Questo testo è tratto dal libro
“Archeoastronomia. Il Megalitismo, il tempo ciclico e la vita oltre la morte”
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Table des Marchands è una tomba a corridoio del IV millennio a.C. situata a poche decine di metri dal grande menhir spezzato di Locmariaquer. Il dolmen interno è costituito da tre pilastri verticali e una spessa lastra di copertura lunga 7 metri, mentre il tumulo che lo ricopre ha un diametro di 36 metri. Il tumulo è stato ricostruito nel secolo scorso, mentre il dolmen interno conserva ancora la sua forma originaria. La caratteristica più importante del dolmen è che i pilastri e la lastra di copertura sono decorati con incisioni che raffigurano alcuni elementi della vita agricola. Su uno dei pilastri sono raffigurati fusti di grano ricurvi in prossimità delle spighe, disposti in maniera simmetrica rispetto al centro dell’immagine. Il corridoio, la camera sepolcrale e il pilastro decorato sono inoltre orientati verso il punto in cui sorge il Sole nel giorno del solstizio d’inverno. Ciò significa che all’alba di questo giorno i raggi del Sole penetrano l’oscurità della camera tombale illuminando la “pietra del campo di grano”.

La “pietra del campo di grano”, consacrata all’alba del solstizio d’inverno, non lascia dubbi in merito al suo significato simbolico; grazie a essa comprendiamo che il ciclo vita-morte-resurrezione dell’uomo era simbolicamente correlato a quello dei cicli vegetativi della natura (Coussard, 2008; Eliade, 1949). Gli antichi avevano compreso che la rinascita primaverile della natura dipendeva dal calore fecondante del Sole e allo stesso potere affidavano la loro speranze di poter oltrepassare la morte (Mohen, 1990). Per le persone che utilizzarono la tomba a corridoio di Locmariaquer, il seme del grano che in inverno resta sepolto sotto la terra rappresentava la morte del corpo, mentre il germoglio primaverile della pianta rappresentava la rinascita e il passaggio dell’anima dall’ombra alla luce (Renfrew, 1976). La luce e il calore del Sole, che fanno germogliare le piante dalla terra, erano per gli antichi popoli del Neolitico la fonte del potere sovrannaturale che consentiva allo spirito di oltrepassare la morte (Aveni, 2001; Ruggles, 1999).

Paragonando la vita dell’uomo a quella di un chicco di grano, gli agricoltori del passato enfatizzarono il principio della risurrezione (Eliade, 1949). “Dalla pianta che muore nasce nuovamente la vita”; è un concetto semplice, diretto, e grazie a questo convincimento gli uomini del passato riuscirono a superare le angosce generate dalla paura della morte (Coussard, 2008).

Alcuni secoli dopo le costruzioni di Locmariaquer, il grano compare nel contesto della religione egizia con significati comparabili a quelli della religione neolitica (Eliade, 1949). Ciò avviene in relazione alla figura di Osiride, il dio egizio del Regno dei morti (Assmann, 2005). “Osiride vegetante”, anche conosciuto come “Grano delle mummie”, era una pratica funeraria che evocava il ciclo vita-morte-resurrezione di Osiride al fine di propiziare il rinnovamento della vita dei defunti (Griffiths, 1980). Il rito consisteva nel deporre tra gli oggetti del corredo funerario delle sagome mummiformi di argilla o legno, chiamate “letti di Osiride”, che venivano riempite con fango e semi di cereali (Hornung, 1992). Dopo un certo lasso di tempo dalla deposizione funeraria, i semi piantati nelle sagome iniziavano a germogliare e ciò aveva un valore propiziatorio in rapporto alla rinascita dello spirito del defunto, che, come il grano seminato, era stato seppellito sottoterra per rinascere (Wilkinson, 2003). I testi religiosi si riferiscono a Osiride con l’appellativo di “Verdeggiante” o “Grande verde” e con il medesimo colore veniva raffigurata la sua pelle nelle pitture murali funerarie (Assmann, 2001).

Fonti bibliografiche
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Aveni, A. F. (2001). Skywatchers. University of Texas Press.
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Assmann, J. (2001). The Search for God in Ancient Egypt. Cornell University Press.
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Assmann, J. (2005). Death and Salvation in Ancient Egypt. Cornell University Press.
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Coussard, G. (2008). Studi sul megalitismo di Locmariaquer e simbolismo agricolo-funerario.
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Eliade, M. (1949). Traité d’histoire des religions. Payot.
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Griffiths, J. G. (1980). The Origins of Osiris and His Cult. Brill.
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Hornung, E. (1992). Idea into Image: Essays on Ancient Egyptian Thought. Timken Publishers.
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Mohen, J.-P. (1990). Le monde des mégalithes. Casterman.
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Renfrew, C. (1976). Before Civilization: The Radiocarbon Revolution and Prehistoric Europe. Penguin.
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Ruggles, C. L. N. (1999). Astronomy in Prehistoric Britain and Ireland. Yale University Press.
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Wilkinson, R. H. (2003). The Complete Gods and Goddesses of Ancient Egypt. Thames & Hudson.








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