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LA RELIGIONE DEI PRIMI AGRICOLTORI DEL NEOLITICO

Marzo 25, 20269 minute read

Questo testo è tratto dal libro:
“Archeoastronomia. Il Megalitismo, il tempo ciclico e la vita oltre la morte”
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Libro dedicato al megalitismo

La sopravvivenza delle prime società neolitiche era profondamente legata alla capacità di sfruttare in modo stabile e continuativo le risorse agricole. La produzione di cibo dipendeva infatti dalla regolarità dei cicli stagionali, che scandivano la crescita della vegetazione, la maturazione dei raccolti e il ritorno delle stagioni. In un mondo in cui la vita umana era strettamente subordinata ai ritmi della natura, le comunità agricole svilupparono una visione del mondo fortemente religiosa, fondata sull’osservazione dei cicli cosmici e sulla percezione del rinnovamento periodico della vita.

Il ciclo della vegetazione — nascita, crescita, morte e rinascita — divenne il modello simbolico attraverso cui gli esseri umani interpretarono la realtà. La religione dei primi agricoltori si configurò dunque come una religione cosmica, incentrata sul rinnovamento ciclico del mondo e sull’armonia tra le forze della natura (Eliade 1957; Renfrew 2007). Le pratiche rituali, i simboli e le rappresentazioni artistiche avevano lo scopo di favorire questo rinnovamento, invocando la benevolenza delle forze naturali responsabili della fertilità della terra e della prosperità della comunità.


La nascita della religione neolitica

Con il passaggio dalla caccia-raccolta all’agricoltura (Rivoluzione Neolitica), avvenuto tra il X e l’VIII millennio a.C. nella Mezzaluna Fertile, l’umanità abbandonò progressivamente uno stile di vita nomade. I gruppi umani iniziarono a stabilirsi in insediamenti permanenti, sviluppando economie basate sulla coltivazione dei cereali e sull’allevamento degli animali.

Questo cambiamento economico produsse una trasformazione radicale anche nella sfera simbolica e religiosa. La diffusione dell’economia agricola dall’Anatolia e dal Levante verso l’Europa non comportò soltanto l’introduzione di nuove tecniche produttive, ma anche la circolazione di idee, simboli e credenze religiose. Insieme alle colture domestiche e agli animali allevati, si diffusero concezioni cosmologiche legate alla fertilità della terra, al culto degli antenati e all’osservazione dei cicli celesti (Renfrew 1987).

Nelle fasi precedenti, come nel periodo natufiano, gli oggetti rituali mostrano prevalentemente caratteristiche zoomorfe (Bar-Yosef 1998). Con l’avvento delle prime economie agricole, invece, si osserva una crescente presenza della figura umana nelle rappresentazioni simboliche, in particolare di quella femminile. Nei siti del Levante e del Medio Eufrate — tra cui El Khiam, Gilgal, Nahal Oren e Mureybet — compaiono numerose statuette femminili associate alla fertilità e alla generazione della vita (Cauvin 2010).

L’agricoltura rese evidente il parallelismo tra la fertilità della terra e quella del corpo femminile. La donna divenne così il simbolo della capacità creatrice della natura e della continuità della vita.

Mappa che mostra la diffusione delle innovazioni neolitiche in Europa
Diffusione delle innovazioni neolitiche in Europa

Il culto della Dea Madre

Con il consolidarsi delle società agricole, le rappresentazioni del corpo femminile si diffusero in tutta la Mezzaluna Fertile e successivamente in Europa. Numerosi siti archeologici testimoniano la presenza di statuette femminili associate a pratiche rituali, tra cui Çayönü, Tell es-Sawwan, Jarmo, Gerico e il celebre insediamento di Çatal Höyük (Mellaart 1967; Hodder 2006).

Queste figure, spesso caratterizzate da forme accentuate — seni prominenti, ventre pronunciato e fianchi larghi — sono generalmente interpretate come simboli della fertilità e della rigenerazione della natura. L’archeologa Marija Gimbutas ha proposto di interpretarle come manifestazioni di una divinità femminile primordiale, definita convenzionalmente Dea Madre, associata al ciclo della vita, della morte e della rinascita (Gimbutas 1991).

Uno degli esempi più celebri proviene da Catal Huyuk, grande insediamento neolitico dell’Anatolia centrale datato tra il VII e il VI millennio a.C. Qui è stata rinvenuta una statuetta raffigurante una donna corpulenta seduta su un trono affiancato da due felini. Questa figura è stata interpretata come una divinità della fertilità che incarnava il potere generativo della natura.

Nel sito sono stati rinvenuti anche altorilievi e pitture murarie raffiguranti scene di caccia, bucrani e figure femminili, suggerendo l’esistenza di un sistema simbolico complesso in cui fertilità, vita domestica e culto erano strettamente intrecciati (Hodder 2006).

Dea di Catal Huyuk

La donna e il toro

Accanto alla figura femminile, un altro simbolo fondamentale della religione neolitica fu il toro. Nel sito di Mureybet, ad esempio, corna di toro ricoperte di stucco e ocra rossa erano inserite nelle pareti delle abitazioni, probabilmente con significato rituale (Gimbutas 1991; Mellaart 1967).

Il toro rappresentava la forza vitale maschile e la potenza generativa della natura. Il rapporto simbolico tra la donna e il toro esprimeva la complementarità tra principio femminile e principio maschile, ovvero tra i due poli della fertilità. Questa unione simbolica, che nel mondo greco sarà nota come hieros gamos (nozze sacre), costituiva uno degli elementi centrali della cosmologia delle società agricole (Eliade 1957).

Con la diffusione delle comunità neolitiche verso l’Europa sud-orientale, queste simbologie si diffusero su vasta scala. Gli scavi archeologici hanno restituito oltre 30.000 statuette femminili nell’area compresa tra la Tessaglia e l’Ucraina, suggerendo la presenza di un sistema religioso diffuso e condiviso (Gimbutas 1991).

(Vedi “La donna e il Toro di Catal Huyuk”)

I bucrani di Çatalhöyük (VII-VI millennio a.C.) sono teschi di toro modellati in argilla, spesso intonacati e dipinti, rinvenuti in abbondanza in questo sito neolitico turco. Erano installati su banconi o pareti all'interno di abitazioni e spazi rituali, simboleggiando probabilmente la forza, la fertilità e il culto degli antenati.
I bucrani di Çatalhöyük (VII-VI millennio a.C.) sono teschi di toro modellati in argilla, spesso intonacati e dipinti, rinvenuti in abbondanza in questo sito neolitico turco. Erano installati su banconi o pareti all’interno di abitazioni e spazi rituali, simboleggiando probabilmente la forza, la fertilità e il culto degli antenati.

Il culto del Sole

Con il passare dei millenni, accanto al simbolismo della fertilità terrestre si sviluppò anche una crescente sacralizzazione della sfera celeste. Tra il VII e il V millennio a.C., il Sole divenne uno degli elementi centrali della religiosità neolitica (culto del Sole).

Il Sole rappresentava la fonte primaria di luce e di vita e il suo movimento annuale determinava l’alternanza delle stagioni, fondamentale per l’agricoltura. Non sorprende quindi che molte culture antiche lo considerassero una divinità.

Per gli uomini del Neolitico, il ciclo solare divenne una potente metafora della vita e della morte. Il Sole sembrava morire simbolicamente durante il solstizio d’inverno, quando le giornate raggiungono la durata minima, per poi rinascere progressivamente con il ritorno della luce. Questo fenomeno naturale fu interpretato come un segno di rigenerazione cosmica.


Megalitismo e orientamento astronomico dei templi

Uno degli sviluppi più spettacolari della religiosità preistorica fu il fenomeno del megalitismo, caratterizzato dalla costruzione di monumenti in grandi blocchi di pietra, come dolmen, menhir e tombe a corridoio.

Queste strutture non erano semplici monumenti funerari, ma luoghi rituali legati al culto degli antenati e all’osservazione dei cicli celesti. Numerosi studi di archeoastronomia hanno dimostrato che molte tombe megalitiche sono orientate verso il punto dell’orizzonte in cui sorge il Sole nel giorno del solstizio d’inverno (Hoskin 2001).

Questo orientamento aveva un forte valore simbolico. Il solstizio d’inverno rappresentava infatti il momento in cui il Sole sembrava rinascere dopo il periodo più oscuro dell’anno. L’allineamento delle tombe con questo evento astronomico suggerisce che i primi agricoltori collegassero il destino dei defunti al ciclo cosmico della rigenerazione.

Il megalitismo può quindi essere interpretato come una forma monumentale di religione cosmica, in cui architettura, paesaggio e cielo venivano integrati in un unico sistema simbolico.

L'interno del tumulo di Newgrange all'alba del solstizio d'inverno
All’alba del solstizio d’inverno, un raggio di sole attraversa il corridoio di 19 metri di Newgrange, illuminando la camera interna, un fenomeno unico vecchio di 5.000 anni. Il fenomeno, che dura pochi minuti, illumina la sala cruciforme attraverso un’apposita apertura (“roof box”) sopra l’ingresso. L’evento è un raro incontro tra archeologia e astronomia.

L’aldilà nel Neolitico

Le pratiche funerarie neolitiche suggeriscono che le comunità agricole concepissero l’aldilà come una continuazione dell’esistenza terrena. I defunti venivano spesso sepolti con oggetti personali, utensili, cibo e ornamenti, segno che si credeva nella possibilità di una vita dopo la morte.

In molti casi i corpi erano deposti in posizione fetale, forse come simbolo di rinascita o di ritorno al grembo della terra. Le sepolture all’interno delle abitazioni indicano inoltre l’importanza del culto degli antenati, che continuavano a far parte della comunità anche dopo la morte.

Questa concezione ciclica dell’esistenza rifletteva l’osservazione della natura e dei suoi ritmi: proprio come la vegetazione rinasce ogni primavera, anche la vita umana poteva essere concepita come parte di un processo di rinnovamento continuo.

l Cairn di Barnenez è un monumentale tumulo neolitico situato a Plouézoc'h, in Bretagna (Francia), considerato una delle più antiche architetture megalitiche d'Europa e del mondo, datato intorno al 4800-4500 a.C.. Con una lunghezza di 70 metri, ospita 11 camere funerarie, offrendo una vista panoramica sulla baia di Morlaix.
l Cairn di Barnenez è un monumentale tumulo neolitico situato a Plouézoc’h, in Bretagna (Francia), considerato la più antica architettura megaliticha in Europa, datato intorno al 4800-4500 a.C.. Con una lunghezza di 70 metri, ospita 11 camere funerarie, offrendo una vista panoramica sulla baia di Morlaix.

La religione dei primi agricoltori del Neolitico nacque dall’osservazione dei cicli naturali e dal rapporto diretto con la terra. Fertilità, morte e rinascita erano percepite come aspetti di un unico ordine cosmico.

La figura della Dea Madre, il simbolismo del toro, il culto del Sole e la costruzione dei monumenti megalitici testimoniano l’esistenza di una visione del mondo complessa e profondamente radicata nella natura.

L’orientamento astronomico delle tombe e dei templi rivela inoltre che le società neolitiche possedevano una conoscenza sofisticata dei fenomeni celesti e che integravano questa conoscenza nelle loro pratiche religiose.

Lo studio di queste credenze permette di comprendere come le prime comunità agricole abbiano costruito una cosmologia capace di collegare la vita umana ai grandi ritmi dell’universo.


fonti bibliografiche

Assmann, J. (2001). The Search for God in Ancient Egypt. Cornell University Press.

Bar-Yosef, O. (1998). “The Natufian Culture in the Levant”. Evolutionary Anthropology, 6(5).

Burkert, W. (1985). Greek Religion. Harvard University Press.

Cauvin, J. (2010). The Birth of the Gods and the Origins of Agriculture. Cambridge University Press.

Eliade, M. (1957). Patterns in Comparative Religion. Sheed & Ward.

Eliade, M. (1959). The Sacred and the Profane. Harcourt.

Gimbutas, M. (1991). The Civilization of the Goddess. HarperCollins.

Haarmann, H. (1996). Early Civilization and Literacy in Europe. Mouton de Gruyter.

Hodder, I. (2006). Çatalhöyük: The Leopard’s Tale. Thames & Hudson.

Hoskin, M. (2001). Tombs, Temples and Their Orientations. Ocarina Books.

Mellaart, J. (1967). Çatal Hüyük: A Neolithic Town in Anatolia. Thames & Hudson.

Renfrew, C. (1987). Archaeology and Language: The Puzzle of Indo-European Origins. Cambridge University Press.

Renfrew, C. (2007). Prehistory: The Making of the Human Mind. Modern Library.

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