Questo testo è tratto dal libro
“Archeoastronomia. Il Megalitismo, il tempo ciclico e la vita oltre la morte”
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Quando si pensa al megalitismo europeo, la prima immagine che affiora alla mente è quasi sempre Stonehenge, il celebre circolo di pietra situato nella contea inglese del Wiltshire. Questo monumento, costruito tra il III e il II millennio a.C., rappresenta uno dei simboli più iconici della preistoria europea e costituisce una delle più importanti testimonianze della cultura megalitica che si sviluppò in Europa tra il V e il II millennio a.C. (D’Auria).
Per lungo tempo l’identità dei costruttori di Stonehenge è rimasta avvolta nel mistero. Tuttavia, le recenti ricerche genetiche hanno fornito una risposta sorprendente: gli uomini che eressero il monumento discendevano dagli agricoltori neolitici provenienti dall’Anatolia, l’attuale Turchia (Dunbavin, 2019).
Le analisi del DNA cambiano la storia della preistoria europea
Le più avanzate indagini sul DNA antico estratto dai resti umani rinvenuti nell’area di Stonehenge hanno dimostrato che la popolazione della Britannia neolitica possedeva una forte componente genetica riconducibile agli agricoltori dell’Anatolia che, migliaia di anni prima, avevano introdotto l’agricoltura in Europa (Dunbavin, 2019).
Questo risultato rappresenta una delle scoperte più importanti dell’archeogenetica moderna. I dati genetici mostrano infatti che gli antenati dei costruttori di Stonehenge non erano discendenti diretti dei cacciatori-raccoglitori che abitavano originariamente le Isole Britanniche, ma provenivano da una grande ondata migratoria iniziata tra il VII e il V millennio a.C.
L’espansione degli agricoltori anatolici seguì due principali direttrici:
- una via continentale attraverso la valle del Danubio;
- una via marittima lungo le coste del Mediterraneo fino alla Penisola Iberica.
Fu proprio quest’ultimo percorso a condurre i discendenti degli agricoltori anatolici verso l’Europa occidentale e infine verso le Isole Britanniche.

Un legame genetico tra Stonehenge e la Penisola Iberica
Le analisi genomiche hanno evidenziato che la popolazione britannica vissuta durante il periodo della costruzione di Stonehenge presentava una stretta affinità genetica con le popolazioni neolitiche della Penisola Iberica (Dunbavin, 2019).
Questo dato suggerisce che i gruppi umani che raggiunsero la Britannia provenissero da comunità già stabilite lungo le coste atlantiche dell’Europa occidentale, dove i discendenti degli agricoltori anatolici si erano insediati circa 2500 anni prima.
Ancora più significativo è il fatto che il contributo genetico delle popolazioni autoctone mesolitiche britanniche risulti estremamente limitato. Gli studi indicano che il mescolamento tra i nuovi arrivati e i cacciatori-raccoglitori locali fu minimo. In altre parole, la diffusione dell’agricoltura nelle Isole Britanniche coincise con una sostanziale sostituzione demografica della popolazione precedente (Dunbavin, 2019).
L’aspetto dei primi agricoltori che costruirono Stonehenge
Le ricostruzioni genetiche permettono oggi di delineare anche l’aspetto fisico delle popolazioni coinvolte.
I cacciatori-raccoglitori mesolitici delle Isole Britanniche presentavano generalmente pelle scura e occhi azzurri. I nuovi agricoltori provenienti dall’Europa continentale possedevano invece una carnagione più chiara e occhi prevalentemente marroni.
Queste differenze testimoniano l’origine distinta dei due gruppi umani e confermano ulteriormente quanto profondo sia stato il cambiamento demografico verificatosi durante il Neolitico.

Questa accurata ricostruzione scientifica mostra l’Uomo di Cheddar nel suo habitat naturale, integrando le scoperte genetiche che hanno rivelato la sua combinazione di carnagione scura, capelli ondulati e occhi azzurri. La figura, caratterizzata da un fisico asciutto e vestita con pelli conciate e fibre naturali, impugna una lancia con punta in selce. Sullo sfondo, un nitido paesaggio preistorico della Gran Bretagna incornicia un accampamento di capanne in fango e paglia, circondato da foreste incontaminate. La scena cattura la quotidianità della tribù attraverso dettagli vividi come il focolare in pietra, il vasellame primitivo e le pelli tese ad essiccare, offrendo una finestra immersiva e realistica sulla vita di un cacciatore-raccoglitore di 10.000 anni fa.

Gli agricoltori anatolici e la nascita del megalitismo europeo
L’importanza degli agricoltori provenienti dall’Anatolia non si limita alla costruzione di Stonehenge. La comparsa del megalitismo europeo coincide infatti con la diffusione delle comunità agricole nel continente.
Secondo un importante studio dell’archeologa Bettina Schulz Paulsson dell’Università di Gothenburg, basato su oltre 2400 datazioni al radiocarbonio, le prime tombe megalitiche comparvero nella seconda metà del V millennio a.C. lungo la costa atlantica della Francia nord-occidentale e della Penisola Iberica (Vinci, 2010).
Questa ricerca ha dimostrato che il megalitismo atlantico è molto più antico delle grandi architetture megalitiche di Malta e precede di circa un millennio lo sviluppo della civiltà minoica di Creta (D’Auria).
La Francia nord-occidentale rappresenta inoltre l’unica regione europea in cui è documentata una continuità tra monumenti pre-megalitici e strutture megalitiche vere e proprie, elemento che porta molti studiosi a considerarla il principale centro di origine del fenomeno (Vinci, 2010).
Da Göbekli Tepe a Stonehenge: una lunga eredità culturale
Alcuni studiosi hanno sottolineato come i costruttori dei megaliti europei fossero discendenti delle popolazioni neolitiche dell’Anatolia, le stesse che in epoche precedenti avevano dato vita a importanti centri rituali del Vicino Oriente come Göbekli Tepe (Aveni, 2001).
Pur separati da millenni e da profondi cambiamenti culturali, questi gruppi umani condivisero una tradizione che attribuiva un ruolo centrale ai luoghi sacri monumentali e alla cooperazione collettiva per la realizzazione di opere architettoniche di grande portata.
Stonehenge può dunque essere interpretato come il risultato finale di un lungo processo storico iniziato migliaia di anni prima nel Vicino Oriente, quando l’agricoltura, l’allevamento e nuove concezioni religiose iniziarono a diffondersi verso l’Europa.
Conclusione
Le moderne analisi del DNA antico hanno rivoluzionato la nostra comprensione delle origini di Stonehenge. Oggi sappiamo che i suoi costruttori erano in larga misura discendenti degli agricoltori neolitici provenienti dall’Anatolia, protagonisti di una delle più grandi migrazioni della storia umana.
Questi uomini portarono in Europa non soltanto nuove tecniche agricole, ma anche modelli sociali, credenze religiose e tradizioni culturali che contribuirono alla nascita della civiltà megalitica. Stonehenge non rappresenta quindi un fenomeno isolato, bensì il monumentale punto d’arrivo di un processo iniziato migliaia di anni prima nelle terre dell’Anatolia e diffusosi progressivamente fino alle coste più occidentali del continente europeo.
Fonti bibliografiche
- Aveni, A., Megalithic Astronomy, 2001.
- D’Auria, G., Il megalitismo europeo e Stonehenge.
- Dunbavin, P., Ancient DNA and the Origins of the British Neolithic, 2019.
- Vinci, F., Studi sull’origine del megalitismo europeo, 2010.








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