Questo testo è tratto dal libro
“I miti sumeri tradotti e commentati.
Con vocabolario dei termini”
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Il componimento noto come “La disputa tra il pastore e il contadino”, anche noto come “Inanna preferisce il contadino”, appartiene alla più antica tradizione poetica sumera, anche se i manoscritti che oggi ci permettono di ricostruirlo provengono per lo più da tavolette paleo-babilonesi (Kramer, 1963; Vanstiphout, 1990; Veldhuis, 2014). Siamo dunque di fronte a un’opera nata nell’ambiente letterario del periodo della Terza Dinastia di Ur (ca. 2100–2000 a.C.), quando la lingua sumera era ancora attivamente par-lata e utilizzata nelle istituzioni templari, ma conservata e riprodotta nei secoli successivi dagli scribi babilonesi come lingua sacra e culturale (Hallo, 1997; Veldhuis, 2014).
I frammenti del poema rinvenuti a Nippur, Ur, Isin e Sippar, risalenti all’Antico Babilonese antico (ca. 1900–1700 a.C.), testimoniano la sua diffusione nelle scuole scribali, dove costituiva parte del curriculum destinato alla formazione degli scribi (Veldhuis, 2014; Vanstiphout, 1997). La trasmissione babilonese non altera però la sua essenza: il testo è in tutto e per tutto un prodotto della letteratura sumera, tanto nei temi quanto nella struttura for-male (Kramer, 1963; Vanstiphout, 1990).
Nel suo insieme, il componimento può essere interpretato come una disputa, genere tipicamente sumerico in cui due figure simboliche competono per affermare il proprio valore (Vanstiphout, 1990). Qui i contendenti sono Dumuzi, il giovane pastore divino, incarnazione della fecondità mobile del bestiame e delle economie pastorali, e Enkimdu, il contadino “delle dighe e dei canali”, rappresentante dell’agricoltura irrigua che sosteneva le città mesopotamiche (Kramer, 1963; Black, 2006). Al centro del conflitto si trova la giovane dea Inanna, figura cardine del pantheon sumero e personificazione del potere, della fertilità e della regalità di Unug/Uruk (Black, 2006; Vanstiphout, 1997).
Il poema non ha soltanto una funzione narrativa: mette in scena una riflessione sulle due economie fondamentali della Mesopotamia, mostrando come agricoltura e pastorizia non siano soltanto mestieri, ma forze cosmiche e sociali complementari (Vanstiphout, 1990; Hallo, 1997). Allo stesso tempo anticipa il successivo sviluppo mitico della unione sacra tra Inanna e Dumuzi, tema che diventerà centrale nella teologia sumerica e nei rituali della fertilità (Kramer, 1963; Black, 2006).
Sebbene il testo sia giunto a noi in forma frammentaria, con lacune e linee mancanti tipiche dei reperti scolastici paleo-babilonesi, la struttura poetica resta riconoscibile: alternanza di dialoghi, sfide rituali, elogi reciproci e celebrazione finale della dea (Veldhuis, 2014; Vanstiphout, 1990). Ciò che emerge è una delle opere più rappresentative della poesia sumera, conservata e tra-smessa nel tempo grazie all’attività degli scribi babilonesi, veri custodi dell’eredità culturale della Mesopotamia (Hallo, 1997; Veldhuis, 2014).

Traduzione
1–6
«Fanciulla, il recinto per il bestiame …;
fanciulla Inanna, l’ovile … …
chinandosi nei solchi.
Inanna, lascia che io passeggi con te;
… il farro …
Giovane donna, lascia che io …»7–11
«Io sono una donna e non farò questo, non lo farò!
Io sono una stella …, e non lo farò!
Non sarò la moglie di un pastore!»
Suo fratello, il giovane guerriero Utu, disse alla sacra Inanna:12–19
«Sorella mia, lascia che il pastore ti sposi!
Fanciulla Inanna, perché sei riluttante?
Il suo burro è buono, il suo latte è buono
(due manoscritti: egli dal buon burro, egli dal buon latte) —
tutta l’opera delle mani del pastore è splendida.
Inanna, lascia che Dumuzid ti sposi.
Tu che indossi gioielli, che porti gioielli cuba,
perché sei riluttante?
(un manoscritto aggiunge due righe:
Il suo burro è buono, il suo latte è buono —
tutta l’opera delle mani del pastore è splendida.)
Egli mangerà con te il suo buon burro.
Protettrice del re, perché sei riluttante?»20–34
«Il pastore non mi sposerà!
Non mi farà portare le sue vesti di lana nuova.
La sua lana nuova di zecca non mi sedurrà.
Lascia che mi sposi il contadino, la fanciulla.
Con il contadino che coltiva il lino variopinto,
con il contadino che coltiva il grano screziato …»(1 riga frammentaria)
(circa 7 righe mancanti)«Il pastore non mi sposerà!»
35–39
Queste parole … …
dal contadino al pastore.
Il mio re …,
il pastore Dumuzid … … disse …:40–54
«In che cosa il contadino è superiore a me,
il contadino a me, il contadino a me?
Enkimdu, l’uomo degli argini e dei canali —
in che cosa quel contadino è superiore a me?
Che mi dia la sua veste nera,
e io darò al contadino la mia pecora nera in cambio.
Che mi dia la sua veste bianca,
e io darò al contadino la mia pecora bianca in cambio.
Che mi versi la sua birra migliore,
e io verserò al contadino il mio latte giallo in cambio.
Che mi versi la sua birra fine,
e io verserò al contadino il mio latte acido (?) in cambio.
Che mi versi la sua birra fermentata,
e io verserò al contadino il mio latte montato in cambio.
Che mi versi la sua birra mescolata,
e io verserò al contadino il mio … latte in cambio.»55–64
«Che mi dia la sua migliore birra filtrata,
e io darò al contadino la mia cagliata (?).
Che mi dia il suo pane migliore,
e io darò al contadino il mio … latte in cambio.
Che mi dia i suoi piccoli fagioli,
e io darò al contadino i miei piccoli formaggi in cambio.
(un manoscritto aggiunge due righe:
Che mi dia i suoi grandi fagioli,
e io darò al contadino i miei grandi formaggi in cambio.)
Dopo averlo fatto mangiare e bere,
gli lascerò persino del burro in più,
e gli lascerò del latte in più.
In che cosa il contadino è superiore a me?»65–73
Era gioioso, era gioioso,
sulla riva del fiume, era gioioso.
Sulla riva del fiume, il pastore sulla riva del fiume,
ora il pastore pascolava persino le pecore sulla riva del fiume.
Il contadino si avvicinò lì al pastore,
al pastore che pascolava le pecore sulla riva del fiume;
il contadino Enkimdu si avvicinò lì a lui.
Dumuzid … il contadino,
il re di argini e canali.
Dalla pianura in cui si trovava,
il pastore dalla pianura in cui si trovava lo provocò a contesa;
il pastore Dumuzid dalla pianura in cui si trovava lo provocò a contesa.74–79
«Perché dovrei competere con te, pastore,
io contro di te, pastore, io contro di te?
Lascia che le tue pecore mangino l’erba della riva del fiume,
lascia che le tue pecore pascolino sulle mie stoppie.
Che mangino il grano nei campi ingioiellati (?) di Unug,
che i tuoi capretti e i tuoi agnelli bevano l’acqua dal mio canale Surungal.»80–83
«Quanto a me che sono un pastore:
quando mi sarò sposato, contadino,
tu sarai annoverato come mio amico.
Contadino Enkimdu,
tu sarai annoverato come mio amico,
contadino, come mio amico.»84–87
«Ti porterò grano,
ti porterò fagioli;
ti porterò orzo a due file dall’aia.
E a te, fanciulla,
porterò tutto ciò che desideri,
fanciulla Inanna,
… orzo o … fagioli.»88–89
La disputa tra il pastore e il contadino:
fanciulla Inanna, la tua lode è dolce.Electronic Text Corpus of Sumerian Literature (ETCSL),
Dumuzid and Enkimdu (t.4.08.33), traduzione inglese,
University of Oxford,
https://etcsl.orinst.ox.ac.uk/section4/tr40833.htm
Tabella dei temini
| Termine | Significato / descrizione |
| Dumuzid (Dumuzi) | Dio-pastore sumero, sposo di Inanna; simbolo della fertilità pastorale, del latte e della lana |
| Enkimdu | Dio-contadino, signore di argini e canali; rappresenta l’agricoltura irrigua e l’ordine agrario |
| Inanna (Inana) | Grande dea sumera dell’amore, della sessualità, della fertilità e della regalità; figura centrale del testo |
| Surungal | Canale mitico associato a Enkimdu e al sistema di irrigazione |
| Unug (Uruk) | Grande città sumera, centro del culto di Inanna |
| Utu | Dio del sole e della giustizia, fratello di Inanna; mediatore nel conflitto |
Analisi del testo
All’inizio della poesia incontriamo Inanna, la dea dell’amore, della fertilità e del desiderio, corteggiata da due pretendenti: Dumuzi, il pastore, ed Enkimdu, il contadino (Black, 2006). Il tono iniziale è leggero, quasi quotidiano: il pastore si rivolge alla dea con parole affettuose, la invita a camminare con lui, a condividere la sua vita tra le greggi. Ma Inanna lo respinge con fermezza. La dea dice: “Sono una donna e non lo farò”…“non sarò la moglie di un pastore!” Questo rifiuto non è soltanto un capriccio: è una presa di posizione sociale e simbolica (Vanstiphout, 1990). Il pastore rappresenta un mondo arcaico, nomade e rude. Il contadino invece vive stabilmente, coltiva la terra, produce lino e grano — i simboli della civiltà urbana (Liverani, 2004). Inanna, dea raffinata e cittadina, sembra preferire la stabilità e l’ordine del contadino. Ma la decisione della dea non passa inosservata. Suo fratello Utu, dio del sole, interviene per sostenere Dumuzi. Lo fa con un tono persuasivo, quasi paterno: “Il suo burro è buono, il suo latte è buono”…“tutta l’opera delle mani del pastore è splendida.”. Utu cerca di mostrare a Inanna che la ricchezza pastorale non è inferiore a quella agricola (Kramer, 1963). Il latte, il burro, i formaggi sono anch’essi segni di abbondanza, doni vitali, frutti della natura. Il discorso di Utu sposta il tono del testo: non siamo più solo davanti a un triangolo amoroso, ma davanti a una disputa simbolica tra due forme di sostentamento, due economie che definiscono il mondo sumero (Hallo, 1997; Bottéro, 2001).
La parte centrale del poema è il confronto diretto tra Enkimdu e Dumuzi. È un vero e proprio duello verbale, ma privo di violenza: un gioco di scambi di orgoglio (Vanstiphout, 1990). Dumuzi si chiede: “In cosa è superiore a me il contadino?” E subito propone un elenco di equivalenze: “Che mi dia la sua veste nera, e io gli darò la mia pecora nera; che mi dia la sua birra, e io gli darò il mio latte.” La sua retorica è chiara: ogni dono del contadino può trovare un corrispettivo nel mondo pastorale. La lana, il latte, i formaggi, gli agnelli — tutto ciò che produce il pastore ha un valore pari alle ricchezze del campo e del canale (Kramer, 1963; Black, 2006). Queste frasi, apparentemente semplici, riflettono l’idea sumerica di equilibrio tra le forze naturali: il latte e la birra, il grano e la lana, il lavoro e la spontaneità (Jacobsen, 1976). Il tono della disputa, man mano che procede il testo, diventa più pacato. Non si tratta più di stabilire chi sia superiore, ma di riconoscere che entrambi, il contadino e il pastore, contribuiscono alla prosperità del mondo (Hallo, 1997). Il contadino stesso, Enkimdu, smette di provocare Dumuzi e gli risponde con calma, offrendogli amicizia: “Quando sarò sposato, contadino, sarai considerato mio amico”.
Alla fine, la contesa si scioglie in un accordo, in una riconciliazione simbolica. Il conflitto non genera sconfitti, ma armonia. È come se la poesia volesse dire che la fertilità — e dunque la vita stessa — nasce soltanto quando le due forze, quella della terra coltivata e quella delle greggi, si uniscono (Bottéro, 2001). È a questo punto che Inanna, la dea, può accogliere il suo sposo Dumuzi: la loro unione diventerà, nei testi successivi, il modello del matrimonio sacro (hieros gamos), rito che garantiva la fecondità dei campi e la prosperità del regno (Jacobsen, 1976; Kramer, 1963).
La Disputa tra il contadino e il pastore non è una semplice storia d’amore, ma un mito di equilibrio cosmico. Le parole scambiate tra i due uomini rappresentano l’antica consapevolezza che la vita umana dipende dall’armonia tra opposti: il nomade e il sedentario, il latte e la birra, la lana e il lino, la spontaneità e la misura (Vanstiphout, 1990; Liverani, 2004). Inanna, con il suo rifiuto iniziale e la sua accettazione finale, incarna il potere della mediazione divina: solo grazie a lei il contrasto si trasforma in unione (Black, 2006).
Il testo si chiude con una breve formula di lode: “La disputa tra il pastore e il contadino: fanciulla Inanna, la tua lode è dolce.” È una conclusione che trasforma il dialogo in un canto religioso: la contesa si dissolve nel riconoscimento della dea, che non è soltanto l’oggetto del desiderio, ma la forza che regola il mondo (Kramer, 1963).
Dietro un’apparente schermaglia amorosa, il poema sumero ci consegna una lezione di equilibrio e interdipendenza: la civiltà nasce solo quando il latte del pastore incontra il grano del contadino, quando l’uomo comprende che la ricchezza non viene dal dominio di una parte sull’altra, ma dalla loro armonia (Jacobsen, 1976; Bottéro, 2001).
Riferimenti bibliografici
- Black, J., 2006, The Literature of Ancient Sumer, Oxford, Oxford University Press.
- Bottéro, J., 2001, La religione della Mesopotamia antica, Torino, Einaudi.
- Hallo, W. W., 1997, Origins: The Ancient Near Eastern Background of Some Modern Western Institutions, Leiden, Brill.
- Jacobsen, T., 1976, The Treasures of Darkness. A History of Mesopotamian Religion, New Haven–London, Yale University Press.
- Kramer, S. N., 1963, The Sumerians. Their History, Culture, and Character, Chicago, University of Chicago Press.
- Liverani, M., 2004, Antico Oriente. Storia, società, economia, Roma–Bari, Laterza.
- Vanstiphout, H. L. J., 1990, Sumerian Disputation Poems, Leiden, Brill.
- Vanstiphout, H. L. J., 1997, Epics of Sumerian Kings. The Matter of Aratta, Atlanta, Society of Biblical Literature.
- Veldhuis, N., 2014, History of the Cuneiform Lexical Tradition, Münster, Ugarit-Verlag.
- University of Oxford, s.d., Electronic Text Corpus of Sumerian Literature (ETCSL): “Dumuzi and Enkimdu (Inanna prefers the farmer)”, Oxford, Faculty of Oriental Studies.







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