pietra e progettare strutture architettoniche complesse con precise funzioni rituali e simboliche.
Questo monumento costituisce quindi uno dei più antichi esempi di architettura monumentale dell’Europa e offre una preziosa testimonianza delle credenze religiose, delle conoscenze astronomiche e delle capacità organizzative delle popolazioni neolitiche che abitavano le coste dell’Europa occidentale oltre sei millenni fa.
Fonti e bibliografia
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Burl, Aubrey (1987). The Stone Circles of Britain, Ireland and Brittany. New Haven: Yale University Press.
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Daniel, Glyn (1972). The Megalith Builders of Western Europe. Harmondsworth: Penguin Books.
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Mohen, Jean-Pierre (1990). Le Monde des Mégalithes. Paris: Éditions Odile Jacob.
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Ruggles, Clive (1999). Astronomy in Prehistoric Britain and Ireland. New Haven: Yale University Press.
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Hoskin, Michael (2001). Tombs, Temples and Their Orientations: A New Perspective on Mediterranean Prehistory. Bognor Regis: Ocarina Books.
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Aveni, Anthony F. (2001). Skywatchers: A Revised and Updated Version of Skywatchers of Ancient Mexico. Austin: University of Texas Press.
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Biaggini, Enrico. Studi sulla diffusione dei monumenti megalitici nell’Europa occidentale e atlantica.









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