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IL SIGILLO CILINDRICO BM 89115 (sigillo di Adda): utilizzo e significato simbolico

Marzo 17, 20266 minute read

Questo testo è tratto dal libro
“La civiltà dei Sumeri. Storia, mitologia e letteratura Dal diluvio alle imprese del Grande Gilgamesh”
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Il sigillo cilindrico BM 89115, noto come sigillo di Adda e conservato al British Museum, è uno degli esempi più celebri della glittica del periodo accadico (ca. 2200–2154 a.C.). Più che una semplice scena mitologica, esso rappresenta una costruzione simbolica complessa, in cui ogni elemento contribuisce a esprimere una visione ordinata del cosmo mesopotamico.

sigillo cilindrico BM 89115
sigillo cilindrico BM 89115

Il sigillo BM 89115 risale all’epoca dell’impero fondato da Sargon, uno dei primi grandi imperi della storia. In questo contesto, le città mesopotamiche erano centri complessi dal punto di vista politico e religioso, la scrittura cuneiforme era ormai ampiamente diffusa, la religione permeava ogni aspetto della vita quotidiana e l’economia si basava sull’agricoltura irrigua, in continuità con la tradizione sumera. I sigilli cilindrici si inseriscono pienamente in questa realtà: piccoli oggetti in pietra incisi con scene simboliche o iscrizioni, venivano fatti rotolare sull’argilla fresca per lasciare un’impronta continua. Funzionavano come una vera e propria firma personale e come strumento amministrativo, utilizzati per autenticare documenti, sigillare contenitori e garantire la proprietà o l’autorità su beni e contratti, tanto che il proprietario li portava spesso con sé, come segno della propria identità legale e sociale.

sigillo cilindrico BM 89115
Impressione sull’argilla del cilindrico BM 89115

 

Descrizione iconografica (Accanto ai nomi accadici delle divinità sono indicati i nomi sumeri tra parentesi)

Il sigillo, realizzato in pietra (indicata nelle fonti museali come giada), presenta una scena articolata su una base montuosa stilizzata, le cui squame si estendono in una fascia orizzontale lungo la parte inferiore, fungendo da piano su cui poggiano tutte le figure.

All’estremità sinistra compare un dio della caccia, (da alcuni interpretato come Ellil (Enlil), da altri come Ninurta) raffigurato frontalmente, con arco e freccia sulla spalla e una faretra con nappa sulla schiena. Accanto a lui, sulla montagna di sinistra, si erge un piccolo albero (forse il mitico albero Huluppo) e la dea Ishtar (Inanna), anch’essa frontale, alata e armata, con ascia e mazza che spuntano dalle spalle. Nella mano tiene un elemento vegetale, probabilmente un grappolo di datteri, sollevato sopra la testa del dio solare.

Al centro, Shamash (Utu) emerge tra due montagne dalla cima squadrata: i raggi si irradiano dalle sue spalle e nella mano impugna una lama seghettata, attributo del suo potere giudicante.

Sulla destra si trova Ea (Enki), con un piede appoggiato sulla montagna. Dalle sue spalle sgorgano flussi d’acqua popolati da pesci e tra le sue gambe compare un toro accovacciato. Con la mano destra si protende verso un’aquila, identificata con l’uccello Zu (Anzu), creatura mitologica dal corpo d’aquila e testa leonina, celebre per aver rubato le Tavole del Destino.

Dietro Enki compare il suo attendente, il dio bifronte Usumu (Isimud), con la mano destra alzata. Tutte le divinità indossano copricapi con corna multiple; le figure maschili sono barbute e presentano acconciature elaborate, mentre le vesti — spesso a balze — indicano rango e funzione. È inoltre presente un’iscrizione cuneiforme su due righe entro una cornice e, al di sotto, un leone in cammino verso destra. Il cilindro ha una forma leggermente concava.


Il paesaggio cosmico: montagne e orizzonte

Le montagne stilizzate costituiscono l’elemento strutturante dell’intera scena. Non rappresentano un semplice paesaggio, ma l’orizzonte cosmico, il punto di passaggio tra cielo, terra e mondo sotterraneo. È in questo spazio liminale che si manifesta il divino, in particolare attraverso l’emergere del sole (Black, Green 1992; Winter 1981).

Shamash (Utu): luce, giustizia e rivelazione

La figura centrale di Shamash (Utu) esprime il principio della luce come ordine. Il suo emergere tra le montagne non è solo un evento naturale, ma un atto cosmico: l’instaurazione della giustizia e della verità. La lama seghettata che impugna rafforza il suo ruolo di giudice, capace di separare il giusto dall’ingiusto (Jacobsen 1976).

Rappresentazione di Utu/Shamash mentre sorge tra le montagne
Rappresentazione di Utu/Shamash mentre sorge tra le montagne

Ishtar (Inanna): energia vitale e gesto rituale

Ishtar unisce in sé opposti complementari: guerra e fertilità. Le armi sulle spalle indicano la sua forza distruttiva, mentre il mazzo di datteri richiama la vita e l’abbondanza. Interpretato come strumento rituale, questo elemento può essere visto come un aspersorio, suggerendo un gesto di benedizione rivolto a Shamash e, simbolicamente, al mondo intero. La dea appare così come mediatrice tra distruzione e rigenerazione (Winter 1981; Collon 2005).

Rappresentazione iconografica di Ishtar/Inanna
Rappresentazione iconografica di Ishtar/Inanna

Ea (Enki) e l’uccello Zu: sapienza e controllo del caos

Ea (Enki) incarna la sapienza e le acque primordiali dell’Apsu, origine di ogni vita. I flussi d’acqua e i pesci sottolineano il suo ruolo generativo, mentre il toro aggiunge una dimensione di forza e stabilità.

Accanto a lui, l’uccello Zu (Anzu) rappresenta una forza opposta: una creatura mostruosa, metà aquila e metà leone, che nel mito sottrae le Tavole del Destino, minacciando l’ordine cosmico. Il gesto di Enki verso di lui suggerisce non uno scontro diretto, ma un controllo attraverso la conoscenza, ribadendo il ruolo del dio come garante dell’equilibrio tra ordine e caos (Jacobsen 1976; Black, Green 1992).

Rappresentazione iconografica di Ea (Enki) e l'uccello Zu
Rappresentazione iconografica di Ea (Enki) e l’uccello Zu


Gerarchia divina e ordine del mondo

La presenza di Usumu e delle altre figure completa una scena organizzata secondo una precisa gerarchia. Il sigillo non raffigura solo divinità isolate, ma una vera e propria struttura del cosmo, in cui ogni potere è definito e integrato:

  • Shamash: giustizia e ordine

  • Ishtar: energia e trasformazione

  • Enki: sapienza e origine della vita

  • altre figure divine: autorità e funzione rituale

Questa organizzazione riflette una visione del mondo basata sull’equilibrio e sull’interdipendenza (Collon 2005; Winter 1981).

Il sigillo come microcosmo

Il sigillo BM 89115 non è solo un oggetto amministrativo, ma una teologia visiva in miniatura. Attraverso la sua iconografia, esso rende visibile l’ordine dell’universo e lo trasferisce simbolicamente nella sfera umana. Ogni impressione sull’argilla non è solo un atto pratico, ma anche un gesto carico di significato: un modo per inscrivere l’ordine divino nelle attività quotidiane (Collon 2005).


Riferimenti bibliografici

  • Black, J., Green, A., Gods, Demons and Symbols of Ancient Mesopotamia, London 1992.

  • Collon, D., First Impressions: Cylinder Seals in the Ancient Near East, London 2005.

  • Jacobsen, T., The Treasures of Darkness: A History of Mesopotamian Religion, New Haven 1976.

  • Liverani, M., Antico Oriente. Storia, società, economia, Roma-Bari 2014.

  • Matthews, R., Mesopotamian Cylinder Seals: An Introduction, London 1997.

  • Van De Mieroop, M., A History of the Ancient Near East ca. 3000–323 BC, Oxford 2007.

  • Winter, I. J., studi sull’iconografia mesopotamica, 1981.

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arte sumeramitologia sumerasumeri

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